Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

LIBERE. GRAZIE A UNITA' E DISCREZIONE 29/9/04

Per le due Simone ha pagato la riservatezza della trattativa, il loro impegno in Iraq, il fatto di essere donne

Paola Caridi

Mercoledi' 29 Settembre 2004
Libere, le nostre due Simone. Libere assieme a Manhaz e Raid. Libere loro e finalmente liberi noi: di respirare dopo essere stati in apnea per due settimane. Al pensiero del loro destino. E di quello che sarebbe potuto succedere se questo strano rapimento avesse avuto una soluzione infelice. Liberi i quattro ostaggi, e finalmente liberi gli iracheni che da loro sono stati aiutati, ben prima che l’emergenza umanitaria della guerra costringesse le Simone a un lavoro ancora più difficile. E di punto in bianco pericoloso. Libere e rinate le loro famiglie, silenziosamente disperate, sostenute da un altrettanto pudico sentimento di solidarietà da parte di un intero paese fatto di singole persone, padri, madri e fratelli.
Il silenzio, il pudore, le marce senza suoni striduli sono state la prova più grande della dignità di un intero paese. Politica compresa, stavolta. Che ha evitato le diatribe da cortile e ha ritrovato la necessità di giocare seriamente. Insieme.
La prova più evidente è stata la discrezione della trattativa, della rete che pian piano è stata costruita attorno al rapimento. Una discrezione che ha reso diverso questo lavorio da quello che, purtroppo, non è servito a riportare vivo in Italia un altro pacifista, Enzo Baldoni. Diverso, certo, il ruolo che le due Simone avevano a Bagdad, dopo tanto impegno con gli iracheni. Diversi, quasi certamente, i rapitori. Ma certo diverso anche il modo in cui l’Italia, stavolta, si è comportata.
Non sappiamo, sinora, come siano andate le cose. Si parla già di un riscatto, cospicuo, servito a oliare rapitori ancora dal volto e dalle credenziali ignote. Nessuna conferma, di questo, è arrivata da Palazzo Chigi, indicato da tutti – maggioranza e opposizione – come il coordinatore di tutta l’operazione. L’unico dato certo, sinora, è il ruolo decisivo che nella liberazione dei nostri ostaggi (italiani e iracheni) hanno giocato i nostri servizi segreti. Lo ha ricordato il ministro della Difesa Antonio Martino. Gli ha fatto eco il capogruppo dei deputati diessini, Luciano Violante. Il Sismi, e soprattutto i suoi uomini sparsi in tutti i paesi più vicini all’Iraq, ha speso su questa storia un passato importante: fatto di relazioni buone, se non ottime, con i paesi arabi e con i loro rispettivi servizi. Un passato che, negli scorsi decenni, è stato costruito pezzo a pezzo, mattone su mattone, sin da quell’operazione militare in Libano (sotto l’egida dell’Onu) che ci portò una enorme eredità positiva e ci evitò un bagno di sangue.
Un giorno, forse, ricostruiremo nei dettagli una operazione fatta magari di incontri tra persone che si conoscono da molto tempo, e che si fidano l’una dell’altra. Assieme a tutta quella rete di conoscenze e di pressioni esercitate non solo dagli uomini dei servizi, ma dalla Chiesa, dai volontari italiani, dagli iracheni stessi che sui quattro ostaggi hanno speso quanto potevano spendere. Lasciando da parte, almeno in queste settimane, le frasi ad effetto sullo scontro tra le civiltà. E avvicinando, invece, le sponde di un Mediterraneo molto piccolo: uno stesso mare per chi sta a occidente e per chi sta a oriente di questo pezzo di mondo nato dallo stesso grembo.
Trattative, riscatti e servizi a parte, ricordiamo però anche che tre degli ostaggi erano donne. Elemento fondamentale, in una cultura araba e musulmana che in questo periodo è quasi sempre vista attraverso una lente distorta. Le donne sono sacre, per gli arabi. Una descrizione, questa, che può sembrare a prima vista contraddittoria se solo si tocca la questione del velo, del ruolo femminile nella società, della lapidazione prevista dalla sharja e via elencando. Ma che è invece uno dei nodi fondamentali di questo rapimento e di questa conclusione felice.
Impossibile sarebbe stato, per il terrorismo mediatico, trasmettere un video con l’esecuzione e la morte di donne. Peraltro limpide nel loro lavoro per la pace, per gli iracheni e contro l’occupazione militare dell’Iraq. Impossibile perché totalmente controproducente: un boomerang gettato in faccia all’opinione pubblica araba e rispedito al mittente. Sarebbe bello pensare, perché no?, che anche essere donne sia stato un punto a loro favore. In un mondo che sta superando tutti i limiti.


Vai a leggere l'edizione odierna di Metro, con il commento di P. Caridi a p.8



Powered by Amisnet.org