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OSTAGGI: IL MISTERO DEL MISSILE E DELLO 007 DELLE ONG 18/9/04

Un misterioso personaggio appare la sera del 2 settembre nella sede del Ponte a Bagdad spacciandosi per il capo dell'intelligence delleOng. Che però non esiste.Una ricostruzione

Lettera22

Sabato 18 Settembre 2004

La vicenda del missile alle sede del Ponte di Bagdad all'inizio del meseè stata accantonata. Fu un errore? Forse. Ma forse c'é anche qualcos'altro che vale la pena di ricostruire.
La notte del 2 settembre un paio di missili vengono sparati nel cuore di Bagdad. Uno dei due colpisce il magazzino dell’ospedale oftalmico ma non esplode. L’altro cade nel cortile di un’abitazione civile, dove scava un cratere di un metro di profondità. Lo spostamento d’aria e l’effetto dell’esplosione sono tali che una Bmw parcheggiata nel cortile e due muretti contingui che lo dividono da un altro caseggiato, vanno in pezzi. Dall’altra parte della doppia fila di mattoni c’è Simona Torretta a tavola con Mario Boccia, un fotografo italiano che ha raccontato la vicenda sul manifesto di due giorni dopo. Qualche giorno fa Boccia ha detto in un’intervista ai quotidiani dell’Agl di aver avuto il forte sospetto che quel missile fosse in realtà indirizzato contro la sede di “Un ponte per”, Ics e Intersos che, com’è noto, condividono gli uffici nella stessa palazzina della capitale. Ma non è tutto.
Quel che Boccia non ha raccontato, riguarda quanto avvenuto subito dopo alla presenza di numerosi testimoni: almeno cinque iracheni della palazzina - il padrone di casa e sua moglie oltre al personale di sicurezza - e tutti i vicini accorsi a vario titolo. Per curiosare o, come accaduto a un poveraccio della casa di fronte, perché anche il suo muretto era andato in pezzi.
Vivi per miracolo e perché il caso aveva voluto che davanti al doppio muro vi fosse una macchina e all’interno del cortile del Ponte una serie di tavole di Intersos che hanno attutito il colpo, gli italiani (la Pari al momento non c’è) aspettano l’arrivo della polizia e dell’esercito americano, che dopo un po’ infatti si palesano. Ma immediatamente dopo lo scoppio, è già arrivato sul posto armato di cellulare satellitare un efficientissimo personaggio che si presenta come il capo della sicurezza delle Ong a Bagdad.. Norman, questo sarebbe il suo nome, ostenta sicurezza. E spiega ai suoi interlocutori di essere un uomo di lunga esperienza, già nell’antiterrorismo britannico per una dozzina d’anni ai tempi dell’Irlanda. Il suo compare, un nepalese arrivato con lui, non è da meno. E fa mostra di essere un personaggio che, più che ai rituali religiosi della Kumari, la vergine bambina di Kathmandù, ha nella testa, se non nel sangue, il mito guerriero dei gurka. La cosa incredibile, riferisce una testimonianza oculare, è che Norman consiglia a tutti di stare tranquilli. Che in sostanza non c’è nulla da temere e che non è proprio il caso di cambiare sede per la notte. Un accorgimento che invece chiunque avrebbe preso in quella situazione.
Naturalmente bisognerebbe chiedere chiarimenti a Jean-Dominique Bunel, il coordinatore delle attività delle organizzazioni umanitarie a Bagdad che si è dimesso una settimana fa. Anzi, per dirla tutta, dicono fonti locali, Bunel è stato “licenziato” dopo che un suo foglio di servizio sui voli da Bagdad era stato tradotto in un ordine di fuggi fuggi generale. Ma forse nemmeno Bunel potrebbe chiarire chi è Norman dal momento che un servizio di sicurezza delle Ong a Bagdad non esiste, a meno che non si vogliano prendere per intelligence le note del sito del coordinamento umanitario non governativo in Iraq (ncciraq.org). Il fatto è che chiarire identità e ruolo di Norman, e soprattutto cosa sa, potrebbe essere interessante per gli inquirenti che indagano sul controverso rapimento di Pari e Torretta. La pista del missile sembra sia stata rapidamente abbandonata e del resto il Ponte stesso aveva parlato in un comunicato di “lievi danni”, escludendo dunque che si fosse trattato di un colpo mirato. Eppure la stessa notte, qualcuno si era avvicinato agli italiani piuttosto smarriti che si aggiravano tra le macerie dell’esplosione. “Rientrate subito in casa – avrebbe detto loro – l’obiettivo del missile siete voi”. Due giorni dopo, il 4 settembre, Boccia, il fotografo assoldato dall’Ics, lascia Bagdad. Il 7 pomeriggio, Simona Pari, Simona Torretta, Ra'ad Alì Abdul-Aziz e Mahnaz Bassam vengono rapiti.



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