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LA CRI, LA POLITICA, LA NEUTRALITA'. PARLA L'EX RESPONSABILE PER LA LOMBARDIA 1/9/04

"Un danno che pagheremo per vent’anni - dice Gian Galeazzo Monarca - un danno enorme che farà ritenere gli italiani inaffidabili. Non si possono avere dubbi sull’imparzialità
Che adesso è compromessa"

Emanuele Giordana

Mercoledi' 1 Settembre 2004
La Croce rossa italiana è nella bufera. E la gestione di Maurizio Scelli ha creato all’organizzazione un danno che la Cri pagherà per vent’anni e che marchia gli italiani come inaffidabili. Ne è convinto Gian Galeazzo Monarca, sino al maggio scorso presidente del Comitato regionale della Croce rossa lombarda, una sezione della Cri che conta ben 20mila soci attivi e che vanta l’autosufficienza economica
Avvocato perché nel maggio scorso si è dimesso dal suo incarico?
Non ero d’accordo, e con me altri del Comitato che pure si sono dimessi, su come era stato decisa la missione del maggio 2003 in Iraq per la realizzazione di un ospedale da campo
Non era stato informato?
Al contrario, solo che avevo delle perplessità sul fatto che un ospedale fosse una priorità. Mi pareva meglio fornire assistenza tecnica ai nosocomi esistenti. Oltre a ciò avevo chiesto a Scelli che l’operazione tenesse conto di tre cose: che fosse sotto l’egida del Comitato internazionale (Cicr), competente nelle situazioni di conflitto, che fosse di concerto con la Mezza luna rossa irachena e soprattutto che rispettasse i principi della Croce rossa
Quali sono?
I più noti sono: indipendenza, imparzialità, neutralità. Quando venimmo a conoscenza che il Cicr di Ginevra aveva inviato una diffida sulla scelta di utilizzare una scorta armata per l’ospedale, chiesi a Scelli che ritirasse la missione perché così com’era concepita (con una scorta di carabinieri italiani ndr) violava i principi del Movimento. E lasciava intendere che la Croce rossa rappresentava la sanità di una parte in campo. Pazzesco. Vede, la Croce rossa, senza nulla togliere ai tanti amici delle Organizzazioni non governative, ha una storia e una credibilità di oltre un secolo. Questa credibilità di basa proprio sull’autonomia, la neutralità e l’indipendenza. Anche economica. Chi paga, può farlo valere e così indirizzare scelte e priorità
Se a pagare è il governo?
Questo è il punto, in Italia la Cri è ancora un ente pubblico e per di più con un commissario che è scelto dal governo
Così adesso si dice che la Cri in Iraq si è schiacciata sull’esecutivo...
E’ un danno che pagheremo per vent’anni. E’ un danno enorme che farà ritenere gli italiani inaffidabili. Non si possono avere dubbi sull’imparzialità
Che adesso è compromessa
Ho fiducia nel popolo della Croce rossa. Saprà reagire ma è anche necessario pensare a una soluzione definitiva, se si vogliono evitare ondeggiamenti con l’esecutivo di turno. Sarò chiaro: nessuno degli ultimi governi italiani ha fatto niente perché fosse garantita l’indipendenza della Cri che continua a passare di commissario in commissario
Come se ne esce?
Con l’elezione di un presidente e il rispetto di regole chiare, che per altro abbiamo sempre rispettato, di indipendenza dalla politica. La Cri non è un percorso per poi presentarsi alle elezioni e nemmeno un organismo che può sbandare a sinistra o a destra a seconda del governo. Inoltre sottolineo il fatto che le scelte devono essere fatte in autonomia. Chi ha deciso che adesso la priorità e l’Iraq e non, ad esempio, un’emergenza “dimenticata” in Africa?
Di Scelli cosa dice?
Ci siamo scontrati ma gli do il beneficio della buona fede. In fondo è un entusiasta. Ma non basta. Occorre competenza ed esperienza. Anche per fare mediazioni. Meglio sarebbe stato affidarle al Cicr che l’esperienza se l’è costruita in 130 anni di storia



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