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Fernando Cardenal, il “crociato” dell'alfabetizzazione

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Fernando Cardenal, il “crociato” dell'alfabetizzazione

A 82 anni è morto domenica scorsa a Managua il padre gesuita protagonista della Crociata dell'alfabetizzazione durante la Rivoluzione popolare sandinista degli anni 80, sospeso “a divinis” da Wojtila e riabilitato da Francesco

Adalberto Belfiore

Giovedi' 25 Febbraio 2016

Per capire chi è stato il padre Fernando Cardenal bisogna tornare con la mente ai terribili anni ottanta dell'America Centrale. Strapotere degli Stati Uniti e delle sue multinazionali, dittature sanguinarie, sfruttamento neo coloniale, genocidi. Governi fantoccio e squadroni della morte, ricchezze esorbitanti e abissi di miseria e di abbandono. E una chiesa cattolica insensibile, quando non connivente, in cui le gerarchie, salvo pochissime eccezioni, erano parte integrante del sistema.

Nel luglio del '79 successe però un fatto straordinario: in Nicaragua un popolo in armi dopo decenni di resistenza e di guerriglia sconfisse la dittatura. Tradizioni rivoluzionarie marxiste e libertarie e spirito cristiano si intrecciarono per dare vita a una delle più incredibili, meno conosciute e più osteggiate esperienze di liberazione dei tempi moderni. Fu la Rivoluzione popolare sandinista, dal nome di Augusto César Sandino, eroe della lotta contro l'imperialismo statunitense degli anni '30.

Fernando Cardenal, gesuita e teorico della Teologia della liberazione, incarnò la mistica di questa rivoluzione, il suo “compromesso con i poveri “ l'idealismo e lo spirito di sacrificio. Dopo solo un mese dall'insurrezione Fernando iniziò a organizzare quella che lui stesso volle che fosse chiamata Crociata dell'alfabetizzazione. Crociata, perché la parola ne esprimeva meglio di altre il compito quasi messianico: dalle tenebre dell'ignoranza alla luce della conoscenza e della libertà.
Non si trattò di retorica: Cardenal impostò un programma molto razionale, basato sulla metodologia di Paolo Freire, il sacerdote brasiliano (anche lui teologo della liberazione) che con la sua “pedagogia degli oppressi” dimostrò come in 45 giorni si poteva insegnare a leggere e scrivere a contadini analfabeti. I generali golpisti lo arrestarono per questo, e lo mandarono in esilio.

Il compito era immane in un paese distrutto dalla guerra e poverissimo. Fernando chiese aiuto all'UNESCO, i cui tecnici sentenziarono che ci sarebbero voluti tre milioni di dollari e due anni di lavoro solo per fare un censimento dei bisogni. Il Nicaragua rivoluzionario invece mobilitò la sua gioventù, fresca di insurrezione. Migliaia di ragazzi delle secondarie percorsero tutto il paese e il censimento lo realizzarono in un mese, elaborando tutti i dati a mano. La spesa complessiva fu di 10.000 dollari.

Non è facile riassumere ciò che avvenne dopo: 80 educatori ne formarono altri 30 e ognuno altri trenta, fino ad arrivare al numero totale di 60.000, principalmente professori e studenti di secondaria e delle università, in buona parte figli delle classi agiate. Le 60.000 lampade Coleman e paia di scarponi necessari, le medicine, i viveri, i trasporti furono trovati ricorrendo a risorse interne e alla solidarietà internazionale. Queste “truppe d'assalto contro l'ignoranza”, (”Esercito popolare di alfabetizzazione” venne chiamato) si sparsero dalle periferie urbane alle aree più remote. Insegnarono e impararono, conobbero la realtà del paese e la fecero conoscere: “fu come continuare l'insurrezione” dissero in molti. E in cinque mesi alfabetizzarono più di 500.000 persone portando il tasso di analfabetismo dal 54 al 13%. Il successo fu sancito con un premio della stessa UNESCO nel 1981.

Fernando Cardenal di tutto questo fu il promotore, l'organizzatore, l'anima. Quando un gruppo di padri di famiglia andarono da lui a lamentarsi che i loro figli mangiavano solo tortillas e banane, Fernando rispose che questo succedeva da 500 anni e che forse ciò sarebbe servito anche a loro (i genitori) per capire perché in Nicaragua si era fatta la rivoluzione. Ma dopo fece miracoli per migliorare i rifornimenti, accorgendosi che non bastavano mai, specialmente i medicinali, perché i brigatisti regalavano tutto ai campesinos. E prima delle lezioni, che si tenevano la sera, aiutavano nei campi, con le bestie, con il raccolto e con tutte le altre occupazione necessarie per la sopravvivenza.

Questo e molto altro fu la Crociata sognata e voluta dal padre Cardenal. Poi venne la guerra sporca di Reagan, la Contra (che già durante la Crociata minacciò gli alfabetizzatori e riusci ad ammazzarne sette) l'isolamento internazionale, la crisi e la sconfitta. E anche la condanna del Vaticano, che nell'86 per ordine di Giovanni Paolo II espulse Cardenal, allora Ministro dell'educazione, dall'ordine dei Gesuiti. Una decisione tutta politica che Fernando rifiutò con la famosa frase: “cadrei in grave peccato se abbandonassi il mio sacerdozio per i più poveri e il mio lavoro per la Rivoluzione sandinista.”

Un impegno pedagogico e sociale che quando tornarono i governi neoliberali continuò con la sua organizzazione “Fede e allegria” e anche quando il sandinismo perse i suoi caratteri fondativi per divenire uno strumento di potere personale. Fu papa Francesco a revocare il 4 agosto 2014 la sospensione “a divinis” del grande religioso. Un riconoscimento forse tardivo ma importante di cui Fernando si rallegrò profondamente. Ai funerali, traboccanti di folla, del protagonista di uno degli episodi più luminosi della rivoluzione, che il teologo spagnolo José González Faus definì “una meraviglia della Storia come le Piramidi o la Grande muraglia cinese”, l'attuale governo sandinista ha inviato un oscuro sottosegretario.



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