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Kabul, giornalisti nel mirino

Attentato senza precedenti nella capitale afgana. Sette morti e 26 feriti. Condanna unanime. I talebani rivendicano: "Punire l'oscenità e la cultura straniera"

Emanuele Giordana

Venerdi' 22 Gennaio 2016

Ricoverati all'ospedale di Emergency a Kabul, la maggior parte dei feriti dell'attacco di mercoledi sera nella capitale cerca di uscire dall'incubo di una giornata che la Federazione afgana dei giornalisti (Ajf) ha definito il “Mercoledi nero” della storia dei media locali. Era già buio quando un'auto piena di esplosivo ha colpito un autobus privato con a bordo oltre trenta persone che provenivano dal centro di produzione Kaboora Production, un gruppo collegato a Tolo Tv, la più nota emittente afgana, ma che lavora anche per altri media. L'obiettivo era però però proprio Tolo Tv, non importa se giornalisti, autisti, membri dello staff. L'esplosione ha ucciso sette perone e ne ha ferite 26, alcune delle quali sono ancora in gravi condizioni. Considerato dai giornalisti afgani un crimine contro l'umanità, l'attentato dei talebani voleva punire un'emittente che – spiegava ieri il comunicato ufficiale sul sito della guerriglia in turbante - «...è la più grande rete del Paese e promuove oscenità, laicità, cultura straniera e nudità. L'Emirato islamico – prosegue la nota con un distinguo che, più che rassicurare, diventa pura intimidazione - vuole chiarire che l'attacco a Tolo non era diretto ai media, ma a una rete di intelligence avversa alla nostra unità nazionale e ai nostri valori religiosi e nazionali».

La condanna, nazionale e internazionale, da Human Rights Watch alla missione dell'Onu a Kabul (Unama) alle organizzazioni di giornalisti, non si fa attendere mentre i talebani alzano il tiro con quello che è un attentato senza precedenti nella storia del Paese: singoli individui sono stati presi di mira, rapiti, intimiditi e anche uccisi. Ma questa è una strage che indica un salto di qualità preoccupante. Che non convince però nemmeno gli ulema e diversi teologi prendono posizione definendo «sacra» la professione del giornalista e l'attentato un «crimine contro l'umanità e contro l'islam». Il governo, non in grado di garantire la sicurezza, assicura almeno la sua solidarietà e rivela che le indagini dimostrano come la quantità di esplosivo utilizzata fosse enorme: per produrre il più alto numero di vittime. Questi i nomi dei giornalisti uccisi: Mohammad Jawad Hussaini, Zainab Mirzaee, Mehri Azizi, Mariam Ibrahimi, Mohammad Hussain, Mohammad Ali Mohammadi, Hussain Amiri.

Intanto, faticosamente, si cerca di mettere in piedi un processo negoziale coi talebani che gli attentati non aiutano. Si sono già svolte due riunioni “quadrilaterali” con Pakistan, Afghanistan, Cina e Stati Uniti e ieri il pachistano Nawaz Sharif e l'afgano Ashraf Ghani hanno incontrato in “trilaterale” il vicepresidente americano Joe Biden a Davos per dar forza all'iniziativa. Per ora cosparsa di sangue

anche su il manifesto oggi in edicola



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