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L'Italia rispetta le regole Ue sul debito

Da Londra il ministro Padoan replica a quella parte di commissari europei che criticano il Paese per il mancato rispetto dei target comunitari. Il 18 maggio le decisioni di Bruxelles sulla flessibilità per il conti italiani

Andrea Pira

Giovedi' 12 Maggio 2016
L'Italia rispetta le regole europee sul debito, un ambiente economico avverso rende però più problematica la sfida di ridurre l’entità di tale fardello. Firmato Pier Carlo Padoan, nella lettera in risposta alla richiesta alla Commissione europea di chiarimenti sull’evoluzione del debito italiano così come presentata nel Documento di economia e finanza.

Le valutazioni di Roma e Bruxelles divergono. Il governo Renzi prevede che la fase discendente inizierà già quest’anno passando dal picco del 132,8% del 2015 al 132,4%. La valutazione contenuta nelle previsioni di primavera della Ue presentate una settimana fa si fermano invece al 132,7%, rimandando l’inizio del calo al 2017, limitandosi a definire quella di quest’anno una stabilizzazione.

Il debito «non sta crescendo, sta iniziando a calare e questo prevalentemente grazie alla crescita economica più forte», ha spiegato Padoan da Londra. Una replica indiretta a quella parte dei commissari europei che nella riunione della commissione di martedì, la prima per discutere del possibile ok alla flessibilità dei conti, obiettavano facendo leva sulla mancata discesa, in violazione della regola che impone ai Paesi con un rapporto debito-pil superiore al 60% di tagliarlo di un ventesimo ogni anno.

Il giudizio di Bruxelles sulla Stabilità 2016 e le raccomandazioni specifiche per il Paese sono attese per il 18 maggio. L’esecutivo avrà quindi una settimana per fugare gli ultimi dubbi, anche se secondo quanto trapelato l’orientamento comunitario è per l’ok alle richieste italiane. Nella lettera indirizzata al vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, e al commissario, Pierre Moscovici, resa pubblica ieri, il Mef ha indicato tra i «fattori rilevanti per la deviazione dai target Ue la dinamica dei prezzi e la pressione deflazionistica». «Una politica di bilancio più restrittiva rispetto ai numeri fissato nel programma di Stabilità», si legge ancora, «potrebbe peggiorare le performance di crescita e quindi l’evoluzione del rapporto debito-pil».

Il documento ritorna inoltre sulle critiche alla metodologia di calcolo dell’output gap, ossia dello scarto tra pil potenziale ed effettivo, che penalizzerebbe l’Italia. Ci sono infine le spese per la gestione dell’accoglienza dei migranti, per le quali il governo ha chiesto flessibilità aggiuntiva.

Alla discesa del debito nell’anno potrebbe comunque contribuire un’ulteriore cessione di quote di Poste. Slittata almeno al 2017 l’ipo di Fs, nel programma privatizzazioni per il 2016 rimane in campo soltanto quella di Enav. Padoan ha quindi confermato «la possibilità di cedere una quota maggiore», del gruppo guidato da Francesco Caio, « vedendo dove possiamo arrivare». Intanto, come spiegato dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, nei prossimi due mesi si lavorerà all’integrazione tra Ferrovie e Anas, operazione che permetterebbe tra l’altro di far uscire il gruppo delle strade dal perimetro della Pa.

Se per i falchi della Ue, il rispetto delle regole servirà a rassicurare i mercati, questi ultimi almeno nel breve periodo non sembrano preoccupati. Ieri il Mef ha collocato 6,5 miliardi di euro di Bot a 12 mesi al -0,14%, nuovo minimo storico. Un «buon preludio» per le operazioni dei prossimi giorni, ha commentato Vincenzo Long di Ig. (riproduzione riservata)

Scritto per MF-Milano Finanza



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