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NUOVE VERITA' SUL CASO BALDONI 1/10/04

La missione in cui fu rapito Enzo Baldoni era autorizzata dalla Croce rossa italiana e doveva servire a recuperare una lettera di al Sadr per il papa. Nuove indiscrezioni filtrano intanto sullo smacco subito dal ministero degli Esteri italiano, completamente tagliato fuori nel momento decisivo del rilascio delle due Simone: perfino il maresciallo di polizia che da Ciampino chiama il ministero per l’orario di arrivo del volo con le due ragazze, si sente rispondere un imbarazzante “non lo sappiamo”

Mimmo De Cillis Emanuele Giordana

Venerdi' 1 Ottobre 2004

C’è una costante tra la vicenda di Enzo Baldoni e quella degli ostaggi italiani liberati martedì. Le mezze verità, quando non le bugie, che certo non rendono un buon servizio a chi vuol capire come sono andate le cose. Delle tante, eccone altre due.
La prima: la missione in cui fu rapito Baldoni era autorizzata dalla Croce rossa italiana. Doveva servire a recuperare una lettera di al Sadr per il papa, come sostiene la relazione segreta del capomissione della Cri in Iraq, poi censurata e oggi pubblicata dal Diario della settimana.
La seconda: il ministero degli Esteri è stato completamente tagliato fuori nel momento decisivo del rilascio delle due Simone. E così tutto il merito di un lavoro oscuro di contatti, relazioni, verifiche, informatori, svolto nei giorni precedenti con l’aiuto del Sismi, ha finito per essere accreditato a Gianni Letta e Maurizio Scelli. Lo sdegno è stato tale che Frattini martedì, sbattendo la porta del suo ufficio alla Farnesina, se n’è tornato a casa. Ad accogliere a Ciampino le due Simone, il capo della diplomazia italiana era il grande assente.
La versione mondata della Cri
Nella ricostruzione che per Diario ha fatto Massimiliano Boschi, il pezzo forte è il brano iniziale della relazione scritta da Beppe De Santis, capo della Cri a Bagdad, sulla missione durante la quale è stato sequestrato Baldoni. Secondo De Santis, la richiesta di portare aiuti a Najaf viene dagli sciiti di al Sadr, ma poi è Centofanti, l’addetto stampa del commissario Maurizio Scelli, a chiedere di verificare se, nel corso della missione, si possa ottenere una lettera di al Sadr per il papa. Lettera in cui si chieda “espressamente al commissario Cri di intercedere presso il Santo Padre per la risoluzione della guerra in atto nella città santa”. E qui arriva il solito giallo: Il lungo brano scompare infatti dalla relazione “ufficiale” di De Santis fornita dalla Croce rossa a Diario e riportato a suo tempo fedelmente dal settimanale.
Scrive oggi Diario: “Il portavoce di Scelli, Fabrizio Centofanti, domanda a De Santis di ottenere ‘ufficialmente una lettera attraverso la quale le autorità di al Sadr chiedono espressamente al commissario Cri di intercedere presso il Santo Padre’. Il 19 agosto parte il convoglio della Cri per Najaf, che viene attaccato sia all’andata, sia al ritorno. E, soprattutto, viene bloccato dagli americani a poche centinaia di metri dalla moschea di Ali: dunque la lettera per Scelli non può essere consegnata. Ghareeb, che teneva i contatti con gli sciiti, al ritorno viene ucciso con quattro colpi alla testa: un’esecuzione vera e propria. Enzo Baldoni viene prima sequestrato e poi ucciso”. “La missione a Najaf deve ancora concludersi – aggiunge Diario - ma è evidente il tentativo da parte di Scelli di prenderne le distanze e di rendere subito pubblico il suo disaccordo con De Santis, non appena saltato l’obiettivo di ottenere la lettera”. Il resto è noto.
Lo smacco di Letta a Frattini
Quanto alla vicenda della liberazione di Pari e Torretta, lo smacco che la Farnesina subisce da Letta risulta evidente nel tardo pomeriggio di martedì 28. Mezz’ora dopo l’annuncio della liberazione da parte di Berlusconi in Tv (alle 18), il sottosegretario Boniver confessa candidamente che il ministero è stato colto di sorpresa, per via di “un’accelerazione nelle ultime ore”. Del resto alle 17 e 47 il suo collega Baccini diceva all’Ansa che “la notizia non è ancora ufficiale” e alle 17 e 50 l’Unità di crisi della Farnesina la stava ancora verificando. Alle 17 e 54, finalmente, la conferma. Quanto al segretario generale Umberto Vattani, riferisce una fonte, solo poco prima delle 19 si sarebbe reso conto di quello che stava succedendo. Nessuno si era preoccupato di avvisarlo. Le dichiarazioni di Frattini (che ormai ha lasciato il palazzo sul lungotevere) giungono molto più tardi. E il giorno dopo amarezza e mugugni si sprecano. “Siamo stati presi in giro, sfruttati e messi da parte al momento giusto”, suggeriscono alti funzionari.
Eppure, fino alla sera del 27, tutto sembrava andare bene. Il capo di gabinetto Cesare Ragagliani e il suo vice avevano annullato un viaggio a Shanghai per non lasciare sguarnito il ministero nelle ore che avrebbero potuto rivelarsi decisive. La sera si era lavorato fino a tardi. Febbrile l’attività negli uffici. L’attesa cresceva martedì 28 ma nel pomeriggio, ecco il fulmine a ciel sereno: l’annuncio di Palazzo Chigi che spiazza tutti. La tensione si taglia col coltello, il disappunto è palpabile, a cominciare da Frattini fino all’ultimo dei centralinisti. E, raccontano, perfino il povero maresciallo di polizia che dall’Aeroporto di Ciampino chiama il ministero per chiedere l’orario di arrivo del volo con le due ragazze, si sente rispondere un imbarazzante “non lo sappiamo”.



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