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Il segretario generale dell'ONU lancia un piano ambizioso per i leader di domani

Gianna Pontecorboli

Martedi' 20 Novembre 2018
Un miliardo e ottocento milioni di giovani tra i 10 e i 24 anni popolano in questo momento il pianeta. Il novanta per cento di quella che e' stata definita ''la piu' grande generazione di giovani nella storia'' vive nei paesi in via di sviluppo. E sara' proprio questa popolazione, troppo spesso trascurata, ad avere in mano tra dieci o vent'anni i destini del mondo . Il problema, pero' , e' come preparare la gioventu' ad assumersi quelle che saranno tra non molti anni le sue responsabilita', come capire le sue esigenze concrete e come parlare il suo linguaggio in un mondo dominato dai mass media e dalle nuove tecnologie. Un impegno che richiede, al di la' delle parole, un enorme sforzo organizzativo e finanziario concreto e una comprensione chiara di quali strumenti possono funzionare..

Adesso, dall'interno del Palazzo di Vetro, ci sono molti segnali che questa nuova sfida non restera' inascoltata.

Da quando ha assunto la sua carica a gennaio del 2017, infatti, il Segretario Generale dell'Onu, Antonio Guterres non ha mai fatto mistero di voler considerare i giovani una priorita' per la sua amministrazione. E ha cercato di dare un'impostazione in gran parte innovativa alla soluzione del problema.

Circondato di ragazzi sorridenti, con in mano un grande cartello con la scritta ''Youth 2030'' tracciata a lettere colorate, ha presentato il programma ''Youth 2030:The United Nations Youth Strategy''.

''Voglio che l'Onu diventi leader nel lavorare con i giovani, nel capire le loro esigenze ,nell'aiutarli a trasformare in azione le loro idee, nel garantire che i loro punti di vista siano presi in considerazione nelle nostre decisioni,'' ha spiegato.

L'idea, in realta', non e' del tutto nuova per un'organizzazione internazionale che ha tra i suoi compiti quello di aiutare i settori della popolazione mondiale meno difesi, dagli indigeni fino all'universo femminile. Gia' nel 2013, per esempio, era stato lanciato dal predecessore di Guterres, Ban-ki-moon, il System-Wide Action Plan on Youth. Sommerso da altre questioni apparentemente piu' urgenti, tuttavia, il progetto non aveva fatto molti passi avanti, malgrado la nomina del primo inviato dell'Onu per i giovani.

Nel 2015, poi, il Consiglio di Sicurezza aveva creato l'UN Youth, Peace and Security Agenda e all'inizio del 2016 l'Organizzazione internazionale del Lavoro aveva annunciato la Global Initiative for Decent Jobs for Youth per aiutare la societa' civile a creare posti di lavoro per i piu' giovani.

Adesso, pero' , Guterres sembra aver deciso di cambiare I termini del discorso, in modo da dare una voce a quell'enorme generazione che si sta affacciando giusto ora alla maturita' e ai piu' adulti gli strumenti per capirla.

''Quello che sta cambiando e' la narrativa'', ha spiegato of Young Peacebuilders, un'associazione giovanile Gizem Kilinc, uno dei membri dell'United Network of Young Peacebuilders, un'associazione giovanile ,''non siamo piu' soltanto perpetratori di violenza o vittime indifese, ma possiamo essere anche partners per la pace. Le coalizioni tra giovani, societa' civile e governi possono offrire soluzioni e renderle concrete''.

In realta' , in tutti gli angoli del mondo , i problemi della gioventu' restano enormi.

''La globalizzazione, le nuove tecnologie, i trasferimenti forzati, il restringimento degli spazi civili, i cambiamenti del mercato del lavoro e quelli climatici mettono un'enorme pressione sui giovani'' ,ha osservato Antonio Guterres

I dati, purtroppo, parlano da soli. Secondo i calcoli,, almeno un quinto dei giovani non ha lavoro, educazione o addestramento, e se in alcuni paesi africani le percentuali sfiorano il 90 per cento, la tragedia della disoccupazione giovanile non risparmia spesso neppure i paesi piu' ricchi. In Nord Africa e nei paesi arabi la percentuale arriva quasi al 25 per cento, ma per le donne sale a quattro su dieci.

Non meno di 75 milioni di bambini e adolescenti vivono oggi in situazioni di crisi e di conflitto e non hanno la possibilita' di avere un'educazione che garantisca loro di sviluppare il proprio potenziale. Solo per fare un esempio, 2 milioni e mezzo di ragazzi e ragazze siriani sono ospiti dei campi profughi e per garantire loro una scolarita' adatta ad affrontare le esigenze del mondo moderno non bastano i doppi turni delle scuole organizzati in paesi come il Libano.

Nel mondo dei migranti, il panorama e' scoraggiante.

Su una popolazione di migranti internazionali stimata per il 2017 in 258 milioni, non meno di 36 milioni erano giovani e giovanissimi, spesso in viaggio da soli.

A tutto questo,comunque, Antonio Guterres ha cercato di dare una risposta positiva.

L'ambizioso progetto che la lanciato a settembre dovrebbe, almeno nelle aspettative, avere cinque obbiettivi precisi, dovrebbe contribuire ad aprire nuove strade per coinvolgere i giovani nella vita pubblica e ampliare la loro voce, rafforzare l'impegno dell'Onu per l'educazione e I servizi sanitari per la gioventu', rafforzare le loro potenzialita' per inserirsi nel mondo del lavorio attraverso l'educazione e l'addestramento, e infine lavorare per assicurare i loro diritti, in special modo nelle situazioni di conflitto e nelle crisi umanitarie.

I risultati, se ci saranno, si vedranno ovviamente nel tempo.

Gia' da subito, pero' , gli sforzi del segretario generale sono serviti a smuovere le acque e a spingere all'azione concreta diverse altre organizzazione che fanno parte della galassia dell'Onu.

Cosi', sempre a settembre, e' stata la direttrice esecutiva dell'Unicef, Henrietta Fore, a dare il via a Generation United , o Gen-U, il multiforme progetto che dovrebbe impegnare diversi partner pubblici e privati per garantire ai piu' giovani istruzione e lavoro entro il 2030.

E da parte sua, anche l'UNDP, l'agenzia che si occupa all'interno dell'Onu delle questioni economiche e dello sviluppo, ha lanciato un programma globale chiamato Youth GPS che ha gia' dato il suo contributo a oltre 60 paesi per promovere l'impegno giovanile in molti settori. ''Vorremmo proporre un raduno di giovani protagonisti politici, come consiglieri comunali, sindaci o parlamentari, che potrebbero diventare i difensori dello sviluppo sostenibile e della pace'', ha spiegato Abdoulaye Mar Dieye, direttore dell'ufficio della programmazione dell'UNDP.

Instancabile, la rappresentante dell'Onu per la gioventu', Jayathma Wickramanayake porta il messaggio in giro per il mondo, alle organizzazioni regionali, ai governi, ai finanziatori e alle organizzazioni volontarie giovanili.

''E il nostro momento, e' il nostro turno, e' il nostro futuro senza confini'', ha sostenuto convinta Batool Al Wahdani, una giovane medico giordana , che ha rappresentato al Palazzo di Vetro la International Federation of Medical Students. E molti , ora, sperano che non si tratti solo di parole.

anche sul Corriere del Ticino








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