Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


Presidio contro la guerra a Milano

VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

A TRIESTE DIVISI DA UNA DATA, 1 MAGGIO O 12 GIUGNO?

21 OKTOOBAR, I MISTERI DI MOGADISCIO

CASO BOSIO, LA FARNESINA LO SOSPENDE 8/4/14

MADEINITALY/RANAPLAZA, IL SENATO CHIEDE CONTO 4/4/14

CARO SINDACO TI SCRIVO. I DUBBI SULLA NUOVA MOSCHEA DI MILANO 17/2/14

AL VIA IL "SISTEMA PAESE IN MOVIMENTO" 17/11/13

LA GRANDE MUTAZIONE. AL VIA IL QUINTO SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE 31/10/13

ALLA SAPIENZA ASPETTANDO IL 19 OTTOBRE 16/10/13

AMNESTY: DIRITTI AL CENTRO DEL DIBATTITO PARLAMENTARE, MA TRA VECCHI VIZI E TABÙ 27/9/13

MANCONI SUL GIALLO DEL CABLO SHALABAYEVA 21/7/13

ITALIA/KAZAKISTAN, ASPETTANDO ALMA 14/7/13

KAZAKISTAN, MARCIA INDIETRO DEL GOVERNO 13/7/13

ESPULSIONE O RENDITION? LA TRAMA OSCURA DIETRO LA STORIA DI ALMA 11/7/13

SE LA BOSSI FINI FINANZIA LE MADRI DI PLAZA DE MAYO 19/12

Impronte digitali "a regola d'arte" su settanta tele d'autore. Un'iniziativa degli artisti Domenico Giglio e Pablo Echaurren

Nell'immagine a lato: "Controcorrente" di Pablo Echaurren

Emanuele Giordana

Giovedi' 19 Dicembre 2002
La legge Bossi-Fini corre il rischio di diventare un piccolo miracolo della Seconda Repubblica. Alla contestata legge sull'immigrazione, che per mesi ha sollevato un mare di polemiche, è riuscito quello che spesso non riesce a prestigiose istituzioni culturali: mettere assieme artisti di segno diverso e, cosa ancor più incredibile, riuscire a farli dialogare con intellettuali, politici, sindacalisti. Facendoli andare, qui sta il vero miracolo, tutti d'accordo.
Oltre settanta tele, molte delle quali portano firme note come quella di Kounellis o addirittura di Michelangelo Antonioni (ebbene si, anche il Maestro ama la pittura), hanno rielaborato altrettante impronte digitali di personaggi pubblici: dal Nobel Dario Fo al sindacalista della Cisl Savino Pezzotta, dal professor Toni Negri all'attrice Lella Costa, dal prete no global Andrea Gallo al senatore diessino Franco Danieli. Passando, trasversalmente, anche da personaggi non certo di sinistra come Giorgio Albertazzi. L'idea è nata nella testa di Domenico Giglio e Pablo Echaurren, artisiti che hanno nelle loro corde, oltre ai pennelli, anche un forte impegno sociale. Così, nella primavera scorsa, quando la Bossi-Fini col suo manifesto di schedature è entrata nel vivo delle polemiche, Giglio è andato a casa dell'amico Pablo Echaurren a discutere un'idea che col tempo ha preso sempre più corpo. Coniugare le arti nobili a quello che è il segno più discutibile della legge votata dal centro-destra: le impronte digitali. Che adesso, rielaborate da una settantina di pittori e scultori, diventeranno una mostra itinerante che, cominciando in gennaio da Roma, girerà tutta l'Italia con un titolo "indelebile": Impronte a regola d'arte.
"Sulle impronte digitali - dice Giglio - ho sempre lavorato. Mi colpiva il loro rapporto col controllo sociale, col fatto che oggi, anche se apparentemente più liberi, siamo in realtà sempre più schedati: carte bancarie, pedaggi autostradali, scambio di informazioni sul mercato commerciale. E le impronte, che sono il sistema più vecchio di identificazione, oggi aprono la strada a un controllo che si potrà fare domani con le mappe genetiche. Ho pensato che ci voleva una provocazione culturale. Messa a punto poi in un pomeriggio a casa di Pablo".
La prima impronta la mette, qualche giorno dopo, il verde Paolo Cento e, subito dopo, molti altri. Le prime "firme", Giglio le raccoglie nell'atelier dell'associazione Horti Lamiani che si trova a un passo dalla stazione Termini ed è frequentato, oltre che da diversi artisti, dai "barboni" che dormono nell'ostello della Caritas e tra i quali "si nascondono spesso - dice Giglio - grandi artisti", che espongono proprio nel suo atelier in Via Giolitti, di fronte alla stazione.
Tra i settanta autori c'è Tommaso Cascella che si è divertito sulle impronte della famiglia Negri. Due quadri di ugual misura per il professore e la moglie. Uno più piccolo per il figlioletto. "Al di là del significato politico e sociale che ovviamente condivido, mi piaceva proprio l'idea dell'impronta. In fondo la pittura nasce da li, dall'impronta, dalla mano di un uomo sporca di colore. Basta pensare alle prime opere che conosciamo: segni di impronte nelle caverne. Lavorarci sopra è stato un modo per tradurre in poetica una misura poliziesca". "Quanto a me - dice il professor Toni Negri - io le impronte penso di averle lasciate almeno un migliaio di volte. Mi piaceva dunque non doverlo fare per provare un'identità criminale ma per dare loro il valore di elemento di libertà e denuncia. Servono queste provocazioni? Penso di si - aggiunge - sono la manifestazione paradossale di una richiesta di rapporto umano che non passi dall'isolamento e dall'esclusione".
"Mettere l'impronta sulla tela non è solo un modo per denunciare una vicenda ormai nota ma per tentare di combattere una cultura del sospetto che ormai è diventata imperante", dice Francesco Martone, senatore verde. A "lavorare" la sua impronta ci ha pensato la moglie che è, oltreché artista, extracomunitaria. "Fino a un anno fa, cioè prima di sposarmi con Francesco - racconta Maria Rosa Jijon Calderon - insegnavo incisione in due università di Quito. Conosco quindi molto bene cosa vuol dire per la gente del mio Paese venire a lavorare all'estero spesso in condizioni clandestine. Appena arrivata in Italia - aggiunge - ho cominciato a lavorare con molte donne immigrate nell'associazione Candelaria che si occupa proprio di questi problemi. E ho subito utilizzato il mio lavoro per tradurre le necessità della gente. Ho raccolto i desideri di diverse donne immigrate in bigliettini che sono stati inviati, dentro barattoli di vetro, all'Ufficio immigrazione del Comune. Ho ripreso questa idea adesso - conclude Maria Rosa - trasferendo alcune di queste frasi sulla tela dove c'era solo l'impronta di Francesco. Una sorta di poesia dada". La coppia Martone-Jijon è solo una delle tante che ha aderito al progetto. Nanni Balestrini, ad esempio, ha "lavorato" le impronte della compagna Rossana Campo. E Lina Sastri ha dato le sue al marito Alessandro Kokocinsky.
Cosa ha spinto invece Vauro Senesi, in arte Vauro, a metter la sua impronta sulla tela, poi interpretata da Gino Marotta? "Una sorta di riflesso di Pavlov - scherza l'umorista - che era quel signore, per intendersi, che faceva le prove per comprendere le reazioni degli animali a certi stimoli. I diritti fondamentali sono oggi così quotidianamente calpestati e umiliati che ho detto subito di si".
Dopo la mostra, che Alessandra Fabbri e il regista colombiano Andres Arce Maldonado stanno trasformando anche in un percorso tra opere, pannelli con impronte collettive e monitor, Giglio ha già pensato alla fine dell'avventura. "Pensiamo a un'asta come già ho fatto in passato quando, con la Fondazione e la cooperativa dedicate a don Luigi di Liegro, abbiamo utilizzato il ricavato della vendita di quadri per un progetto di accoglienza per i semi infermi di mente rinchiusi nelle carceri. Questa volta il ricavato - l'asta sarà rigorosamente pubblica - andrà a Estela Carloto, presidente dell'Associazione Madri di Piazza de Mayo". La Carloto (per la cronaca le sue impronte sono state rielaborate da Ottaviano Del Turco) sta lavorando a una sorta di Banca del sangue dove stoccare i prelievi di sangue dei parenti ancora in vita per risalire, tramite l'analisi de Dna, ai bambini strappati agli oppositori politici durante la dittatura argentina e segretamente "adottati" dai militari della giunta. Un colpaccio per Bossi e Fini: la controversa legge, che porta la loro impronta, servirà per rintracciare i figli dei desaparecidos.
A proposito, tra gli oppositori della nota legge c'era anche il sindacalista Savino Pezzotta (sulle cui impronte ha lavorato Kounellis), uno che la firma sulla tela con la sua mano ce l'ha messa tra i primi. "Perché ho messo l'impronta? La chiedono a tutti, perché non a me? Perché - scherza - dovrei rimanerne fuori proprio io?" Poi abbassa la voce e fa una confidenza inedita. "Sa cosa le dico? Anch'io sono un clandestino".





Powered by Amisnet.org