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PAURA DELLA BOMBA: IL CONFLITTO MAI RISOLTO TRA INDIA E PAKISTAN

Se un'otarda cambia la geopolitica

India Pakistan, attentato al dialogo

DAESH ALLA CONQUISTA DEL KHORASAN

Razzisti in nome di Allah

Daesh, un progetto sul pianeta

TERREMOTO SENZA FRONTIERE

Migranti. Nulla di fatto a Bangkok

FOSSE COMUNI NEI CAMPI DEI MIGRANTI

ACCORDO SUI MIGRANTI NEL SUDEST ASIATICO

A Oriente del Califfo: l'Asia nella strategia di Daesh

GIORNATA NERA PER INDIA E PAKISTAN

VIAGGIO ALL'EDEN 10 / LA FINE DELL'AVVENTURA 13/9/13

VIAGGIO ALL'EDEN 9/ FINALMENTE KATHMANDU 9/9/13

VIAGGIO ALL'EDEN 8/ MADRE INDIA 2 / 8/9/13

Se un'otarda cambia la geopolitica

La Corte suprema di Islamabad, ribaltando una precedente sentenza, ha annullato venerdi scorso il bando in Pakistan sulla caccia all'ubara, un volatile a rischio di estinzione di cui vanno ghiotti teste coronate ed emiri del Golfo. Ecco come come un piccolo animale è diventato l'emblema di un grande problema di sovranità nazionale

Emanuele Giordana

Martedi' 9 Febbraio 2016

A volte le cose più strane creano conflitti o diventano soluzione di problemi. E' il caso di un uccello dal piumaggio colorato, di una dinastia di paludati monarchi del Golfo e di un Paese povero dell'Asia meridionale. L'uccello si chiama ubara – in inglese Houbara bustard - ed è un animale grazioso della famiglia conosciuta come Chlamydotis undulata. E' originario del Nord Africa ma comprende una specie diffusa in Asia, detta MacQueen's bustard. In origine considerata una sottospecie della famiglia africana, è in realtà il tipo di ubara più numeroso. Ma ha un problema: la caccia. La caccia avviene quando l'ubara migra dalle steppe dell'Asia centrale, predilette dalla famiglia MacQueen, per andare a svernare in India e nel Sud del Pakistan, un Paese cui il caldo non manca mai. E qui abbiam detto dell'uccello e del Paese povero. Ora veniamo ai cacciatori: questi abitano tra Riad e Kuwait City, sono ricchi e appassionati della caccia col falco. Per loro, le steppe dell'Asia centrale son lontane. Il Pakistan invece, è il caso di dire, è a un tiro di schioppo. Ed è anche un Paese dove è facile ottenere il permesso per una specie protetta come è nel caso dell'ubara. Non è però la solita storia del ricco che va a caccia nel giardino del povero infischiandosene della legge. L'ubara è diventato un affare di Stato, anzi di Stati, che finisce a raccontare più di geopolitica che di arte venatoria o di giusta indignazione animalista. E' una storia che vale la pena di raccontare.


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