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GIOIA PER LA LIBERAZIONE. MA SENZA DIMENTICARE L'IRAQ 30/9/04

La posizione comune del pianeta umanitario. Resta fermo l'appello per la fine del conflitto. Mentre sono a rischio 250 milioni di fondi per la cooperazione di cui 30 destinati all'Iraq

Emanuele Giordana

Giovedi' 30 Settembre 2004
Grandissima gioia e un riconoscimento alle istituzioni del paese ma anche un invito a non dimenticare l’Iraq. A non far si che le organizzazioni umanitarie impegnate nel paese in guerra, e “scoperte” col rapimento delle due Simone, tornino in un facile oblio.
E’ questo l’atteggiamento che si registra nel mondo delle organizzazioni non governative che, come è loro costume, non attenuano le critiche al conflitto in Iraq, considerato la causa del disastro umanitario cui cercano di portare sollievo. Il Consorzio italiano di solidarietà, che raccoglie decine di associazioni di base, esprime “gioia per la liberazione di Pari, Torretta, Mahnaz e Raad” e ricorda che proprio assieme a loro “continuerà l'impegno della solidarietà con il popolo iracheno per un futuro di pace”. Ma la “grande gioia” per la liberazione, condivisa dal Comitato Fermiamolaguerra, non fa dimenticare a un coordinamento che in diverse occasioni ha raccolto l’adesione dell’intero volontariato, la necessità di un appello “perché prosegua inalterata la campagna per la vita e la libertà degli altri ostaggi e del popolo iracheno”, che resta “sottoposto alla brutalità della guerra e del terrore”. Intersos, l’organizzazione di cui fa parte Mahnaz aggiunge che è necessario proseguire nel lavoro, come commenta Nino Sergi a capo dell’organismo di sminamento. Tutto sommato è proprio il Ponte, l’Ong di Pari, Torretta e Raad, a mantenere il profilo più basso. Per adesso una festa per celebrare la liberazione (organizzata ieri sera a Roma dal sindaco della capitale). Domani le valutazioni, in una conferenza stampa annunciata che si prevede affollatissima.
La preoccupazione che la liberazione delle due Simone non si traduca in una sorta di “tutti a casa” è evidente nelle parole di Sergio Marelli, presidente dell’Associazione delle Ong italiane, un cappello che ne raccoglie oltre 170: “Proprio in un momento come questo il governo si appresta a tagliare nella manovra di assestamento 250 milioni di euro dal capitolo della cooperazione, mettendo a rischio anche la ricostruzione in Iraq” per la quale ne erano stati stanziati una trentina. “Ringraziare le istituzioni è doveroso – ci dice Marelli – così come le molte associazioni, italiane e musulmane, che tanto hanno fatto. Ma la gioia va di pari passo con la coscienza che in Iraq nulla è cambiato”.
Gli fa eco Raffaele Salinari, del Cini (il coordinamento delle Ong internazionali in Italia): “Abbiamo già scritto una lettera aperta al mondo politico perché l’Italia non dimentichi i suoi impegni e perché si capitalizzi la simpatia e la solidarietà di tanti per rilanciare un’azione politica forte che miri al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq”. E Salinari pensa anche a un’iniziativa comune che tutto il pianeta umanitario potrebbe mettere in cantiere per ricordare al nostro paese che l’azione umanitaria non finisce con la fine di un sequestro.



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