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SE IL PALLONE E' ECO E SOLIDALE 11/1

Per ribellarsi ai meccanismi economici del calcio e difendere i bambini dallo sfruttamento l’“Altropallone”, premio che dal 1997 viene assegnato ai promotori di uno sport più equo, si propone in alternativa al più celebre Pallone d’oro,
che ricompensa ogni anno i piedi più dotati
dell’Europa calcistica, ma soprattutto un contraltare
al pallone prono agli interessi del profitto. L'Alrtopallone s

Gabriele Carchella

Sabato 11 Gennaio 2003
Ribellarsi agli spietati meccanismi economici del
calcio e difendere i bambini dallo sfruttamento. E’
l’intento di “Altropallone”, premio che dal 1997 è
assegnato ai promotori di uno sport più equo e
solidale. Un’alternativa al più celebre Pallone d’oro,
che ricompensa ogni anno i piedi più dotati
dell’Europa calcistica, ma soprattutto un contraltare
al pallone prono agli interessi del profitto. La
simbolica premiazione è avvenuta ieri in Campidoglio,
con il sindaco Walter Veltroni a fare gli onori di
casa insieme con due personaggi del calcio di ieri e
di oggi, Gianni Rivera e Damiano Tommasi. Ne è emerso
il ritratto di un mondo che, per dirla con le parole
di Veltroni, “è diviso tra bambini che danno calci al
pallone e bambini che i palloni li producono”.
Per la prima volta l’Altropallone va a due progetti
per la produzione di palloni “equi e solidali”,
attivati in Pakistan e in Kenya. Dalla regione
pakistana di Sialkot – dicono le stime più attendibili
- proviene l’80% dei palloni di tutto il mondo, e uno
su quattro è cucito dalle mani di un bambino. Un giro
d’affari che ammonta a migliaia di miliardi (1.800 nel
1998) e fa rimbalzare sui campi da gioco 70 milioni di
palloni ogni anno.
Ma se sui mercati occidentali il prezzo di una sfera
di cuoio è in media di 80 dollari, alle aziende
venditrici un pallone costa all’incirca sette dollari
e mezzo: un margine di profitto che supera il 90%. A
farne le spese sono i cucitori di Sialkot, che
ricevono solo mezzo dollaro per pallone, per una paga
giornaliera di un dollaro e mezzo.
Per contrastare questo perverso meccanismo, le
Organizzazioni non governative locali e TransFair
Italia, marchio di garanzia del commercio equo e
solidale, hanno promosso l’iniziativa del “pallone
equo”, prodotto cioè in un ambiente di lavoro più
sano, affiancato da programmi per la formazione e
l’accesso al microcredito. Circa 12 mila persone hanno
beneficiato del progetto mentre una percentuale dei
proventi della vendita dei palloni viene riservata a
progetti socialmente utili, permettendo ai locali di
avviare piccole attività per integrare il reddito.
La seconda metà dell’Altropallone se l’è aggiudicato
lo Yassets Sport, progetto sociale ed educativo per i
ragazzi della periferia di Nairobi. Promosso dalla Ong
Amani, associazione laica presieduta dal comboniano
Renato Kizito Sesana, si rivolge a ex ragazzi di
strada che si ritrovano per giocare a calcio e che,
nelle pause concesse da studi e allenamenti, producono
essi stessi divise e palloni che commerciano per
mantenersi. Una formula che sembra funzionare anche
dal punto di vista sportivo, visto che una delle
squadre maschili è stata promossa lo scorso anno nella
serie A keniana.



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