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Mogens Lykketoft, presidente dell'Assemblea Generale, spiega le novita' per la scelta del nuovo segretario generale

Gianna Pontecorboli

Domenica 1 Maggio 2016
Da quanto e' diventato a settembre 2015 presidente dell'Assemblea Generale, carica che manterra' fino a settembre del 2016, Mogens Lykketoft non ha mai cessato di adoperarsi per mandare avanti una causa in cui evidentemente crede molto, quella di una maggiore trasparenza nella scelta di chi deve guidare le Nazioni Unite. 70 anni, ex ministro degli esteri e presidente del parlamento danese , per molti anni presidente del partito Socialdemocratico della Danimarca, Likketoft ha accettato di rispondere alle domande di Lettera 22.




D) Con le audizioni pubbliche dei candidati Il primo passo verso una maggiore trasparenza e' stato fatto. Qual' e' il suo giudizio su come si sono svolte ? Farebbe qualcosa di diverso se dovesse ricominciare?




R) No, non farei niente di diverso per quelli che sono venuti, continuerei a dare lo stesso tempo a quelli che hanno gia' presentato la candidatura e spero che altri si presentino presto, in modo da poter avere lo stesso tipo di dialogo informale anche con loro. Penso che sia andato tutto bene, e' stato ovviamente difficile, con tante domande da parte degli stati e le domande da parte della societa' civile. Certo, e' stato necessario trovare un delicato equilibrio tra tante domande diverse, e non e' stato sempre possibile dare ai candidati il tempo necessario per approfondire le loro risposte, anzi ci siamo trovati d'accordo che puo' essere necessario per loro rispondere in maniera piu' completa sui social media.

Penso pero' che in complesso abbiamo trovato un equilibrio, c'e' stata una risposta per tutti i grossi problemi che sono stati sollevati degli stati e dei rappresentanti della societa' civile.

Sono rimasto colpito dalla disciplina che hanno mostrato sia i diplomatici che I candidati. Gli ambasciatori hanno capito che non era il momento per loro di fare delle dichiarazioni politiche e tutti i candidati hanno dimostrato una buona conoscenza delle Nazioni Unite, alcuni avevano un'esperienza di lavoro all'interno dell'Onu, altri no, ma tutti hanno mostrato un'ottima comprensione dei problemi dell'organizzazione sia a livello amministrativo sia a livello politico. Abbiamo avuto un ottimo gruppo di persone e sono sicuro che altri arriveranno




D)Che cosa devono fare ora I candidati che si sono gia' presentati?



R) Quello che stanno gia' facendo, si stanno presentando ai gruppi regionali, ci sono discussioni in vari fori pubblici e privati. Tutti stanno utilizzando i social media e speriamo di avere ancora l'aiuto della stampa internazionale. Non pensiamo di organizzare un secondo turno di presentazioni all'interno dell'Onu, ma sicuramente quello che abbiamo fatto ha gia' avuto una grossa attenzione globale.

Questo processo, fino ad ora, e' stato iniziato in accordo con il Consiglio di Sicurezza, come era richiesto dalla risoluzione dell'Assemblea Generale di settembre. Il consiglio di Sicurezza si e' impegnato a non affrontare la questione prima che i candidati abbiano avuto il modo di presentarsi ma la decisione finale, comunque, spettera' ai quindici membri del Consiglio,


D) Quanto tempo hanno altri candidati per presentarsi?



R) Non ci sono tempi stabiliti. Questo e' stato uno dei compromessi che abbiamo fatto per trovare il consenso necessario per approvare la risoluzione che ha dato inizio a questo nuovo processo di selezione. Me ne dispiace, perche' per conto mio sarebbe stato meglio se ci fossero state delle scadenze. In questo modo invece e' possibile che ci siano dei nuovi candidati all'ultimo momento, quando il processo di selezione passera' nelle mani del Consiglio di Sicurezza, ma faro' del mio meglio per dare anche a loro lo stesso spazio per presentarsi che hanno avuto gli altri.




D) Dalle domande che sono state fatte ai candidati sono emersi due tipi di problemi diversi, da un lato quelli di gestione dell'Onu e dall'altro quelli piu' strettamente politici. Quale dei due argomenti ha avuto il ruolo predominante, sia per gli ambasciatori e i rappresentanti della societa' civile, sia per I candidati?




R) Ci sono state domande in tutti e due i settori. Quello che si vuole in un nuovo segretario generale e' qualcuno che abbia un'autorita' morale e politica, che abbia le capacita' per affrontare le questioni politiche, unita all'abilita' di riabilitare il sistema Onu. Ci vuole un'interdipendenza tra tutte le cose. Ci sono delle decisioni molto importanti che si presenteranno di fronte al nuovo segretario generale




Lei ha detto chiaramente che il Consiglio di Sicurezza sarebbe costretto a prendere seriamente in considerazione un candidato che fosse emerso chiaramente nelle presentazioni della settimana scorsa. A suo giudizio questo e' avvenuto per uno o diversi candidati?




R)Non ne sono sicuro, ma penso che se gli stati membri vogliono avere un'influenza devono almeno indicare se c'e' un nome che preferiscono.



D)Fino ad ora, i segretari generali hanno servito per due mandati consecutivi di cinque anni ciascuno, ma si parla sempre piu' spesso di un mandato unico di sette anni. Ci si possono aspettare delle novita' a questo riguardo?



R) Molti stati sono favorevoli a questa idea perche' pensano che limiti l'influenza dei cinque paesi che sono membri permanenti del Consiglio di Sicurezza e hanno il diritto di veto. Il problema non e' stato affrontato nella risoluzioni dell'assemblea generale a settembre, ma se ne parla. Sicuramente prima o poi sara' presentata una risoluzione al riguardo, ma non potra' essere approvata per consenso, perche' alcuni stati, in particolare tra i paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, sono contrari .




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