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Una donna alla Casa Bianca? La vittoria della Clinton in California e in New Jersey e' l'ultimo passo verso uno storico traguardo

Gianna Pontecorboli

Mercoledi' 8 Giugno 2016
Nel lontano 1968, Hillary Rodham era la presidente del Wellesley College Government Association , pronunciava discorsi che attiravano l'attenzione della stampa e si adoperava per coinvolgere piu' studenti di colore nelle attivita' studentesche. Bill Clinton non era ancora entrato nella sua vita e la brillante studentessa pensava di avere ''una mente conservatrice e un cuore liberale''. I suoi compagni erano convinti che avesse tutte le qualita' per diventare un giorno la prima presidente donna degli Stati Uniti.

Martedi sera, quando una Hillary visibilmente commossa ha celebrato a Brooklyn le sue ultime vittorie, quella lontana previsione e' diventata una possibile realta'. '' Questa notte e' la fine di un viaggio straordinario, un lungo, lungo viaggio,''ha detto la candidata.

Adesso, quel ''tetto di vetro'' che ancora non si era aperto nel 2008 quando era stata costretta a cedere il passo a Barack Obama si e' finalmente frantumato e per la prima volta nella sua storia, a quasi cent'anni di distanza dall'elezione della prima donna, Keannette Rankin, al Congresso, una donna diventera' la candidata del suo partito per la corsa alla Casa Bianca.

La storica vittoria di Hillary era gia' stata anticipata lunedi sera , quando la Associated Press aveva annunciato a sorpresa che la Clinton aveva gia' superato, con il preannunciato sostegno di diversi superdelegati , la fatidica soglia dei 2383 voti necessari per aggiudicarsi la nomination.

Le decisive primarie di martedi, poi, non hanno lasciato piu' dubbi. Hillary ha lasciato al suo avversario Bernie Sanders il Nord Dakota e il piccolo Montana, ma lo ha superato di 13 punti percentuali, pari a circa mezzo milione di voti, in California, di 26 punti in New Jersey e con percentuali minori in New Mexico e in Sud Dakota.

Di fronte a una netta sconfitta, soprattutto nel grande e popoloso stato della costa West su cui aveva puntato tutte le sue carte Sanders ha reagito con la promessa di portare la sua battaglia fino alla convenzione di Filadelfia, apparentemente incurante del fatto che per modificare il risultato finale dovrebbe convincere la quasi totalita' dei superdelegati, che sono membri del partito liberi di votare chi vogliono, a modificare le loro preferenze all'ultimo minuto.

Che nella realta' le cose siano cambiate e' pero' apparso evidente quando Obama, ha fatto sapere che ricevera' Sanders alla Casa Bianca. Il giorno dopo, sempre a Washington, sara' il capogruppo democratico alla Camera, Harry Reid, a ricevere il senatore per cercare di convincerlo a tirarsi indietro in nome dell'unita' del partito.

Anche se ancora mancano le conferme ufficiali, al centro delle discussioni che impegneranno nei prossimi giorni l'intero mondo politico democratico ci sara', insieme alla definizione di una piattaforma elettorale gradita alla sinistra del partito, anche la scelta del candidato vicepresidente. Forte degli oltre dieci milioni di voti ricevuti, non c'e dubbio, Sanders fara' sentire la sua voce. Negli ultimi giorni, il sito di previsioni Predictwise. Com, che molti considerano assai attendibile, ha visto salire le previsione per un'accoppiata Clinton-Sanders. Fino ad ora, nessuno dei due candidati l'ha appoggiata, ma neppure esclusa apertamente.

Negli ambienti polici, pero' ,circolano anche altri nomi, come quello della senatrice del Massachussetts Elizabeth Warren, beniamina della sinistra liberal , che potrebbe portare alle urne quell'elettorato giovanile che e' finora apparso difficile da raggiungere per Hillary. Un'altro nome che circola con insistenza e' quello di Julian Castro, attuale Segretario dello Sviluppo Urbano, che potrebbe mobilitare gli ispanici in alcuni stati a rischio come la Florida.

A facilitare il lavoro del partito democratico, d'altra parte, ha provveduto l'avversario. Dopo la scontata vittoria alle primarie di martedi, Trump ha fatto un discorso di maniera, letto con sussiego da un teleprompter. Il suo atteggiamento composto non e' pero' bastato a quietare i leader del partito, che temono che le accuse rivolte dal candidato al giudice di origine ispanica Gonzalo Curiel mettano a rischio tutte le prospettive di vittoria a novembre. Dopo diverse settimane passate a cercar di costruire una difficile unita' dietro al candidato scelto degli elettori, cosi' , gli argini si sono rotti e molti esponenti politici, a cominciare da Paul Ryan, hanno apertamente accusato il loro candidato di razzismo.

anche sul Corriere del Ticino





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