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IL 2018 DEL PALAZZO DI VETRO

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IL 2018 DEL PALAZZO DI VETRO

L'anno nuovo dell'ONU si e' aperto all'insegna della tensione quando l'ambasciatrice americana ha parlato duro su Iran e Corea

Gianna Pontecorboli

Domenica 1 Aprile 2018
“Quando ho preso la carica l’hanno scorso, ho chiesto per il 2017 un anno di pace. Sfortunatamente, in molti modi fondamentali, il mondo e’ andato nella direzione opposta. A capodanno del 2018, non rivolgo un appello, lancio un allarme, un allarme rosso per il nostro mondo.. nel cominciare il 2018, chiedo unita’.Credo veramente che possiamo rendere il nostro mondo piu’ sicuro... ma possiamo solo farlo insieme , colmiamo le differenze ricostruiamo la fiducia’’, ha detto il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, nel suo messaggio augurale di Capodanno.
A dare la sensazione che il 2018 non sara' l’ anno tranquillo che Guterres si augura sotto il tetto del Palazzo di Vetro, tuttavia, sono bastate le parole che la rappresentante di Donald Trump, Nikky Haley, ha pronunciato il 2 gennaio, parlando con i giornalisti di fronte all'ingresso del Consiglio di Sicurezza. Sorridente, ma anche piu' battagliera del consueto, l'ambasciatrice americana non ha lasciato dubbi su quelli che saranno i temi che terranno impegnato il mondo diplomatico internazionale, dopo un anno che e' gia' stato carico di tensioni. Se il Segretario Generale ha riconosciuto che l'anno che si e' appena chiuso e' stato difficile e ha chiesto a tutti i paesi che fanno parte delle Nazioni Unite un impegno di unita' a favore della pace, la diplomatica americana non ha perso tempo a porre l'accento sulle piu' drammatiche delle questioni aperte, dall'Iran alla Corea del Nord, da Gerusalemme alle minacce di tagliare i finanziamenti a chi non rispettera' la superpotenza americana.
Come era prevedibile, l'attenzione dell'ambasciatrice si e' subito concentrata su quella che, a giudizio di gran parte degli esperti, sara' sicuramente la questione su cui l'Amministrazione americana si impegnera' a fondo nei prossimi mesi, quella del rapporto tra gli Stati Uniti e l'Iran. Una disputa che rischia, come quella su Gerusalemme, di creare una profonda frattura con gli altri paesi, in primo luogo gli europei, che hanno firmato nel 2015 il ''Joint Comprehensive Plan of Action'', l'accordo per lo smantellamento del programma nucleare iraniano voluto da Obama e negoziato sotto l'egida dell' ONU . E se fino ad ora il presidente Trump non aveva dato seguito alle sue minacce di rescindere l'accordo, le parole di Nikky Haley hanno lasciato pochi dubbi sulle intenzioni della Casa Bianca alla luce delle proteste popolari che hanno scosso l’Iran negli ultimi giorni . '' Il popolo iraniano chiede a gran voce la liberta' .Applaudiamo il loro tremendo coraggio.'' ha detto l'ambasciatrice, che dopo aver citato alcuni degli slogan di protesta dei dimostranti ha pesantemente criticato la decisione del governo iraniano di oscurare i siti internet. ’’ Tutti i popoli che amano la liberta' devono appoggiare la loro causa . La comunita' internazionale ha fatto l'errore di non farlo nel 2009. Non dobbiamo piu' farlo. Abbiamo un ruolo da giocare. Le liberta' che sono iscritte nella Carta delle Nazioni Unite sono sotto attacco in Iran. Dozzine di dimostranti sono stati uccisi, centinaia arrestati. E se la storia della dittatura iraniana ci puo' guidare, possiamo aspettarci abusi anche piu' oltraggiosi nei prossimi giorni’’. ha aggiunto la diplomatica , che ha anche preannunciato una convocazione urgente del Consiglio di Sicurezza e un ricorso alla Commissione dei diritti umani.
Con altrettanta durezza, d'altra parte, la rappresentante di Donald Trump ha ribadito che la Casa Bianca non accettera' mai di trattare con una Corea del Nord in possesso di una forza nucleare , malgrado le aperture fatte negli ultimi giorni dal dittatore nord coreano nei confronti di Seul. ‘’Ci sono indiscrezioni su un nuovo possibile lancio missilistico. Spero che non succedera", ha detto,’’ma se dovesse accadere , dovremo decidere nuove misure anche piu’ severe contro il regime nordcoreano. La Corea del Nord puo’ parlare con chi vuole, ma gli Stati Uniti non lo riconosceranno finche’ non accetteranno di bandire le armi nucleari che hanno.’’
Subito dopo , Nikky Haley ha anche fatto sapere come saranno applicate, nella pratica, le neppure troppo velate minacce pronunciate dopo il voto dell’Assemblea Generale su Gerusalemme di tagliare i fondi ai paesi o alle organizzazioni che a suo giudizio non rispettano la volonta' di Washington . Cosi' , facendo eco alle parole di Donald Trump, l'ambasciatrice ha preannunciato che l'amministrazione americana sospendera’ 255 milioni di aiuti umanitari al Pakistan accusato di aiutare il terrorismo, e che potrebbe ora considerare altri tagli. E anche i fondi destinati ai palestinesi, ha lasciato capire, potrebbero finire sotto la scure in mancanza di un gesto di conciliazione sulla questione di Gerusalemme.
All’interno del Palazzo di Vetro, le parole dell’ambasciatrice hanno lasciato prevedere che nei prossimi giorni e nei prossimi mesi vi saranno certamente dei momenti di tensione e di scontro attorno al tavolo semicircolare del Consiglio di Sicurezza. Anche se, a giudizio di alcuni diplomatici, l’abile diplomatica ha gia’ mostrato nei mesi scorsi di saper essere, quando serve, anche pronta al dialogo, a confrontare le posizioni di Washington vi saranno una Cina ben decisa a battersi sulla questione dei cambiamenti climatici e una Russia determinata a imporre la sua visione della pace in Siria.
Anche al 38esimo piano del Palazzo di Vetro, d’altra parte, il Segretario Generale Antonio Guterres avra’ di fronte dodici mesi non facili. I critici gli hanno riconosciuto di essersi mosso durante il suo primo anno di mandato con energia e equilibrio, ma il suo compito sara’ di gestire un’organizzazione le cui sfere d’azione si sono allargate nel corso dell’ultimo anno e che potra’ contare, in futuro, su fondi piu’ ridotti. Negli ultimi mesi, infatti, l’Onu ha puntato la sua attenzione su tutta una serie di problemi drammatici, dalla crisi dei migranti alle missioni umanitarie in Siria e in Yemen, che hanno richiesto mezzi e organizzazione anche al di la’ della volonta’ politica. Mentre il complesso progetto di riforma e di snellimento dell’organizzazione, un programma che ha visto d’accordo sia Guterres che Donald Trump, e’ ancora ai primi passi , i tagli al bilancio pero’ sono gia’ arrivati. A fine dicembre , l’Assemblea Generale ha votato un nuovo bilancio di poco meno di 5,4 miliardi di dollari, ma Nikky Haley, che si e’ vantata di aver imposto un taglio di 285 milioni di dollari, ha gia’ preannunciato altre sforbiciate. E al di la’ di uno snellimento della burocrazia che tutti vogliono bisognera’ rassegnarsi a fare con meno anche per le missioni di pace e l’assistenza ai migrant

Anche sul Corriere del Ticino











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