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Presidio contro la guerra a Milano

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Presidio contro la guerra a Milano

C'è chi pensa che la Francia non sia solo una vittima e che non sia l'unica.
E ricorda le responsabilità di chi vorrebbe un mondo unipolare.

Adalberto Belfiore

Sabato 21 Novembre 2015

C'è anche a chi la retorica montata attorno alla Francia colpita dal terrore jihadista proprio non va giù e se chiedi cosa ne pensa dei fatti di Parigi ti risponde che Parigi “non ha una primerità” ricordandoti l'attentato all'aereo russo sul Sinai coi suoi 224 morti, quello di Beirut in Libano e tanti altri. E ti chiede perché l'emozione si prova solo per la strage di Parigi “dove almeno i parenti possono riavere le spoglie” mentre le vittime del Sinai sono state già dimenticate e i loro corpi “non saranno nemmeno più riconoscibili.” E' la gente del “Comitato contro la guerra Milano”, che giovedì scorso ha organizzato un presidio in piazzale Oberdan, appunto a Milano, in cui sventolavano le bandiere di Siria, Palestina, Venezuela e Cuba ma non quella francese. Ci avviciniamo a uno degli attivisti appena smette di parlare dentro a un megafono e gli chiediamo le ragioni di questa manifestazione che ha riunito, nella città dell'Expo - vetrina planetaria appena concluso, un centinaio di persone in buona parte non giovanissimi ma ben determinati ad innalzare cartelli in cui si chiede lo smantellamento della NATO, Israele e Turchia sono definiti senza mezzi termini “criminali” e i miliziani neri dello Stato Islamico “creature dell'Occidente.”

Sergio Tranquillino, presidente della Commissione Salute e affari sociali della Zona 2 del decentramento comunale milanese è il portavoce del Comitato e accetta di rispondere a qualche domanda su questa manifestazione, singolare perché è l'unica contro la guerra senza se e senza ma in una città che, al pari di tante altre in tutta Europa, sperimenta la psicosi dell'attentato terrorista. Gli chiediamo qual è il messaggio che vogliono mandare proprio mentre giunge la notizia della chiusura della stazione della metropolitana in piazza Duomo per una presunta bomba. E Tranquillino, aria da militante di altri tempi, ci dice che al di là della solidarietà per le vittime di Parigi e di tutte le psicosi che quei fatti stanno inducendo, loro ritengono di vitale importanza ricordare chi sono i veri responsabili di questa situazione. E chi sono? Ma quelli che dopo la caduta del Muro di Berlino lavorano affinché ci sia una sola potenza al mondo. Quindi sono gli Stati Uniti e i loro alleati, Israele, la Turchia, l'Arabia Saudita e la stessa Unione Europea, dunque anche la Francia, che “dobbiamo ringraziare” per una situazione in cui la massa di persone che fugge dalle guerre ha raggiunto “livelli biblici che ci si illude di affrontare nel migliore dei casi con tende e coperte.” Loro al contrario auspicano “un mondo multipolare” perché pur non essendo affascinati da India, Cina, Brasile o tantomeno dal partito Baath di Assad, ritengono che sia essenziale che “altri paesi stiano sulla ribalta” perché gli effetti di un mondo unipolare, con un gendarme che si arroga il diritto di decidere per tutti li abbiamo sotto gli occhi ogni giorno più drammaticamente.

Si accalora Tranquillino ricordando con un'indignazione condivisa da altri manifestanti che Tony Blair pur avendo dichiarato di essersi sbagliato sulla guerra in Iraq “non sarà mai processato” malgrado le centinaia di migliaia di morti e gli altri effetti di questo “sbaglio” che durano tuttora e dureranno a lungo. Eppure, gli chiediamo, la partecipazione alla vostra iniziativa è piuttosto modesta e neppure si vedono molti giovani. Possibile che questioni di questa portata non mobilitino più gente? La causa è la disinformazione, ci risponde, che impedisce l'affermarsi di una coscienza critica attraverso l'uso di un sistema mediatico “drogato e dominato dal capitale finanziario.” Se si chiedesse ad esempio in quanti stati è diviso il Kurdistan, o come è composto il parlamento siriano, o quali sono le cause della crisi nel Donbass, quanti saprebbero dire qualcosa di sensato?
Il fatto è, continua il nostro interlocutore, che siamo vittime di ciò che Domenico Losurdo definisce “il romanticismo idealista”. Ossia ad esempio quando si vuole fare una guerra “umanitaria” si inizia a parlare di violazioni dei diritti umani e la gente è indotta a giustificare idealisticamente la guerra, anche se di umanitario non ha proprio niente. E gli USA, ossia i principali responsabili di questa distorsione, sono ancora ritenuti il faro della democrazia.

Ma anche i mezzi di informazione mainstream devono ormai rendere conto del fatto che il vero pericolo oggi è il ritorno del confronto tra Russia e una Nato che è strumento degli Usa pagato dagli europei. Perché la Russia, che con Yeltzin veniva spogliata delle sue ricchezze a favore dell'Occidente ora, piaccia o no, con Putin è tornata a giocare un ruolo sul piano strategico. In Medio Oriente non a caso tutto è cambiato proprio con l'entrata in campo della Russia costringendo gli Stati Uniti e i suoi alleati a uscire dall'ambiguità che mantenevano in quanto finanziatori e utilizzatori del cosiddetto Stato Islamico per i loro fini di domino.

E allora cosa pensate degli attentati di Parigi? Per usare le parole di Assange, ci dice Tranquillino, viviamo in una “distopia, dove il governo scuro delle cose naviga tra teoria del caos e confusione” Che è il metodo, e la conseguenza, della politica occidentale. Esempio concreto di ciò è la classica pratica, nei confronti del mondo arabo e non solo, del divide et impera che spiega ciò che potrebbe sembrare un agire senza logica ma non lo è affatto. La tragedia di Parigi è dunque una conseguenza dello spirito di rivincita degli arabi, anche di persone di terza e quarta generazione, che piegando l'Islam “a una forma di potere temporale” lo ritengono uno strumento in grado di opporsi al dominio occidentale. E il governo italiano, fa bene a tenersi lontano dalla guerra? No, non è vero che se ne tiene lontano. Sta semplicemente continuando “una politica truffaldina”, prestando le sue basi e facendo affari con i finanziatori dell'IS. Renzi è appena andato a Riad a concludere ricchi contratti, ma le armi che l'Itala vende e venderà al regime saudita, siamo sicuri che non andranno anche allo Stato Islamico aumentando dunque il pericolo di guerra e flusso dei profughi?



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