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DIMENTICARE MOUSSA

I CENT’ANNI DEL MUSEO EGIZIO (2)

IN ATTESA DEL GRANDE MUSEO

paola caridi

Venerdi' 13 Dicembre 2002
Il tour è sempre lo stesso. Per tutti i vacanzieri, italiani e non, che hanno deciso di venire in Egitto. Giro alle tre grandi Piramidi di Giza. Puntata veloce nel deserto appena fuori dal Cairo per ammirare quella più antica, la piramide a gradoni di Saqqara. E poi via, immersi nel traffico del Cairo, per affrontare quell’affastellarsi di capolavori grandi e minuti contenuto nel Museo Egizio. Fino alla visione, mozzafiato, del tesoro del giovane faraone Tutankamon, timido assaggio dei capolavori che si sarebbero potuti ritrovare, probabilmente, nelle tombe dei più grandi e longevi sovrani egizi, Ramses in testa.
Tra qualche tempo, però, le abitudini del turista medio in terra d’Egitto potrebbero cambiare. Se i programmi saranno rispettati, infatti, il largo edificio neoclassico a due passi dalla corniche e dai grandi alberghi non sarà più tra qualche anno il più importante contenitore dei capolavori dell’arte egizia. Il Museo Egizio, insomma, è ormai troppo piccolo per contenere e, soprattutto, mostrare al pubblico ciò che man mano è stato ritrovato sotto la sabbia desertica (e sotto il mare) dai team di archeologi che da tutto il mondo sciamano da secoli lungo il corso egiziano del Nilo.
Suddividere le decine e decine di migliaia di reperti è diventato, a questo punto un’urgenza non più rinviabile. Né basta più quello smistamento ormai di prammatica di alcuni pezzi verso il museo greco-romano di Alessandria e o verso quello copto della Vecchia Cairo.
Il Museo Egizio progettato da Marcel Dourgnon per contenere al massimo cinquemila oggetti diventerà, invece, una delle stazioni in un tour all’interno di quello che l’egittologia è riuscita a recuperare. Una stazione nel bel mezzo della metropoli, affiancata da un altro museo riservato alle mummie e collocato a Fustat, il primo nucleo di quello che sarebbe poi diventato Il Cairo.
Il capolinea dovrebbe però diventare quel Grande Museo del Patrimonio Egizio che nascerà – secondo i programmi di massima tra pochissimi anni, nel 2005 - a Giza, a poca distanza dalle Piramidi e alle spalle di un raccordo autostradale importante, lo snodo tra il Fayyum e l’autostrada per Alessandria. Lì, a due passi dalla Sfinge, dovrebbe essere spostato l’intero arredo funerario di Tutankamon.
Il progetto è a dir poco ambizioso. Alto patronato dell’Unesco, un budget di 350 milioni di dollari, un concorso internazionale di architettura al quale sono stati presentati 1550 progetti provenienti da 85 paesi. Tutto per costruire una struttura museale di 86mila metri quadrati di superficie coperta, collocata in un’area di 50 ettari all’interno del plateau di Giza, capace di accogliere 15mila visitatori al giorno e tre milioni di visitatori l’anno (secondo le stime pre-11 settembre).
La prima fase del concorso si è già conclusa, con la selezione di 20 progetti – ancora anonimi – scelti da una giuria internazionale di nove membri, di cui ben due italiani: l’architetto Gae Aulenti e Sergio Donadoni, uno dei decani dell’egittologia del nostro Paese. In primavera si sapranno invece i nomi dei primi tre classificati.



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