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L'attesa dell'Egitto per le decisione FIFA di domani, con cui verrà assegnata l'organizzazione del mondiale di calcio del 2010

Irene Panozzo

Venerdi' 14 Maggio 2004
Il conto alla rovescia è davvero cominciato. A poche ore dalla decisione di Zurigo, con cui la Fifa aggiudicherà l’organizzazione del Mondiale di calcio del 2010, l’Egitto continua a sperare. Potrebbe sembrare una causa persa, visto il vantaggio di cui gode il Sudafrica, uno degli altri candidati assieme a Libia, Marocco e Tunisia. Ma gli egiziani non vogliono ancora pensare al peggio e continuano a crederci. L’investimento d’immagine del paese e del suo governo è stato notevole. I giornali continuano da settimane a parlare dell’evento: il logo di Egypt 2010 capeggia dalle prime pagine almeno quanto da quelle sportive, ed è presente nei siti internet delle testate più importanti. Ma è soprattutto presente nelle strade, sulle facciate degli edifici, nelle pubblicità delle società che appoggiano la richiesta egiziana.
Non c’è da stupirsi più di tanto della passione con cui le varie fasi della selezione sono state seguite dalla gente. Gli egiziani dedicano più energie a seguire il calcio che a preoccuparsi degli aspetti veramente importanti della vita quotidiana. Parola del premio Nobel per la letteratura Neguib Mahfouz, che in un commento all’offerta dell’Egitto di ospitare il Mondiale sottolinea proprio l’amore e la grande tradizione calcistica del paese, riandando addirittura all’epoca faraonica. Sottointeso - ma neanche tanto - è il confronto con il Sudafrica, l’avversario da sconfiggere, dove il calcio non gode di altrettanto seguito popolare. L’amore degli egiziani per il calcio è in effetti indiscusso. Lo si vede (e lo si sente) quando, ad esempio, gioca il Zamalek, squadra cairota che porta il nome di uno dei quartieri residenziali della capitale. Nei vicoli, davanti ai negozietti che vendono di tutto, appaiono le televisioni e anche chi non guarda la partita può capire facilmente come stiano andando le cose dai commenti, le urla, gli applausi.
Ma non basta il sostegno della gente per organizzare un mondiale, anche se nelle valutazioni complessive della Fifa viene comunque tenuto in considerazione. E’ vero che «nessuno vuole giocare in uno stadio con solo 400 persone che stanno a guardare», come sottolinea Ihab Shalabi, ex stella del calcio egiziano e membro del comitato organizzatore dell’offerta. In Egitto, questo è certo, non accadrebbe nulla del genere. Ed è un buon punto a favore. Ci sono però altri aspetti che hanno ancora più peso sulla decisione finale: disponibilità di stadi, di strutture alberghiere e di rete di trasporti adeguati alle necessità; sicurezza interna; capacità economica e imprenditoriale per portare a termine entro i limiti stabiliti i lavori di ristrutturazione o ampliamento necessari. Obiettivamente l’Egitto non è piazzato male, tant’è vero che anche la valutazione complessiva emersa dai rapporti degli esperti della Fifa, resi pubblici qualche giorno fa, è più che positiva. Stando ai dati tecnici, l’Egitto rimane dietro al Sudafrica, ma ha superato a sorpresa il Marocco, che pareva l’unico concorrente davvero in grado di mettere in difficoltà la candidatura del gigante sudafricano.
L’Egitto è un paese abituato a ricevere annualmente milioni di turisti. La struttura alberghiera quindi c’è, come ci sono anche gli aeroporti e i porti, per quanto necessitino spesso di ammodernamenti. Al Cairo c’è una buona metropolitana che andrebbe ampliata per collegare l’aeroporto alla città. Ci sono gli otto stadi necessari, distribuiti tra Cairo, Ismailia, Suez, Assuan e altri centri minori. Alcuni di questi devono essere ristrutturati, altri sono nuovi. In fase progettuale è solo lo stadio di Hurghada, mentre altri due, tra cui quello di Alessandria, sono in costruzione ma saranno comunque pronti per il 2006. Sì, perché nel 2006 l’Egitto ospiterà già, con grande orgoglio, la Coppa d’Africa. «Avere anche la Coppa del Mondo sarebbe veramente bellissimo - commenta Hani, manager di un piccolo albergo del Cairo - e ci speriamo tutti. Sarebbe un’ottima cosa per la nostra economia. Ma ho paura che l’attuale situazione del Medio Oriente spaventi i membri del comitato esecutivo della Fifa a favore del Sudafrica, che già parte avvantaggiato».
Non la pensa così Ali ed-Din Hilal, ministro della Gioventù e dello Sport nonché responsabile della candidatura, secondo cui invece la particolare posizione geografica dell’Egitto potrebbe essere un punto di vantaggio: «Inoltre l’Egitto può garantire la sicurezza interna, cosa che non possono fare gli altri candidati, compreso il Sudafrica. Abbiamo anche, unico paese africano, due canali satellitari che possono coprire l’evento». E, si sa, sono soprattutto i diritti televisivi a muovere il mondo del calcio.
Grazie ai mondiali - che comunque saranno assegnati a un paese africano - all’improvviso gli egiziani riconoscono di far parte dell’Africa e non di qualche non ben localizzata isola slegata dal continente, come ritengono in genere. Ma anche questo è il potere del calcio.


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