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BANGKOK, IL PRIMO ARRESTO

THAILANDIA, BOMBE SENZA NOME E COSTITUZIONE

Terrorismo senza volto a Bangkok

DAESH E IL PAESE DEI THAI

DIETRO LE QUINTE DI UN GOLPE REGALE 26/5/14

SI INFIAMMA IL SUD DELLA THAILANDIA 14/2/13

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THAILANDIA: LA GARA DI NERVI TRA ABHISIT E CAMICIE ROSSE

SPLATTER BANGKOK 17/3/10

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THAILANDIA, ROSSI PRO-THAKSIN IN PIAZZA 20/9/09

NUOVE VIOLENZE IN THAILANDIA 9/6/2009

DAESH E IL PAESE DEI THAI

Il progetto del califfato di Al Bagdadi nello Stato dove vive una minoranza (vessata) di musulmani

Emanuele Giordana

Domenica 11 Gennaio 2015

Agli inizi di dicembre i giornali tailandesi hanno reso pubblico un memo che risaliva al 27 novembre con cui l'anti terrorismo avvisava i comandi di polizia che, secondo l'intelligence di Mosca (Fsb), tra la metà e la fine di ottobre alcuni militanti siriani erano entrati in Thailandia allo scopo di attaccare turisti russi. La polizia non deve aver preso molto alla lettera le informazioni del Fsb o perlomeno, come ha poi spiegato pubblicamente, non era in grado di confermare la minaccia. Eppure il Fsb era stato molto preciso: si trattava di una decina di uomini che viaggiavano separatamente. Due si erano diretti a Bangkok, due a Puket, altri due verso una destinazione sconosciuta e altri quattro a Pattaya, con Puket una delle più note località turistiche del Paese. Le presenze russe in Thailandia superano largamente il milione di turisti l'anno. Nel 2013 ne son venuti un milione e mezzo.

Per ora non è successo nulla ai visitatori russi e anche l'attentato che in agosto ha ucciso a Bangkok una ventina di persone – in un tempietto nel centro della capitale frequentato dai turisti - non sarebbe stato organizzato da islamisti ma da musulmani uiguri (della regione occidentale cinese dove è forte un movimento separatista) che però non sarebbero legati a movimenti politici ma al traffico di persone. Già dalle prime ore la polizia aveva escluso la pista islamica ma non è chiaro se ciò non risponda più al desiderio di tenere bassa l'attenzione che non alla realtà dei fatti. Sono troppo vicine le ferite di una guerra con la minoranza musulmana che abita le province del Sud, anche se ormai è passato qualche anno da una stagione violentissima di attentati, assalti e durissima repressione, pur se la tensione resta elevata. Per Bangkok il movimento islamico autonomista del Sud rimane un pericolo ed è abbastanza chiaro il timore che quella regione possa essere un possibile bacino di reclutamenti e nuovi problemi.

La storia è vecchia, anzi antica. Nel Sud della Thailandia ci sono cinque province (Satun, Songkhla Yala, Pattani e Narathiwat) dove vive una minoranza musulmana per lo più di origine malese, circa il 5 % dei 68 milioni di thailandesi per l'80% thai e per il 95% buddisti. Yala, Pattani e Narathiwat – aree, che con altre oggi sotto la Malaysia, formavano il sultanato semi indipendente di Pattani dal 1909 definitivamente tailandese – sono le più turbolente: lì sono nati i primi movimenti indipendentisti nella seconda metà del Novecento anche se si deve arrivare al 2001 per vedere un risveglio recente del separatismo. Con azioni cui il governo nel 2005 (e dopo una durissima repressione) ha risposto con la legge marziale e i pieni poteri nel 2006 all'esercito. Alternando bastone a carota, Bangkok ha ricompensato nel 2012 i familiari delle vittime di un'ondata di violenze che, benché non abbia più visto azioni eclatanti, non è affatto diminuita. Il Bangkok Post, nel 2012, ha reso note le stime delle vittime di quasi dieci anni di guerra: otre 5.200 morti e quasi 9mila feriti. Tra i decessi: 4.215 civili, 351 soldati, 280 poliziotti, sette monaci e 242 “sospetti insorgenti”. Una guerra che potrebbe piacere a Daesh.



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