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LA SCURE DI TRUMP SULL'ONU

I tagli del nuovo presidente americano potrebbero mettere il Palazzo di Vetro in ginocchio

Gianna Pontecorboli

Lunedi' 27 Marzo 2017

New York - All’inizio di Marzo, i diplomatici americani a New York hanno organizzato con molta discrezione un incontro con i colleghi dei principali paesi donatori dell’Onu e li hanno avvertiti di aspettarsi una ‘’severa stretta’’ dei finanziamenti statunitenso all’Onu. ‘’Ci hanno detto che circolavano molte voci di un consistente taglio alle spese del Dipartimento di Stato, ma non ci hanno fornito delle cifre’’, ha raccontato, parlando privatamente, un ambasciatore europeo.
Pochi giorni dopo , quando l’amministrazione Trump ha rivelato le linee guida del suo prossimo bilancio, le parole dei diplomatici americani hanno trovato una dura conferma. Nelle intenzioni del nuovo presidente, infatti, il bilancio del Dipartimento di stato dovrebbe essere tagliato del 29 per cento, da 38 a 27 miliardi di dollari, quello dei programmi allo sviluppo di oltre il 30 per cento. E le Nazioni Unite, la grande organizzazione internazionale a cui Washington versava negli anni scorsi circa 10 miliardi di dollari all’anno, potrebbero essere le prime vittime dei tagli.
Nei corridoi del Palazzo di Vetro, le fredde cifre contenute nel progetto di bilancio hanno ovviamente aumentato la sensazioni di ansieta’ che circolava gia’da quando Donald Trump si e’ insediato alla Casa Bianca. Che cosa succedera’ se mancheranno i soldi per sostenere lo sforzo umanitario? Cambiera’ il ruolo internazionale di un paese che finora ha pagato una larga parte delle spese, sia obbligatorie che volontarie, ma che ha sempre fatto sentire, per questo, il suo peso? In campagna elettorale, il futuro presidente non aveva nascosto la sua ostilita’ nei confronti dell’organizzazione internazionale e promesso al suo elettorato di utilizzare la mano dura per eliminare sprechi e spese inutili e garantire che la sua visione delle priorita’ dell’America avrebbe trovato spazio anche sulle rive dell’East River.
Adesso, cosi’, la preoccupazione e’ appena temperata dalle molte incertezze che ancora circondano l’attuazione pratica dell’intero piano e dalla consapevolezza che a dire la parola finale sara’ un Congresso che potrebbe non condividere tutte le scelte del presidente. Di fronte a una svolta non certo inattesa. il mondo diplomatico in generale e anche il nuovo Segretario Generale Antonio Guterres e il suo staff hanno misurato in questi giorni le parole. ‘’Il Segretario Generale e’ totalmente impegnato nella riforma delle Nazioni Unite per fare in modo che l’organizzazione sia disegnata per i suoi scopi e consegua dei risultati nella maniera piu’ efficiente e economica. Tuttavia, un taglio improvviso dei fondi provocherebbe l’adozione di misure ad hoc che metterebbero a rischio l’impatto degli sforzi per una riforma a lungo termine’’, si e’ limitato a far sapere Guterres attraverso il suo portavoce Stephane Dujarric.
Qualcuno, tra le righe, e’ stato piu’ diretto. ‘’Un’Onu forte e un’America impegnata negli affari del mondo sono piu’ necessari che mai’’, ha spiegato per esempio l’ambasciatore francese Francois Delattre,’’Un ritiro e un unilateralismo dell’America, e anche la semplice percezioni di questo, creerebbe il rischio di tornare a vecchie politiche che hanno solo creato instabilita’. In politica estera, come nella politica nazionale, la percezione conta’’.
Negli uffici che potrebbero essere toccati dai tagli, in questi giorni, nessuno vuole parlare apertamente, ma gia’ si sa che molti temono di dover abbandonare un impegno, e qualche volta una missione, a cui hanno dedicato anni di lavoro.
Altri, piu’ pragmatici, ricordano gli interessi che l’America ha in gioco nel buon funzionamento dell’intero sistema dell’Onu. In compenso, sono a rischio tutti i contributi volontari. E nell’occhio del ciclone vi saranno le organizzazioni internazionali, le missioni di pace non disposte a ridurre i costi e ripartire le spese, i programmi per combattere i cambiamenti climatici e quelli di assistenza umanitaria... (continua su Il Ticino)



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