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Da domani a Guadalajara (nell'immagine uno scatto dalla città) in Messico il terzo Vertice America Latina, Caraibi ed Europa

Giovanna Gasparello

Giovedi' 27 Maggio 2004
Guadalajara (Messico) - Le giornate del 28 e 29 maggio prossimo vedranno presenti nella città di Guadalajara, nel nord del Messico, 58 capi di stato che vi si recheranno per presenziare al terzo vertice tra i paesi dell’America Latina, Caraibi ed Unione Europea.
A porte chiuse si discuteranno questioni che riguardano l’esistenza dei mille milioni di abitanti dei due continenti: “coesione sociale” (ossia le politiche di sviluppo sociale,democrazia interna, occupazione, redistribuzione delle entrate, etc.) e diversi punti volti a “rafforzare la associazione strategica biregionale”, ovvero gli accordi multilaterali di commercio e l’applicazione di trattati di libero scambio.
In gioco è la consolidazione di un mercato dalle proporzioni impressionanti: l’Unione Europea è già ora il principale investitore straniero in America Latina ed il suo secondo socio commerciale. La sua presenza come investitore si è rafforzata moltissimo durante gli anni ’90, favorita dalla privatizzazione del settore pubblico in tutti i paesi latinoamericani obbedienti alle politiche di FMI e BM. Ora anche i nuovi paesi entrati nell’UE godranno della possibilità di approfittare della grande torta latinoamericana, che molti dei suoi governanti sono pronti a svendere.
E’questo il caso del Messico di Vicente Fox, che ha fatto della privatizzazione dei settori elettrico e petrolifero il centro della sua offerta di relazione con altre nazioni, senza preoccuparsi del disaccordo popolare e del parlamento. Un’analoga politica di privatizzazione delle risorse naturali la sta conducendo il contestatissimo presidente del Perù Toledo.
Ma la situazione politica in America Latina non trova tutti fedeli al neoliberalismo, anzi è in un momento di grande ebollizione. In Argentina, Ecuador, Bolivia, Venezuela e Brasile sono sorti movimenti popolari che criticano gli investimenti europei in settori chiave dell’economia. E dal punto di vista internazionale brilla il Brasile di Lula, che spingendo assieme al Sudafrica e all’India per la creazione del blocco dei G20, paesi in via di sviluppo, nel 2003 hanno fatto fallire i negoziati del WTO a Cancùn, ed opponendosi all’Accordo di Libero Commercio delle Americhe si sta convertendo nel leader sudamericano.
Di fonte a tutto ciò, chiara è la preoccupazione dell’Europa in questo terzo vertice di rinsaldare e sancire definitivamente con la firma di un Trattato di “cooperazione” il suo posto privilegiato all’interno del enorme mercato sudamericano.
Ancora prima dell’apertura dei lavori del vertice sono arrivate le prime pressioni europee che hanno impedito che venisse inserita nella bozza di dichiarazione finale del Terzo Vertice una clausola voluta dai sudamericani che condannava gli atti di tortura e di abusi commessi dai soldati statunitensi contro i prigionieri iracheni.
Per quanto riguarda l’Italia, a Guadalajara presenzierà il ministro Frattini sostituendo il premier Berlusconi, uno dei pochissimi assenti all’evento, ufficialmente a causa del congresso nazionale di Forza Italia ma sicuramente perché troppo impegnato a preparare nei minimi dettagli la dovuta accoglienza a Bush che verrà in visita il 4 giugno.

La cornice del vertice

Trenta gradi nelle strade ed un sole intenso, all’improvviso piccoli acquazzoni, fanno della città di Guadalajara un vero inferno, soprattutto per le centinaia di lavoratori che da giorni stanno lavorando a ritmo forzato nella zona del centro, per rimodellare, restaurare e preparare lo scenario di uno degli incontri. Lavoratori già all’opera per montare le reti e le barriere che proteggeranno da invadenti manifestanti la zona del centro della città, alla quale già da oggi si può accedere solo presentando un documento di identità, mentre le vie di ingresso al centro abitato si trovano già presidiate dalle solerti forze dell’ordine. A soli tre isolati dal centro, dove si stanno realizzando costosi lavori per darsi una facciata di “paese sviluppato”, incontriamo colonie popolari che a una semplice occhiata denotano la scarsezza di investimenti nei servizi pubblici e sociali. Forse anche solo la metà dei soldi che si spenderanno in sicurezza e rimodernamento per il Vertice potrebbero servire a sviluppare progetti di autogestione, di sviluppo agricolo o semplicemente sanitari ed educativi. Sempre a solo pochi isolati dalla reggia dorata, che nell’era imperiale si chiama Zona Rossa, ci saranno centinaia di persone organizzate e disorganizzate, gridando le loro richieste, discutendo alternative locali e possibili alla povertà, all’inquinamento ed alla diseguaglianza sociale con le quali oggi conviviamo in tutto il pianeta, in somma gridando il loro diritto alla resistenza globale. Già nella giornata del 26 maggio sono iniziate le azioni di contestazione al vertice. Mentre centinaia di contadini hanno manifestato per le strade di Guadalajara, più di 250 organizzazioni civili del Nord e Sud America ed europee hanno aperto i lavori del cosiddetto Incontro Sociale che porta il nome “Intrecciando Alternative: giornate di mobilitazione America-Europa”. Fino al 29 maggio si discuterà dei benefici e gli svantaggi degli accordi economici tra i due emisferi, in particolare l’accordo commerciale che a Guadalajara i paesi dell’America Latina dovrebbero firmare con l’Europa, e contro l’Accordo di Libero Commercio delle Americhe.




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