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IL SILENZIO DI TRUMP SULLE ARMI

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IL SILENZIO DI TRUMP SULLE ARMI

Dopo la strage di Las Vegas il presidenta Usa non si pronuncia sul problema che spacca l'America

Gianna Pontecorboli

Martedi' 3 Ottobre 2017
Nel suo messaggio dopo la strage di Las Vegas, ieri mattina, Donald Trump ha parlato di ‘’tristezza, shock e lutto’’, ha definito la sparatoria ‘’un atto di puro male’, e ha invitato il paese all’unita’ di fronte alla tragedia. Nel suo breve messaggio, pero’, il presidente non ha detto una parola su un problema, quello del controllo delle armi, che da tanti anni turba l’opinione pubblica americana e che ora rischia di riaprirsi con una ferita bruciante.
Il diritto di possedere armi , si sa, e’ garantito dal Secondo Emendamento della Costituzione Americana, che stabilisce che ‘’il diritto di possedere e portare armi non deve essere violato’’. Attorno a questo principio che nessuno fino ad ora ha voluto o potuto modificare, pero’, la lotta politica e’ da anni violenta. E le autonomie garantite agli stati non hanno certo facilitato il compito di chi ha cercato di regolamentare la questione senza tradire la volonta’ dei padri fondatori.
Da un lato, la potentissima National Rifle Association, con il peso dei suoi contributi elettorali, e’ stata spesso in grado di tenere in pugno i politici locali e nazionali e di ostacolare ogni legge che imponesse dei limiti al suo ricchissimo mercato.
Dall’altro, le cifre e le assurde stragi come quelle di Columbine e di Sandy Hook hanno creato un movimento di opposizione sempre piu’ attivo e sempre piu’ seguito , soprattutto negli stati a maggioranza democratica. In un paese che ha il 5 per cento della popolazione mondiale ma dal 35 al 50 per cento della armi mondiali in mano ai civili e il piu’ alto tasso di omicidi con armi da fuoco di tutti i paesi sviluppati , Barack Obama era parso, nei suoi otto anni di presidenza, aver buon gioco nell’imporre almeno alcune limitazioni e controlli piu’ severi.
Al suo fianco si erano schierati stati come la California, la Florida, la Carolina del Sud , l’Illinois e New York, che hanno vietato di portare armi apertamente e imposto severi controlli sugli acquisti.
La buona volonta’ di Obama, tuttavia, si era scontrata non soltanto contro l’opposizione unita dei repubblicani , ma anche contro le autonomie degli stati piu’ conservatori.
In base alla legge del Nevada, solo per fare un esempio, qualunque cittadino puo’ tuttora comprare della armi legalmente, senza bisogno di una licenza, senza registrazioni, e senza limiti di numero. Solo le mitragliette devono essere registrate e il loro acquisto e’ regolato dalle leggi federali. Le stesse mitragliette , pero’, possono essere trasferite senza problemi a qualcun altro, come i fucili calibro 50 e le munizioni . Portarsi addosso apertamente una pistola e’ permesso, ma se si vuole nasconderla bisogna avere una licenza.
Lo scorso anno, lo stato aveva approvato una risoluzione per imporre dei controlli sugli acquirenti per tutte le vendite fatte dai rivenditori autorizzati , ma il provvedimento ha incontrato da subito una serie di opposizioni legali e l’FBI, che dovrebbe effettuare i controlli, non ha apparentemente il mandato per farli.
In un panorama gia’ controverso e complesso, l’elezione di Donald Trump ha apparentemente cambiato le carte in tavola. Il nuovo presidente, infatti, si e’ schierato apertamente dietro all’idea di un rispetto rigoroso del Secondo Emendamento e non ha nascosto la sua simpatia per le posizioni della National Rifle Association secondo cui la soluzione migliore per combattere un’arma in mano a un malintenzionato e’ quella di metterne molte nelle mani dei cittadini rispettosi della legge.
Il mutamento di clima, ovviamente, ha trovato un’eco immediata in un Congresso dominato dai repubblicani e gia’ nei prossimi giorni avrebbe dovuto essere presentata alla camera dei rappresentanti una nuova legge per cancellare il divieto di acquistare dei silenziatori senza permesso, un divieto che datava dai tempi della lotta alla mafia durante il proibizionismo. Il provvedimento, ufficialmente destinato a proteggere i cacciatori dai danni al sistema uditivo provocati dagli spari, era stato gia’ rimandato dopo che era rimasto ferito in una sparatoria a meta’ giugno il rappresentante repubblicano Steve Scalise. La nuova legge, per di piu’, e’ gia’ stata denunciata con una dura lettera dai capi della polizia di diverse citta’.’’La distribuzione incontrollata dei silenziatori a una popolazione civile non preparata , combinata con l’enorme numero di armi disponibili liberamente in America e’ un passo nella direzione sbagliata e provochera’ tragedie’’, ha spiegato la lettera.
Adesso, dopo la strage di Las Vegas, il suo percorso e’ di nuovo incerto. Dietro l’angolo, pero’, c’e’ gia’ pronta una nuova legge che nei progetti dovrebbe essere discussa nei prossimi mesi e che vorrebbe permettere di portare armi nascoste in tutto gli stati, se questo e’ permesso nello stato in cui abita il loro possessore.
‘’Siamo in una situazione in cui qualcuno che arriva dall’Arizona, dove non e’ necessario alcun permesso per portare armi, puo’ entrare in California ignorando la legge di questo stato e portarsi dietro una pistola carica’’, ha spiegato Peter Ambler, direttore esecutivo dell’organizzazione Americans for Responsible Solutions.
Paradossalmente, a spianare la strada per chi vorrebbe un maggior controllo potrebbero essere, alla fine, le divisioni che lacerano i repubblicani. Il massacro di Las Vegas potrebbe infatti rafforzare l’ala moderata del partito piu’ favorevole a un compromesso coi democratici sulla questione . Significativamente, gia’ a settembre i rappresentanti della National Rifle Association non erano stati invitati alla discussione della legge sui silenziatori. Donald Trump, pero’, non ne ha parlato.

anche sul Corriere del Ticino




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