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UN RICORDO DI ENZO BALDONI 9/9/04

"Enzo non si limitò a raccontare quello che gli stava accadendo attorno ma salvò la vita a molti miei compatrioti con le loro famiglie. Jakarta sembrava, dai nostri contatti, essergli diventata familiare. Percorreva i vicoli, le strade con il cuore in gola e in compagnia di quello che era allora era da evitare: i timoresi"

David Dias Quintas Corona*

Giovedi' 9 Settembre 2004
La notte del 4 settembre a Timor Est si accendono candele in ogni casa e piccoli falo’ nelle strade per ricordare le violenze compiute dalle milizie e dall’esercito di Jakarta dopo la pubblicazione del risultato del referendum che sanciva il rifiuto est-timorese all’annessione indonesiana. Il mio paese è stato invaso e annesso unilateralmente all’Indonesia il 7 dicembre 1975 da quel giorno si è consumata una delle tragedie più grandi del secolo appena concluso. Duecentomila morti ufficiali su una popolazione di neanche ottocentomila persone sono un dato che puo’ offrire il quadro della efferatezza con cui, lontano dai riflettori, i generali indonesiani hanno cercato di soffocare la nostra resistenza. Nel 1999 la crisi economica che investì il sud est asiatico mise l’Indonesia in ginocchio e di fronte all’impossibilità non poter più sostenere il costo di una guerra che secondo stime ufficiali, costava al paese un milione di dollari al giorno. L’idea di indire un referendum sotto l’egida delle Nazioni Unite senza smilitarizzare il territorio e senza che nessun potere di sanzione effettiva da parte dell’ONU fosse potuta essere esercitata di fronte all’arbitrio degli occupanti, era l’ennesimo tentativo per seppellire il sogno di uno stato indipendente. Le intimidazioni dei miliziani pro-integrazione e dei militari non fermarono la volontà dei timoresi di sottrarsi al dominio indonesiano.
Tornando al 4 settembre 1999, reso noto il risultato della consultazione popolare, le violenze toccarono il loro apice. Il tentativo di far reagire i guerriglieri timoresi per giustificare l’entrata in scena ufficiale dell’esercito e invalidare il successo dell’opzione indipendentista, si trasformò nella maniera di sfogare la frustrazione della sconfitta nella barbarie. Radere al suolo il paese divento’ l’obbiettivo dell’esercito indonesiano. Nulla venne risparmiato. Uomini, donne, bambini, case e perfino animali furono oggetto dalla furia devastatrice di militari e miliziani. In quel periodo, a Jakarta, era volato Enzo Baldoni. Non gli era riuscito di arrivare a Dili, capitale di Timor Est, come putroppo è riuscito a raggiungere a Bagdad il mese scorso. Fù testimone di giornate in cui era aperta la caccia al timorese. Nella capitale indonesiana la situazione dei timoresi era la peggiore. Nelle isole dell’arcipelago, lontano da Timor Est, non era possibile raggiungere le zone controllate dalla guerriglia. Quanti di noi si trovavano in Indonesia e in particolare a Giava erano un potenziale e invitante bersaglio della rappresaglia. Enzo non si limitò a raccontare quello che gli stava accadendo attorno ma salvò la vita a molti miei compatrioti con le loro famiglie. Jakarta sembrava, dai nostri contatti, essergli diventata familiare. Percorreva i vicoli, le strade con il cuore in gola e in compagnia di quello che era allora era da evitare: i timoresi. Timoresi da nascondere, timoresi da soccorrere e perché no anche da incoraggiare via e-mail perché l’angoscia è davvero una brutta sensazione specie se sei solo. Il suo fiuto lo aiuto’ a capire che era in contatto con l’entourage del nostro futuro Capo di Stato. Enzo Baldoni è stato l’unico giornalista a trascorre diverse ore con Kay Rala Xanana Gusmao leader della resistenza e attuale Presidente della Repubblica, nel luogo dove si nascondeva. La vita dei timoresi era appesa ad un filo. Era un frangente in cui un secondo valeva un giorno se non più. Entrò in sintonia con tutti utilizzando la sua allegria e la capacità di sdrammatizzare la situazione. Ricordo che mi raccontò di come cadde dalle nuvole quando il Presidente Xanana gli domando’ di Ronaldo e dell’Inter. Ronaldo chi? si chiese cercando una risposta anche se goffa mentre stava per iniziare l’intervista che avrebbe messo in risalto l’uomo più che l’indomito leader guerrigliero. Mi accorsi che amava la vita e che amava raccontare quella di altri e soprattutto di quelli che tutti giorni, si chiedono se vale la pena rincorrere il domani. Il prossimo 4 settembre anche se lontano dal mio paese, accendero’ una candela per ricordare i miei morti ed un amico che ho perso per la stessa inutile e ingiustificata violenza che scaturisce dall’odio che porta ogni guerra.

* Rappresentante in Italia del Fronte di Liberazione di Timor Est.





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