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I 100 giorni di Trump e l’ansia dei repubblicani

I SONDAGGI GIUDICANO TRUMP

Trump, si fa presto a dire Impeachment

Dal lavoro luce verde per la Fed

OTTO ESECUZIONI IN DIECI GIORNI 9/3/17

VIOLENZA SESSUALE SOTTO IL TAPPETO NEI CAMPUS USA

DOPO ORLANDO, LA PIAGA AMERICANA DELLE SMALL ARMS

LA LUNGA STRADA DI HILLARY

I CANDIDATI IN CORSA

ALL'ONU SERVE TRASPARENZA

IL PALAZZO DI VETRO RIPARTE DA INTERNET

TRUMP E HILLARY SENZA PIU' RIVALI

ARRIVANO I MC-DONALDS DELLA MARJIUANA

HILLARY E DONALD PIGLIATUTTO

LA RIVOLTA DELLE CALCIATRICI

I 100 giorni di Trump e l’ansia dei repubblicani

Le troppe ombre della nuova presidenza spaventano anche chi lo aveva votato. E adesso il partito al potere teme di pagare un prezzo pesante nel 2018

Gianna Pontecorboli

Sabato 6 Maggio 2017


New York- Che fine ha fatto l’entusiasmo di quella parte dell’America che solo a novembre dell’anno scorso aveva regalato la Casa Bianca a Donald Trump? Quali sono, a cento giorni dall’insediamento, gli umori dei sobborghi bianchi ricchi e conservatori e delle cittadine industriali impoverite , dei sostenitori di una ‘’rivoluzione’’ populista e di quelli di un’America di nuovo temibile e con le armi in mano?

Mentre la comunita’ internazionale si interroga perplessa sulle intezioni del nuovo presidente americano, i segnali che qualcosa sta cambiando anche all’interno del paese si stanno moltiplicando in questi giorni. E a essere in allerta non sono soltanto i repubblicani, che hanno gli occhi puntati sulle prossime elezioni di mezzo termine del 2018 in cui saranno rinnovati un terzo del senato e l’intera camera dei rappresentanti, ma anche i democratici, ansiosi di cogliere ogni segnale da sfruttare a proprio favore.

“Nel complesso i suoi indici di approvazione sono rimasti stabili. Alla scadenza dei primi cento giorni in carica, Trump e’ visto nella maniera meno favorevole rispetto ai sei presidenti che lo hanno preceduto . Per il momento la sua base e’ sicura, ma il presidente non ha teso la mano agli altri e si vede’’, spiega al Corriere del Ticino Lee Miringoff, direttore del Marist College Institute for Public Opinion.

Il panorama, ovviamente, ha molte facce.

In tempi normali, solo per fare un esempio, il risultato delle elezioni per la scelta del nuovo rappresentante del Sesto Distretto congressuale della Georgia avrebbe raggiunto a stento le colonne dei giornali locali. In una zona che copre i sobborghi eleganti di Atlanta e in uno stato solidamente conservatore, nessun candidato democratico ha conquistato un seggio negli ultimi quarant’anni. E il posto fino ad ora coperto da Tom Price, che e’ diventato il ministro della salute di Trump, non sembrava certo a rischio per il partito repubblicano quando gli elettori sono andati alle urne martedi scorso.

Invece, il giovane candidato democratico Jon Ossoff ha vinto il 48,3 per cento dei voti e costretto la suo avversaria Karen Handel , che non e’ arrivata neppure al 20 per cento dei voti, a un umiliante spareggio a fine giugno.

Appena trentenne, l’aria da ragazzino, ex produttore di documentari sui crimini dell’ISIS per la BBC e ex funzionario del Congresso per i problemi della sicurezza nazionale, Ossoff ha condotto una campagna elettorale politicamente moderata, ma aggressiva nella promessa di ‘’rendere Trump furioso’’, e raccolto oltre 8 milioni di dollari di contributi elettorali, in gran parte fuori dallo stato.

Il risultato, anche se non ha garantito a Ossoff il 50 per cento dei voti che i democratici avrebbero voluto e che sarebbero stati necessari per evitare lo spareggio, ha confermato molti degli interrogativi che i politologi piu’ attenti e gli studiosi di pubblica opinione in America si ponevano da giorni .

In realta’, il deludente risultato della Georgia ha soltanto confermato diversi altri segnali inquietanti. Giusto pochi giorni prima del voto in Georgia, sono andati alle urne gli elettori del distretto di Wichita, in Kansas, rappresentato fino ad ora da Mike Pompeo, il nuovo direttore della Cia. Il collegio e’ sempre stato un’altra tradizionale roccaforte dei repubblicani e Trump lo aveva vinto facilmente ma il rappresentate del partito, l’ex tesoriere dello stato Ron Estes, ha finito per prevalere con un margine di soli 7 punti sul candidato democratico James Thompson. A maggio, sara’ la volta di un’elezione speciale in Montana e la battaglia e’ gia’ diventata feroce.

Contemporaneamente, in molte parti del paese, i congressisti tornati a casa per le vacanze pasquali hanno dovuto confrontarsi con un elettorato scontento, che non ha risparmiato loro domande scomode e accuse feroci per la mancata riforma sanitaria, la confusione sulle riforme fiscali, l’aumento della tensione internazionale.

Nelle grandi zone industriali dove Trump ha strappato il consenso a Hillary Clinton, hanno mostrato gli elettori, lo scontento serpeggia soprattutto per ragioni interne. ‘’Non e’ quello che ha fatto, e’ quello che sta cercando di fare e che finora non ha avuto successo’’, ha spiegato al New York Times Bill Yacobosky , un ingegnere ferroviario della Pennsylvania che pure ancora lo sostiene’’ Combatte contro se stesso e combatte contro Washington, sta cercando di imparare mentre vola’’ . A essere delusi, sono stati quegli elettori di provincia che speravano in una riforma sanitaria che garantisse una copertura meno costosa e piu’ efficiente di quella garantita dall’Obamacare. Adesso, il clamoroso fallimento del primo tentativo ha lasciato il posto alla promessa di un nuovo progetto che accontenta la destra del partito repubblicano, ma fa tenere a decine di milioni di americani di mezza eta’ di rimanere senza copertura.

Nei sobborghi ricchi delle grandi citta’, dove una solida base repubblicana e’ sempre stata vicina al conservatorismo economico classico e il voto per Trump e’ stato compatto ma non sempre convinto fino in fondo, i dubbi sono probabilmente di natura diversa.

Quella riforma fiscale che Donald Trump aveva promesso a gran voce durante la campagna elettorale e che gran parte del mondo finanziario americano giudica da tempo necessaria e’ stata presentata a gran voce giusto alla vigilia dell’anniversario dei cento giorni. Di fronte a un progetto di poche pagine e che ha suscitato molte perplessita’ per i suoi effetti a lungo termine sul deficit, tuttavia, la reazione e’ stata cauta.

Le ultime mosse della Casa Bianca nello scenario internazionale, dal bombardamento in Siria alle minacce nei confronti della Corea del Nord , hanno per di piu’ messo in allarme anche quella parte del paese che, per tradizione, e’ generalmente pronta a schierarsi accanto ai suoi militari nei momenti di pericolo.

‘’Una piccola maggioranza ha appoggiato il bombardamento in Siria ma gli americani hanno risentito dell’aumento della tensione internazionale’’, dice Lee Miringoff ‘’ Il pubblico non ha molta fiducia in lui come comandante in capo in grado di pianificare, chiedere consiglio e arrivare alla giusta decisione. Per lui e’ un momento delicato per quanto riguarda la politica internazionale’’.

Adesso, in vista di un’elezione ormai dietro l’angolo, tutti cercano di mettersi nella posizione giusta. Per i democratici, che pure sanno che sara’ difficile conquistare gli oltre trenta seggi necessari per cambiare la maggioranza, l’obbiettivo e’ quello di continuare a mobilitare la protesta di piazza , magari chiedendo a gran voce un ‘’impeachment’’ , ma pronti ad appoggiare in tutti i modi il giovane candidato moderato nei sobborghi ricchi. Per i repubblicani, il gioco e’ sottile e delicato, e le divisioni all’interno del partito diventano di giorno in giorno piu’ difficili da conciliare. Non certo per caso, diversi candidati con il posto a rischio hanno cominciato nei giorni scorsi a distanziarsi dal presidente, magari solo perche’ spende troppi soldi a Mar a Lago, o perche’ si sbaglia sulla direzione della sua minacciosa ‘’armada’’ nel Pacifico. E qualcuno, come il rispettato Jason Chaffetz , preferisce addirittura gettare la spugna e annunciare che non si ripresentera’.


anche sul Corriere del Ticino














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