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LA VERITA' DEL DIARIO SU BALDONI 2/9/04

Su Baldoni ogni giorno un pezzo in più di verità

Lettera22

Giovedi' 2 Settembre 2004
La vicenda di Enzo Baldoni, il giornalista del “Diario della settimana” ucciso in Iraq e di cui si attende ancora la restituzione del corpo, si arricchisce ogni giorno di qualche novità. Novità su cui ha lavorato durante tutta la settimana la redazione del settimanale cui Baldoni collaborava, e che ieri ha chiuso il numero che sarà in edicola domani, interamente dedicato alla ricostruzione degli ultimi giorni del giornalista italiano. Al Diario dicono che tutta la redazione ha lavorato per ricostruire il viaggio maledetto: “uno sforzo emotivo e professionale enorme”, commentano nella sede di Via Melzo a Milano. L’inchiesta dovrebbe mettere la parola fine sulla ricostruzione dell’ultimo viaggio di Baldoni, ripercorso “nei minimi dettagli” attraverso decine di testimonianze oculari. Il direttore Enrico Deaglio, che con il commissario della Cri Maurizio Scelli ha avuto un lungo colloquio sabato scorso, pensa di “aver spiegato che cosa abbia spinto Croce rossa e governo italiano a tacere”. Deaglio è anche convinto che l’inchiesta possa chiarire “i motivi per cui il convoglio è stato attaccato all'andata e al ritorno”.
Ma se sulla ricostruzione del percorso del viaggio i misteri sembrano definitivamente chiariti (inizialmente la Cri aveva negato che il convoglio fosse arrivato sino a Najaf), molti aspetti rimangono oscuri. A cominciare proprio dagli ultimissimi minuti di Baldoni durante l’agguato e su cui un medico della Croce rossa, rimasto anonimo, ha fatto un lungo racconto al quotidiano torinese La Stampa, cui ha detto che, dalla jeep che chiudeva il convoglio della Cri, ha visto “l'auto di Ghareeb e di Enzo ferma” e poi Baldoni aprire “lentamente la portiera”. Intorno però non c’era nessuno. Poi la jeep del medico è entrata in una nube di polvere e ha perso ogni contatto. Versione confermata ai carabinieri anche da Giuseppe De Santis, il capo missione, che però ha aggiunto di aver visto anche l’arrivo di gente armata: i rapitori del giornalista.
Novità o meno, per la famiglia di Baldoni la vicenda resta comunque oscura. Il padre del giornalista, Antonio, accusa sia il governo che la Croce rossa di aver gestito l’intera vicenda “in modo superficiale e da dilettanti”, rilevando che, al contrario, per gli ostaggi francesi si è mosso subito il ministro degli Esteri. Accuse gravi e che lasciano l’amaro in bocca “Non ho ancora capito – ha detto Antonio Baldoni al Corriere della sera – chi sta cercando il corpo di Enzo”.

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