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LA CORTE UE GELA BRUXELLES SU SINGAPORE

Secondo il Lussemburgo per concludere l'accordo di libero scambio con l'hub finanziario asiatico servirà l'ok dei Parlamenti degli Stati membri. Possibili ripercussioni sui negoziati della Brexit.

Andrea Pira

Mercoledi' 17 Maggio 2017

Per essere siglato l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e Singapore dovrà avere l’ok dei Parlamenti degli Stati membri. Bruxelles non può fare da sola. Lo ha precisato la Corte di Giustizia Europea in un parere sulle competenze esclusive a firmare e concludere l’intesa con l’hub finanziario del Sudest asiatico. L’accordo bilaterale è uno di quelli considerati di «nuova generazione», che oltre alle disposizioni sulla riduzione dei dazi sugli ostacoli non tariffari includono norme sulla tutela della proprietà intellettuale, gli investimenti, gli appalti pubblici, la concorrenza.


Il parere della Corte del Lussemburgo non entra nel merito dei contenuti dell’accordo, ma si limita a constatare che alcune delle disposizioni del testo siglato a settembre del 2013 rientrano nell’ambito della competenza concorrente tra Ue e governi, che pertanto devono operare di concerto. Sono due le parti dell’intesa sulla quale Bruxelles non può muoversi senza l’assenso dei 28 Paesi membri: il settore degli investimenti esteri diversi da quelli diretti, ossia «di portafoglio», e il regime di risoluzione delle controversie tra investitori e Stati. In quest’ultimo caso infatti rischia di sottrarre competenza giurisdizionale agli Stati.


Il parere richiesto alla Corte nell’ottobre 2014 influenzerà quindi la finalizzazione di tutti gli accordi di nuova generazione già conclusi o da concludere, come il Ceta, il trattato di libero scambio con il Canada, che attualmente può essere applicato soltanto in modo provvisorio e che per entrare pienamente in vigore deve attendere la ratifica di tutti i Parlamenti europei, ma che nei mesi scorsi ha rischiato di saltare per l’opposizione dell’Assemblea della Vallonia, regione francofona del Belgio. Per questo si pesano ora le possibili ripercussioni sui negoziati per la Brexit. L’uscita di Londra dall’Unione Europea dovrebbe infatti essere mitigata da un accordo di libero scambio. I cui tempi, se si dovesse passare per le ratifiche di tutte le Camere, si allungherebbero di conseguenza.


Scritto per MF - Milano Finanza



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