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La voce di Donald a Palazzo di Vetro

Chi e' Nikki Haley ,la nuova, indipendente e imprevedibile ambasciatrice Usa all'Onu

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 27 Marzo 2017

New York - Quando la si vede arrivare circondata di aiutanti, nel corridoio che porta al Consiglio di Sicurezza, Nimrata Nikki Ranhhawa Haley potrebbe essere facilmente confusa con una delle tante funzionarie dell' organizzazione internazionale che arrivano da tutti gli angoli del mondo. I suoi lineamenti tradiscono la sua origine indiana, e' infatti nata in Carolina del Sud, ma i suoi genitori sono Sikh immigrati negli Stati Uniti dal Punjab.
L'apparenza, pero', racconta solo una parte della storia. Nikki Haley, il nome con cui tutti la conoscono, e' infatti la donna politica ha cui il presidente Trump ha affidato a novembre del 2016 il compito di rappresentarlo all'Onu. Il suo incarico e' particolarmente importante, visto che, per tradizione, l’ambasciatore Usa all’Onu occupa anche un posto all'interno del gabinetto del presidente. E a precederla sono stati personaggi di rilievo, basti pensare a Jeanne Kirkpatrick, la temuta e rispettata ambasciatrice di Ronald Reagan, e ancor piu' a Madeleine Albright, poi divenuta segretario di Stato con Bill Clinton.
All'ambasciata americana che fronteggia il palazzo dell'Onu, Nikki e' arrivata senza alcuna esperienza in politica estera. A convincere il mondo diplomatico a prenderla sul serio gia' dalle prime mosse, tuttavia, non e' stato solo il peso degli Stati Uniti all'interno dell'organizzazione internazionale .
Alle spalle infatti l 'ancor giovane signora, che ha solo 45 anni, ha gia' una carriera politica di tutto rispetto. Dopo aver aiutato sua madre a lanciare un’azienda di abbigliamento di lusso, ha occupato una serie di posizioni, prima in diverse Camere di Commercio della Carolina del Sud, poi come presidente della National Association of Women Business Owners. Nel 2004, poco piu’ che trentenne, ha sconfitto un anziano rappresentante repubblicano e e’ stata eletta per la prima volta al parlamento della Carolina del Sud, un incarico poi conservato per tre mandati biennali consecutivi. Nel 2009, infine, ha alzato il tiro e si e’ presentata candidata come governatrice dello Stato con il supporto del Tea Party appena creato da Sarah Palin e e’ stata eletta a novembre del 2010 e confermata quattro anni dopo.
Al partito repubblicano, quella giovane donna politica brillante e spesso anticonvenzionale, ovviamente, non e’ sfuggita, tant’e’ vero che il suo nome era stato fatto, nel 2012, come possibile candidata vicepresidente insieme a Mitt Romney.
Quando, a sorpresa, Donald Trump l’ha scelta per l’incarico all’Onu, i suoi critici hanno notato la sua mancanza di esperienza in politica estera, ma hanno anche ricordato il suo coraggio nel rimuovere la bandiera confederata, considerata il simbolo del razzismo bianco, dal palazzo del parlamento dello stato e nel difendere le sue origini di immigrata con un costante appello alla tolleranza e all’inclusivita’. ‘’In tempi di ansia, si puo’ essere tentati di seguire il canto della sirena delle voci arrabbiate.Ma dobbiamo resistere questa tentazione. Qualcuno pensa di dover avere la voce piu’ forte pr fare una differenza, ma questo non e’ vero’’, aveva dichiarato, senza fare nomi ,durante la campagna elettorale’’. Il duro commento aveva suscitato un irato twitter con cui Trump l’aveva definita ‘’un imbarazzo per la Carolina del Sud’’.
Adesso, al Palazzo di Vetro, la nuova ambasciatrice si e’ mostrata finora decisa ma non ha perso la sua vena di indipendenza, ha cercato di accontentare la Casa Bianca lasciando capire che si battera’ per i tagli al bilancio e i conservatori del partito inserendo un gruppo antiabortista nella delegazione americana che ha participato alle discussioni sui diritti delle donne. Contemporaneamente, le sue proteste hanno convinto il segretariato a ritirare un rapporto che definiva Israele uno stato di ‘’apartheid’’ ... (continua su Il Corriere del Ticino)



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