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ONU-IDEE ALL'OMBRA DEL SUMMIT SUL CLIMA

Al di la' delle parole di Guterres e delle lacrime di Greta, i volontari propongono molte soluzioni concrete per salvare 200 milioni di persone

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 25 Settembre 2019
'Il costo di non fare niente''. Con uno studio intitolato cosi' la International Federation of Red Cross and Red Crescent Society ha presentato nei giorni scorsi all'Onu le sue proposte per minimizzare i danni provocati dai cambiamenti climatici e ridurre contemporaneamente i costi di chi cerca di alleviare la miseria delle popolazioni colpite. Se non si fa nulla, ha spiegato nel suo rapporto la federazione ginevrina specializzata in aiuti umanitari, nel 2050 potrebbero esserci 200 milioni di persone bisognose di aiuto a causa della combinazione tra i disastri naturali e le crisi socio-economiche provocate da tali disastri. Un intervento mirato e relativamente semplice, invece, potrebbe ridurre il loro numero a circa dieci milioni. Ne abbiamo parlato con Francesco Rocca, presidente della Federazione e lui stesso un volontario.
D) Nel rapporto avete parlato di tre linee di intervento, la riduzione della vulnerabilita' a lungo termine, l'anticipazione dei disastri, la riparazione dei danni con un occhio al futuro. Ce le vuole spiegare?
R) Si tratta spesso di focalizzare l'attenzione e di muoversi in anticipo in maniera adeguata per evitare i possibili danni futuri. L'esempio piu' semplice che mi viene in mente e' quello di invitare le popolazioni delle zone a rischio a costruire
con materiali appropriati. Bisogna essere pronti nel momento in cui il fenomeno colpisce e per questo bisogna spesso costruire con materiali diversi e questo e' sempre piu' possibile.
In termini alimentari e' importante fare scorte adeguate e informare la popolazione in anticipo. Nelle zone a rischio bisogna lavorare con gli agricoltori perche' siano pronti ad affrontare i pericoli. Per esempio le monoculture non aiutano quando c'e' un evento che colpisce quell'area,
E poi, ovviamente, c'e' la questione degli avvertimenti e delle risposte d'emergenza. Noi ora abbiamo la possibilita' di salvare molte vite. Abbiamo una serie di strumenti per sapere dove e quando colpira' un fenomeno naturale dovuto a ragioni metereologiche e su questo ovviamente gli stati e le comunita' dovrebbero organizzarsi meglio per limitare i danni. Purtroppo abbiamo anche dei casi concreti alle nostre spalle che dimostrano che non li utilizziamo come dovremmo. Penso per esempio alla carestia che c'e' stata nel Corno d'Africa. Si sapeva da mesi che sarebbe arrivata ma la risposta della comunita' internazionale e' stata tardiva.
D) C'e' qualche esempio positivo di stati o comunita' che si sono mosse a tempo?
R) Ce ne sono parecchi ma sono quelli meno raccontabili perche' visto che si salvano le vite non fanno notizia. Un esempio che si potrebbe fare e' quello del Giappone. Costruendo con materiale appropriati e con una serie di misure legislative si e' completamente cambiato il rapporto con i terremoti, che sono un'espressione naturale di quel territorio . Un altro esempio esempio concreto e' quello che abbiamo fatto in Honduras, dove abbiamo lavorato molto con le comunita' locali per fare in modo che nelle aree montuose specializzate nella monocultura del caffe' si diversificasse il lavoro agricolo. Abbiamo introdotto l'allevamento di alcuni animali come i maiali o l'apicultura in modo da salvare il reddito degli agricoltori anche in caso di fenomeni naturali dannosi per il caffe'. Oggi cosi' la gente ha un rapporto diverso con il suo ambiente naturale.
D) All'Onu in questi giorni ci sono non solo il politici e i rappresentanti dei governi, ma anche i giovani , il settore privato e quello finanziario. A chi vi rivolgete per promuovere le vostre idee?
R) Quando si e' al Palazzo di Vetro si cerca di avere un contatto con tutti, anche se la possibilita' di essere ascoltati dai politici puo' essere bassa perche' spesso i governi non sono interessati a questo tema. Ovviamente noi speriamo che i governi prendano degli impegni concreti per i prossimi anni, pero' durante questa settimana alle Nazioni Unite la nostra voce e' rivolta soprattutto ai giovani e alle comunita'.
I processi di comunicazione sono di due tipi, quello che viene dall'alto e il ''bottom up'', che viene dal basso. Noi crediamo molto in quest'ultimo. Per quanto riguarda i mutamenti climatici, la pressione deve venire dalle comunita', che devono essere consapevoli dei pericoli a cui sono esposte, in modo da poter domandare ai propri governanti un miglioramento concreto delle politiche energetiche verso l'ambiente.
 D)Ci sono possibilita' che questo avvenga ?
R)Io sono ottimista di natura. Il segretario generale lo ha spiegato chiaro, ''Non presentatevi se non avete azioni concrete da portare sul tavolo'' , ha detto e e' stata una posizione molto coraggiosa da parte sua. Non e' statoun summit solo di chiacchere, per cui io sono abbastanza ottimista. Deve essere un lavoro di squadra, ma confido che ci saranno veramente delle soluzioni di buona volonta' .

 



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