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La commovente storia di Peter Tannenbaum, ieri bimbo rifugiato oggi professore emerito

Gianna Pontecorboli

Martedi' 24 Novembre 2015
Un bimbo rifugiato, come tanti altri che le foto sui giornali mostrano tutti i giorni. L'immagine di quel bambino pensoso, esposta in una piccola bachecha nella mostra organizzata al Palazzo di Vetro dell'Onu per celebrare i 70 anni dell'organizzazione internazionale racconta pero' una vicenda lontana. Quel piccino, infatti, e' oggi professore emerito di matematica alla Fresno State University ,in California, e la sua storia, rivelata del giornale online OnuItalia , ha molto da insegnare a chi si occupa, oggi, del problema dei rifugiati.

L'anno e' il 1947, Miklos Tannenbaum , la sua giovane moglie e il piccolo Peter, nato a Genova l'anno prima, hanno trovato rifugio nel campo di accoglienza per rifugiati di Grugliasco, vicino a Torino. In Italia, Miklos e' arrivato dall'Ungheria immediatamente dopo la fine della Seconda Guerra mondiale, dopo molti mesi passati in una cantina per sfuggire alla furia nazista. Nel campo 17, organizzato all'interno di un ex manicomio femminile dall'UNRRA, l'organizzazione che ha preceduto l'attuale UNHCR , non manca niente, c'e' un bel giardino, la popolazione locale e' gentile e accogliente, le organizzazioni umanitarie ebraiche come l'ORT si occupano di organizzare dei corsi professionali per i giovani e una vita culturale per gli adulti.

Miklos, pero', sogna qualcosa di diverso, un posto dove ricominciare una nuova vita con la sua giovane famiglia, lontano dagli orrori del passato. Cosi' prende in mano la penna e scrive direttamente a Pierce Williams, il direttore americano dell'UNRRA.

''Non mi restano parenti vivi'' spiega in inglese, scrivendo a mano , nella lettera esposta nella bacheca accanto alla foto e che l'Archivio dell'Onu ha conservato per quasi settant'anni, ''sono costretto a mandare il mio SOS a tutto il mondo nella speranza che sia raccolto da un'anima nobile''. ''Mia moglie e io abbiamo sofferto le pene dell'inferno durante il regime di Hitler e ora abbiamo un bambino ''aggiunge poi. A Williams, Miklos chiede un aiuto per ottenere un prezioso visto per gli Stati Uniti. E per essere piu' convincente, acclude una foto del piccolo Peter e sul retro scrive ''Per favore, zio presidente,mandami un affidavit per diventare un buon americano''.

Incuriosita dalla storia, Alessandra Baldini, ex corrispondente dell'Ansa da New York e ora direttrice di OnuItalia ha fatto qualche ricerca e ha ritrovato Peter Tannenbaum in California. ''Non sapevo niente di quella lettera,'' le ha spiegato l'accademico,''Mio padre non me ne aveva mai parlato. E' incredibile che un documento cosi' sia sopravvissuto e sia finito in una mostra al Palazzo di Vetro. Mio padre sarebbe commosso''.

In realta', ha raccontato l'accademico, Miklos non ottenne il visto per gli Stati Uniti, ma si trasferi' in Uruguay e poi, in vecchiaia, in Isreale, dove risiedeva sua figlia. ''Ha avuto una vita piena, felice, di successo, due figli e nove nipoti''.

A realizzare il sogno americano, alla fine, e' stato quel bambino pensoso ritratto nella foto, che ha studiato negli Stati Uniti e' vi e' rimasto tutta la vita.

''I miei genitori mi parlavano poco di questa storia, forse anche perche' da bambino ero poco interessato. Solo anni dopo mia moglie ha cominciato a fare mille domande a mia mamma, si sedevano per ore e lei raccontava, Cosi' ho cominciato a sapere'', racconta ora Peter Tannenbaum al Corriere del Ticino.

''Le storie di ora sono diverse, ma devo dire che ammiro sempre quello che tante popolazioni fanno per accogliere i nuovi arrivati in posti come Lesbo. Purtroppo non e' cosi' dappertutto, ma e' comprensibile se si considera la situazione economica in diversi paesi come l'Ungheria e altri'' aggiunge.

Un invito, insomma, dal rifugiato di ieri, a aiutare, a capire e anche a ricordare.


anche sul Corriere del Ticino










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