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Bruxelles pronta a difendere l'acciaio europeo

La siderurgia ha dominato il summit Ue-Cina a Pechino. Juncker esorta i cinesi a ridurre l'eccesso di capacità produttiva. I tagli legati al riconoscimento dello status di economia di mercato

Andrea Pira

Giovedi' 14 Luglio 2016

Bruxelles e Pechino metteranno in piedi un gruppo di lavoro congiunto per monitorare le importazioni di acciaio e studiare politiche atte a limitare l’eccesso di capacità produttiva. Due dati da cui non è possibile prescindere, essendo probabilmente legato anche alla volontà cinese di ridurre la sovrapproduzione nel settore siderurgico il riconoscimento da parte europea dello status di economia di mercato, in base a quanto previsto dall’accordo del 2001 per l’ingresso della Repubblica popolare nell’Organizzazione Mondiale del Commercio. L’istituzione dell’organismo congiunto è uno dei risultati del vertice sino-europeo che si è concluso ieri a Pechino.

Tra i due aspetti che caratterizzano i rapporti commerciali tra Cina e Europa «esiste un legame chiaro», ha rimarcato il presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker al termine del business forum che si è tenuto a margine dell’incontro istituzionale nella capitale cinese tra il premier Li Keqiang e il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Dell’attribuzione dello status di economia di mercato ai cinesi la Commissione si discuterà il prossimo 20 luglio. «Ci atterremo ai nostri obblighi internazionali», ha chiarito Juncker, «l’argomento però è difficile». Bruxelles sta finalizzando uno studio sull’impatto che l’eventuale riconoscimento potrebbe avere sull’economia comunitaria e dovrà tenere conto della posizione del Parlamento Ue, contrario a ogni automatismo. Considerare quella cinese un’economia di mercato renderebbe infatti più difficile imporre eventuali dazi o misure protettive. La siderurgia rischia di essere uno dei settori più colpiti. La sovrapproduzione cinese è pari al doppio dell’intera produzione d’acciaio europea. Sebbene nel primo trimestre l’export comunitario sia aumentato del 28%, ha rimarcato Juncker, nello stesso periodo i prezzi sono calati del 31%. Il presidente della Commissione Ue ha quindi ricordato che serviranno «dolorosi aggiustamenti».

La Ue «si difenderà con ogni mezzo, ha aggiunto, «quando diciamo che le regole del mercato devono essere applicate, i cinesi sanno esattamente che questo, in termini concreti, significa esattamente la chiusura delle acciaierie». I piani di riforma di Pechino danno priorità alla ristrutturazione dei settori in sovrapproduzione, di solito dominati dalle aziende di Stato. Il governo punta a favorire aggregazioni e fusioni per migliorare l’efficienza. Proprio in questi giorni il colosso Baosteel ha annunciato che nei prossimi due anni ridurrà la capacità di 9,2 milioni di tonnellate. Ma intanto a giugno l’export cinese ha registrato un incremento del 23% a 10,4 milioni di tonnellate, toccando il picco da settembre dello scorso anno.

Scritto per MF - Milano Finanza



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