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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

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I miissili di Kim mettono sotto pressione la difesa giapponese

Nell'arcipelago si riapre il dibattito sulla costituzione pacifista. Intanto Tokyo è pronta ad aumentare il budget per la Difesa

Andrea Pira

Giovedi' 31 Agosto 2017
Fosse stato per Theresa May, avrebbe scelto un altro periodo per sbarcare a Tokyo e discutere di accordi di libero scambio. La premier britannica è il primo leader mondiale a volare in Giappone da quando un missile Hwarong-12 a medio raggio lanciato martedì scorso dai nordcoreani ha sorvolato l’isola di Hokkaido, di fatto bucando le difese nipponiche.

Nella pratica i giapponesi sono rimasti con il naso all’insù senza che venisse dato ordine di fare entrare in funzione i sistemi anti-missile. Per il governo i dati dei radar indicavano chiaramente che lo Hwarong-12 non avrebbe colpito l’arcipelago.

Le dichiarazioni del generale Hiroaki Maehara, citato dall’agenzia Kyodo, sembrano però contraddire la versione del ministero della Difesa. Dice infatti che il lancio è stato una «totale sorpresa».

Lo stesso primo ministro Shinzo Abe si era comunque speso per rimarcare che il missile è stato tracciato sin dal lancio, a garanzia della sicurezza dei cittadini.

Buona parte del dibattito nipponico dopo l’ultima sfida di Kim Jong Un e dei suoi generali si sta quindi concentrando sulla capacità di reazione contro le minacce che arrivano da ovest.

D’altronde posizione geografica e storia fanno dell’arcipelago uno dei luoghi a rischio. Ancora ieri il dittatore nordcoreano ha indicato nell’isola statunitense di Guam, dove ha sede la Andersen Air Force Base, il bersaglio ultimo cui puntare.

Un target che dista 3.500 chilometri dalla penisola coreana, ossia circa 600 chilometri dal punto in cui il missile si è inabissato, che a sua volta è lontano 1.200 chilometri da Hokkaido. Ogni missile lanciato in quella direzione passa quindi sopra il Giappone.

Le ragioni storiche vanno invece ricercate nell’occupazione nipponica della penisola coreana durante la prima metà del secolo scorso e nella vicenda delle cosiddette «donne di conforto», costrette a prostituirsi alle truppe imperiali. Vicende che hanno lasciato un forte sentimento anti-giapponese tra i coreani e del quale il Nord si fa alfiere.

Abe, nota la stampa locale, chiederà probabilmente più sanzioni, forse già nel corso della prossima Assemblea generale delle Nazioni Unite. Nell’immediato il leader conservatore concorda con il presidente sudcoreano Moon Jae-In sull’opportunità di portare all’estremo le pressioni contro il regime di Pyongyang,

Intanto, riferisce la Reuters, Tokyo sta negoziando con gli Stati Uniti la fornitura di nuovi e più potenti radar. L’arcipelago non esclude di investire in una versione terrestre del sistema difensivo Aegis.

Allo stato attuale, però, senza avere accesso agli Spy 6, si troverebbe a disporre di una tecnologia radar insufficiente a coprire lo stesso raggio del nuovo apparato difensivo, non potendo quindi intercettare eventuali minacce.

Il ministero della difesa potrebbe pertanto spingere per aver ulteriori fondi per finanziare tale progetto. Per il 2018 è previsto che il dicastero chieda un aumento del 2,5% del proprio bilancio, portando il totale alla cifra record di 48,1 miliardi di dollari. Tokyo sta inoltre lavorando per migliorare il sistema di allerta per la popolazione che nei minuti successivi al lancio ha mostrato alcune lacune.

E tra i membri del Partito liberal democratico del premier Abe c’è inoltre chi ha rotto gli indugi e, già lo scorso marzo, si era spinto a chiedere che il Paese si doti di armi offensive a lungo raggio per rispondere al nuovo livello di minaccia
Il mancato abbattimento del Hwarong-12 ha infatti aperto un fronte politico che ha a che fare con la costituzione pacifista post-bellica per il quale le forze armate nipponiche non sono tali, ma forze di auto-difesa.

Non essendo il missile direttamente rivolto verso il Giappone autorizzarne l’abbattimento sarebbe potuto non essere esattamente in linea con il dettato costituzionale che il premier per primo vorrebbe però emendare, finora ostacolato dall’opposizione popolare.

«Proprio perché minacciato direttamente dalla Corea del Nord il Giappone deve prendere l’iniziativa dei colloqui a cinque», si legge al momento in un editoriale del Mainichi Shimbun, uno dei principali quotidiani del Paese. L’esortazione rivolta al governo è di intensificare l’azione diplomatica. D’altra parte, secondo alcuni analisti l’impressione di poter ancora trattare con Kim è nella mente dello stesso Abe.

Scritto per il manifesto



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