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Per la prima volta nella storia gli aspiranti successori di Ban Ki-moon si presentano ai diplomatici e al mondo intero

Gianna Pontecorboli

Domenica 1 Maggio 2016
Per la prima volta nella storia, la scelta del futuro segretario generale dell'Onu e' diventata, almeno nella sue battute iniziali, un evento aperto a tutti, che si puo' perfino seguire passo passo su Internet. A dare il senso di una piccola ''rivoluzione'' attesa da molti, sono stati, a meta' aprile, tre giorni di colloqui pubblici con i candidati, che hanno lasciato al Palazzo di Vetro la sensazione che sia iniziato un processo ancora incerto, ma destinato ad essere importante per il futuro dell'organizzazione internazionale.

A gennaio del 2017, infatti, scadra' la carica dell'attuale segretario generale Ban-Ki-moon. Il suo successore, sara' eletto ufficialmente solo in autunno, ma Mogens Lykketoft, il politico danese che e' diventato a settembre del 2015 presidente annuale dell'Assemblea Generale, l'organismo che raduna tutti i paesi membri dell'organizzazione internazionale, ha deciso gia' in autunno di dare ascolto alle molti voce che da tempo chiedevano piu' trasparenza nella scelta di chi si assumera' le sue responsabilita'. E ha cominciato a promuovere con energia un nuovo processo che coinvolga da protagonisti non soltanto i 193 stati membri, ma anche quella societa' civile sempre piu' infuenzata, in mille settori diversi, dalle scelte che si fanno sotto il tetto del Palazzo di Vetro. .

In base all'articolo 97 della Carta delle Nazioni Unite, in realta', le norme per la selezione sono molto semplici. Il segretario generale, spiega in poche parole lo statuto dell'ONU, deve essere ''incaricato dall'Assemblea Generale su raccomandazione del Consiglio di Sicurezza''.

Nella pratica, in settant'anni di storia dell'organizzazione, i rappresentanti degli stati membri hanno sempre avuto ben poco da dire. I nomi dei papabili alla carica sono stati sempre discussi a porte chiuse dai paesi membri del Consiglio di Sicurezza. Dal 1996, i quindici membri hanno addirittura adottato le cosidette ''linee guida Wisnumurti'', dal nome dell'ambasciatore indonesiano che le ha proposte, e in base alle quali i possibili candidati vengono ''consigliati'' o ''sconsigliati'' nel corso di una serie di ballottaggi informali dai quindici paesi rappresentati nel consiglio. Alla fine, il nome di chi ha ottenuto la maggioranza e il consenso di tutti i cinque membri permanenti viene proposto all'Assemblea Generale, il cui compito e' soltanto quello di mettere uno scontato suggello.

A questo sistema, pero'. Lykketoft ha deciso di dire basta. E dopo che l'Assemblea Generale ha approvato all'inizio di settembre una prima risoluzione per chiedere piu' trasparenza ha scritto insieme all'ambasciatrice americana Samatha Powers , presidente di turno del Consiglio di Sicurezza, una lettera a tutti i paesi membri per invitarli a presentare i propri candidati, uomini come donne. E ha promesso poi di garantire a tutti la possibilita' di esprimere le proprie idee e di presentarsi a un pubblico piu' largo in una serie di incontri ''informali'' sotto il tetto del Palazzo di Vetro.

I primi a rispondere all'appello, come era prevedibile, sono stati i paesi dell'Est Europeo a cui, in omaggio alla tradizione della rotazione geografica, spetterebbe in linea di massima la posizione, e che non hanno perso tempo a presentare i loro favoriti. Alla loro lista, poi, si e' aggiunto anche qualche altro nome proveniente da regioni diverse.




All'inizio di aprile,cosi', il rivoluzionario preocesso di scelta ''trasparente'' e' cominciato. I nove candidati finora in lizza per la posizione hanno presentato il proprio programma, poi si sono sottoposti a due ora filate di domande da parte dei diplomatici di 193 paesi e di un campione di rappresentanti della societa' civile, e alla fine hanno trovato anche la buona volonta' di rispondere alla curiosita' dei giornalisti. E il tutto e' stato filmato e messo in rete, per chiunque voglia vederlo, sul sito dell'Onu.

Per le quattro donne e i cinque uomini che l'hanno affrontata e' stata una prova pesante, anche se alcuni di loro sono stati presidenti e ministri degli esteri dei loro paesi, altri hanno avuto o hanno tuttora la responsabilita' di un'importante agenzia internazionale.

Il lavoro per cui si propongono , d'altra parte, e' considerato concordemente il ''lavoro piu' impossibile''del mondo. Chi sara' eletto, dovra' occuparsi di prevenire o fermare le guerre, alleviare la fame nel mondo, promuovere le misure contro il riscaldamento del clima e arginare gli scandali per i comportamenti delle truppe di pace. Il tutto senza dispiacere ai cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, poco disposti a rinunciare ai propri previlegi, e a quasi duecento altri paesi con diverse priorita'. E per di piu' rimanendo saldamente alla guida di un'enorme, dispersa e costosa burocrazia.

Per aggiudicarselo, i candidati che si sono presentati per rispondere alla sfilza delle domande hanno usato il sorriso ma anche molta determinazione, ben attenti a non fare passi falsi destinati a compromettere le loro possibilita'.

Senza entrare troppo nei dettagli, hanno assicurato di poter resistere alle pressioni dei piu' prepotenti e di sapersi impegnare per dare un contributo concreto alla soluzione dei conflitti piu' intrattabili, hanno promesso di battersi per la completa parita' sessuale e di essere in grado di far quadrare i conti. Qualcuno, di fronte alle domande piu' scabrose, ha rifiutato di rispondere. Irina Bukova, attuale direttore generale dell'Unesco, non ha risposto quando le e' stato chiesto quali agenzie dell'Onu potrebbe chiudere per rendere l'organizzazione piu' efficiente. Antonio Guterres, ex alto commissario per I rifugiati, ha spiegato che per risolvere I conflitti '' la prevenzione sarebbe la sua priorita'''.

La corsa, e' chiaro, sara' adesso ancora lunga. I candidati gia' in lizza sono stati invitati a farsi conoscere meglio anche al di fuori dell'Onu, da ora fino all'autunno. In base alla risoluzione dell'Assembla Generale, per di piu', non ci sono limiti di tempo per la presentazione dei nuovi candidati e gia' si sa che altri spunteranno fuori. Tra quelli che si fanno, per esempio, c'e quello di Susana Malcorra, attuale ministro degli esteri argentino e ex braccio destro di Ban Ki-moon.

Alla fine, a decidere sara' ancora il Consiglio di Sicurezza, e soprattutto I cinque membri permanenti che hanno il diritto di veto sui nomi sgraditi. Nei corridoi del Palazzo di Vetro gia' si sussurra che i contrasti degli Stati Uniti con l'Unesco

potrebbero affondare le speranze di Irina Bukova e le Malvine contese con la Gran Bretagna quelle di Susana Malcorra.

Mogens Lykketoft, comunque , resta fiducioso. La barriera della segretezza e' stata per la prima volta sgretolata e anche il Consiglio di sicurezza dovra' in qualche modo tenerne conto.







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