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TRUMP LASCIA E L'ONU E'CAUTA

La Casa Bianca abbandona gli accordi di Parigi sul clima. La mossa era attesa, ma ora si aspetta il Piano B degli altri paesi

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 6 Novembre 2019
La lettera ufficiale con cui gli Stati Uniti hanno annunciato il ritiro dagli accordi di Parigi non e' certo arrivata inaspettata al Palazzo di Vetro. Almeno fino ad ora, pero', la risposta dell'Onu e' stata cauta. In attesa del prossimo incontro della Cop 25, che a dicembre riunira' a Madrid i rappresentanti di tutti i paesi che hanno firmato gli storici accordi, il Segretario Generale Antonio Guterres si e' limitato a promettere, attraverso il suo portavoce , un commento a tempi brevi.
In realta', la prudenza delle Nazioni Unite ha molte e diverse ragioni. Le intenzioni di Donald Trump riguardo agli accordi che , almeno in teoria, impegnano i paesi piu' sviluppati a ridurre del 45 per cento le emissioni di gas serra entro il 2030 e ad aiutare finanziariamente i paesi di nuova industrializzazione, comprese la Cina e l'India, non erano certo un mistero. ''E' venuto il momento di mettere Youngstone in Ohio, Detroit in Michigan, Pittsburg in Pennsylvania e molti altri posti nel nostro grande paese prima di Parigi, in Francia'', aveva gia' detto nel 2017 nell'annunciare la sua intenzione di ritirarsi. Le clausole dell'accordo, che impegnano gli stati firmatari a non disimpegnarsi prima di tre anni dalla firma, data da Obama nel 2016, hanno poi impedito alla Casa Bianca di procedere ufficialmente fino ad ora. Al giorno stesso della scadenza, tuttavia, e' arrivato l'annuncio formale.
Gli Stati Uniti, ha promesso dopo l'invio della lettera all'Onu il segretario di Stato Mike Pompeo, continueranno ad offrire un ''modello realistico e pragmatico''. ''L'innovazione e i mercati aperti portano a una maggiore prosperita', minori emissioni e fonti di energia piu' sicure'', ha spiegato Pompeo,''abbiamo ottenuto risultati che parlano da soli: Le emissioni di inquinanti atmosferici che hanno un impatto sulla salute umana e sull'ambiente sono scese del '74 per cento tra il 1970 e il 2018. Le emissioni di gas serra sono calate del 13 per cento tra il 2005 e il 2017, anche se l'economia e' cresciuta del 19%''. ''Il presidente Trump ha preso questa decisione perche' gli accordi di Parigi impongono un fardello ingiusto al mondo degli affari, ai lavoratori e ai contribuenti americani, mentre danno il via libera gratuito a altri paesi'', ha aggiunto piu' secco e con un implicito riferimento alla Cina il suo portavoce.
Di fronte a una decisione attesa e che rischia di allontanare sempre di piu' gli Stati Uniti dall'Europa e da molti paesi emergenti, pero', non mancano i motivi per augurarsi che il suo impatto possa essere minore del previsto. Il primo, ovviamente, riguarda le date.
Il divorzio tra la Cop 25 e gli Stati Uniti, infatti, diventera' operativo soltanto il 4 novembre del 2020, un giorno dopo le elezioni che potrebbero anche portare alla Casa Bianca un nuovo presidente. E un recente sondaggio della Kaiser Foundation e del Washington Post , per di piu', ha mostrato che due terzi degli americani sono rimasti commossi dalle lacrime di Greta all'Onu e ritengono che il presidente stia facendo troppo poco per risolvere il problema.
Il secondo e piu' tangibile motivo riguarda l'atteggiamento dei maggiori paesi europei e della stessa Cina, che sembrano decisi a mandare avanti comunque un progetto non certo facile, ma che tutti gli scienziati indicano come necessario.
''Stiamo preparando il piano B'', ha raccontato al New York Times Laurence Tubiana, che ha rappresentato la Francia alle discussioni sugli accordi di Parigi.
Le nuove strategie, e' ovvio, non saranno facili da studiare. Come prima mossa. pero',il presidente francese Emmanuel Macron, in visita a Pechino , ha annunciato la firma di un documento ufficiale congiunto con Xi Jinping per dichiarare l' irreversibilita' del patto sul clima. Gia' dallo scorso anno, per di piu' , la UE ha garantito un aiuto finanziario a Pechino per aiutare lo sforzo di controllare le emissioni, e contemporaneamente studiato insieme al Canada il coordinamento degli standards per gli investimenti pubblici e privati nelle tecnologie dell'energia pulita. Il resto, poi, sara' piu' chiaro al raduno di Madrid, a cui parteciperanno tutti i paesi firmatari.
Di fronte a un panorama in movimento e ricco di incognite, adesso, Guterres preferisce proabilmente non fare passi affrettati. La sua opinione , d'altra parte, l''ha detta molte volte.



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