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HILLARY E DONALD PIGLIATUTTO

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HILLARY E DONALD PIGLIATUTTO

Nello stato di New York i due candidati si confermano capofila per la corsa alla Casa Bianca. Adesso la parola passa alla Pennsylvania

Gianna Pontecorboli

Giovedi' 21 Aprile 2016
Il grande Empire State ha premiato martedi i suoi figli, l'ex senatrice che conosce ogni angolo dello stato e il palazzinaro di Queens che parla un linguaggio convincente per la ricca Manhattan come per l'impoverito e depresso ''upstate'' a nord. La parola, adesso, passa agli importanti e popolosi stati che voteranno la settimana prossima, la Pennsylvania, il Maryland, il Connecticut, il Rhode Island e il Delaware.

Le vittorie di Hillary Clinton e di Donald Trump sui loro rivali erano ampiamente previste e da giorni tutti i sondaggi le indicavano con chiarezza. I margini con cui i due candidati hanno avuto ragione dei loro avversari, pero', ha fatto capire che i giochi per aggiudicarsi la nomination dei rispettivi partiti per le elezioni di novembre si stanno ormai chiudendo, soprattutto in casa democratica.

Per Hillary, dopo alcune settimane di sconfitte, la posta in gioco e' stata ovviamente particolarmente alta. A New York, Bernie Sanders ha combattuto con grinta e determinazione, senza indietreggiare di fronte ai toni duri, e il candidato ha potuto sperare per giorni sul deciso appoggio delle migliaia di giovani che hanno affollato i suoi comizi. Alla fine, pero', Hillary ha conquistato il voto compatto delle donne, dei neri , degli ispanici e perfino degli ebrei e ha vinto un convincente 58 per cento dei voti, lasciando al suo avversario solo il 42 per cento.

Palesemente raggiante, Hillary ha festeggiato la sua vittoria con un discorso che ha lasciato capire di guardare ormai ai suoi avversari di novembre. ''Mi rende umile sapere che avete avuto fiducia in me per le enormi responsabilita' che attendono il nostro prossimo presidente'', ha detto. Contemporaneamente, la candidata ha lanciato un appello deciso alla folla dei giovani che hanno mostrato di voler ascoltare l'appello alla ''rivoluzione'' di Bernie Sanders. ''A tutti quelli che hanno sostenuto il senatore Sanders voglio dire che credo che quello che ci unisce sia molto piu' di quello che ci divide''.

Ieri, forte dei 1927 delegati gia' conquistati sui 2383 necessari per avere la maggioranza, la campagna elettorale della Clinton si e' gia' trasferita in Pennsylvania, il piu' importante degli stati che voteranno la settimana prossima. I sondaggi la danno favorita con oltre il 50 per cento delle preferenza e le sue speranze non dovrebbero essere smentite. Sanders, da parte sue, ha gia' promesso che continuera' a lottare, ma i conti non sono a suo favore e il senatore sa benissimo che avrebbe bisogno di conquistare, nelle prossime primarie, il 71 per cento circa delle preferenze. Un obbiettivo irrealistico perfino in California, dove si votera' a giugno e le sue prospettive sono migliori. Per il senatore del Vermont, d'altra parte, resta sicuramente la certezza di aver spostato il discorso del partito e della sua rivale sui temi piu' pressanti della giustizia sociale .

Per Donald Trump, la vittoria a New York e' stata altrettanto preziosa e ora le cifre danno al suo rivale Ted Cruz poche speranze di rincorsa nella conto dei delegati.

Anche per lui, secondo i sondaggi, i grandi stati in palio la settimana prossima , dove non e' mai stato popolare, non dovrebbero riservare brutte sorprese.

''Da quello che vedo in televisione, non c'e piu' una corsa, il senatore Cruz e' stato matematicamente eliminato'', ha spiegato Trump lunedi sera.

Per il miliardario newyorkese, pero', la vera vittoria e' stata nei confronti del suo stesso partito. Adesso, anche con l'aiuto del nuovo e navigato consulente elettorale Paul Manufort, il suo tono e' diventato meno aggressivo, piu' presidenziale e piu' concreto

E anche per i suoi nemici all'interno del Grand Old Party, ignorarlo, o peggio complottare per scavalcarlo durante la convenzione di Cleveland, e' diventato sicuramente piu' difficile.

anche sul Corriere del Ticino



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