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La strage di Parigi ha reso ancor piu' arduo il compito del nuovo Alto Commissario per i Rifugiati dell'Onu

Gianna Pontecorboli

Martedi' 24 Novembre 2015
Tra poche settimane, dopo la scontata approvazione della sua nomina da parte dell'Assemblea Generale dell'ONU. Filippo Grandi sostituira' Antonio Guterres nell'incarico di Alto Commissario per i rifugiati. La tragedia di Parigi, pero', ha reso il compito del diplomatico italiano ancor piu' difficile di quanto lo fosse in passato.

Quando i migranti arrivano nei centri di accoglienza, in Medio, Oriente, in Africa o in Europa, il loro sogno, si sa, e' di tornare al piu' presto al loro mondo, alle loro case , alle loro famiglie. Poi , gli anni passano, la pace sognata non arriva, bisogna guardare al futuro, al reinsediamento in un paese diverso, non piu' in cerca di un asilo temporaneo, ma di una soluzione stabile, legale e duratura. Che cosa si puo' e si deve fare per loro?

L'attacco terroristico a Parigi, ora, ha riportato piu' che mai la questione sul tavolo. Ma ha anche messo il desiderio di trovare una soluzione in contrasto con tutta una serie di interrogativi e di giustificabili paure nei paesi di possibile accoglienza.

L'UNHCR, l'agenzia che Grandi dirigera' e che ha ereditato dalla storica UNRRA il compito aiutare chi ha dovuto abbandonare le proprie case o il proprio paese a causa di una persecuzione o di una guerra fa del suo meglio per assistere tutti i profughi, siriani, ma anche afgani, iracheni, somali o eritrei.

In previsione dell'arrivo di 5000 persone al giorno da ora a febbraio Antonio Guterres aveva per esempio chiesto gia' all'inizio di novembre alla comunita' internazionale 96 milioni di dollari per aiutare la Croazia, la Grecia, la Serbia, la Slovenia e la Macedonia a accogliere i nuovi arrivati .

Tutto questo, pero' ,rappresenta soltanto una soluzione temporanea del problema.

Proprio il dramma della Francia, infatti, ha subito mostrato che il compito piu' difficile sara' garantire, al di la' dell'appoggio umanitario, un'apertura legale delle porte per i tanti profughi non soltanto siriani che, dopo anni e anni d'attesa, hanno rinunciato al sogno di ritornare nel proprio paese d'origine. Secondo i calcoli, non meno del 10 per cento dei rifugiati vorrebbe oggi un reinsediamento in un paese diverso da quello d'origine. I paesi di prima accoglienza , pero' ,non ne hanno la possibilita' per reagioni economiche e sociali.

Solo pochi giorni fa, nel corso di un incontro al Palazzo di Vetro, sette grandi organizzazioni umanitarie hanno denunciato gli ostacoli che i profughi incontrano nei paesi di prima accoglienza per inserirsi nel tessuto economico e sociale locale. In Libano, in Giordania, in Egitto come in Turchia, ottenere un regolare permesso di lavoro e l'accesso ai servizi scolastici e sanitari e' sempre piu' spesso un'impresa impossibile e condanna i rifugiati a essere vittime dello sfruttamento e del lavoro nero.

Spostarsi nei paesi che potrebbero offrire condizioni di vita migliori, tuttavia, e' sogno sempre piu' pieno di ostacoli. Gia' prima degli attacchi terroristici a Parigi, solo il 3 per cento dei rifugiati trovava accoglienza nei paesi piu' ricchi , Adesso i controlli di sicurezza diventeranno piu' lunghi e stringenti, molte frontiere si chiuderanno.
L'Europa , si sa, e' divisa e incerta. Dei 160.000 rifugiati che l'Unione Europea si era impegnata ad accogliere, solo un migliaio sono stati finora in effetti ricollocati.

Nei giorni scorsi, il presidente Hollande ha garantito che la Francia rispettera' gli accordi di Bruxelles e aprira' le porte , come previsto, a 30.000 profughi, ma il parlamento ungherese ha approvato la richiesta del primo ministro Victor Orban di opporsi in corte alle decisioni europee. In Francia come in Germania e in Polonia, i movimenti xenofobi hanno ripreso voce.

Perfino negli Stati Uniti, un paese che ha una lunga tradizione di accoglienza e dove il presidente Obama aveva promesso di accogliere l'anno prossimo 10.000 siriani, la campagna elettorale si e' inserita di propotenza nella questione. Dopo la tragedia di Parigi, 28 governatori si sono affrettati a dichiarare che i profughi siriani, sul loro territorio, non saranno graditi. E la Camera dei rappresentanti ha approvato, con una maggioranza di 289 voti contro 137, una legge per imporre che ogni richiesta di immigrazione di un siriano o di un iracheno venga vagliata da tre diverse agenzie federali.''Finche' saro' presidente le nostre porte rimarranno aperte '' ha risposto Obama, che ha promesso di porre il veto alla legge approvata alla Camera. Il suo mandato, pero', e alla fine, e molti sondaggi hanno confermato le paure dell'America.

''Siamo preoccupati dalle reazioni di alcuni stati che voglioni fare marcia indietro dagli impegni che si erano presi'', ha commentato allarmata al Palazzo di Vetro la portavoce dell'UNHCR, Melissa Fleming.

Per Filippo Grandi, non c'e dubbio, il lavoro piu' difficile e' appena cominciato.


anche sul Corriere del Ticino



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