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SEQUESTRATI A HONG KONG

CALCIO D'INIZIO

ORBAN / SUU KYI. LA NOBEL E IL SOVRANISTA XENOFOBO

LETTERA22 NON STA CON STEVE BANNON

IL TEMPIO DELLA DISCORDIA/ Reportage

I ROHINGYA A MONTECITORIO

LA RESISTENZA DEL BAOBAB Una riflessione della scrittrice Carola Susani

LETTERA22 - 25 ANNI DOPO

COS'E' LETTERA22 E PERCHE' PARLO BENE DI LEI

LA VERITA' SU SANTIAGO

I 25 ANNI DI LETTERA22 AL SALONE DELL'EDITORIA SOCIALE DI ROMA

Un appello afgano alla Perugia Assisi

"Sconfinate", presentazione a Crema

IL NUOVO ATLANTE DELLE GUERRE

PERUGIA ASSISI 2018 LA MARCIA PER LA PACE

I ROHINGYA A MONTECITORIO

Martedi' 11 Dicembre 2018

Il lavoro di raccolta di informazioni, testimonianze, prove che ha portato nel settembre del 2017 il Tribunale Permanente dei Popoli (Tpp) a emettere una sentenza di genocidio e crimini di Stato perpetrati a danno di Rohingya, Kachin e altre minoranze birmane, finirà nei faldoni della Corte penale internazionale dell’Aja (Cpi). Un’organizzazione della società civile che per mesi ha raccolto le prove dei crimini birmani intende adesso passare alla Cpi tutti i materiali che furono presentati alla sessione internazionale di Kuala Lumpur nell’autunno dell’anno scorso: materiali che potrebbero integrare il lavoro dei magistrati che, da qualche mese, stanno valutando la possibile incriminazione di chi organizzò e mise in opera una “deportazione” di massa in Bangladesh che, in soli due mesi nel 2017, ha fatto fuggire dal Myanmar oltre 700mila persone. La decisione è stata resa nota ieri a Roma durante una Conferenza organizzata dal Tpp e dalla Fondazione Basso dedicata ai Rohingya nel 70mo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo. Una carta che il Myanmar, allora Birmania, fu tra i primi Stati membri dell’Onu a firmare... LEGGI TUTTO



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