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VIGILIA DIFFICILE PER IL WARGAME DELLA NATO

Manifestazioni a Marsala e Cagliari contro Trident Juncture, il più grande progetto bellico della NATO dalla fine della guerra fredda. Un'ostentazione di forza militare, spacciata come difensiva a un'opinione pubblica per lo più distratta

Adalberto Belfiore

Domenica 1 Novembre 2015

Ieri a Marsala e Cagliari decine di associazioni riunite nella Tavola della Pace, amministrazioni comunali, sindacati, partiti, collettivi studenteschi e cittadini hanno manifestato, come già lo scorso 23 ottobre a Napoli, contro l'operazione NATO denominata Trident Juncture 2015. Un migliaio di manifestanti in entrambe le città contro il più grande wargame dalla fine della Guerra fredda. Dallo scorso 26 settembre fino al prossimo 6 novembre vi saranno impegnati 36.000 soldati, di cui 3000 degli Stati Uniti, 200 aerei (caccia, aerei-spia, grandi cargo) 60 navi (tra cui numerosi sommergibili) di 33 Paesi. Oltre a un quindicina di Stati, 12 Organizzazioni internazionali (tra cui UE, Unione Africana, OCSE, USAID) e i manager delle industrie belliche di 15 paesi, in qualità di “osservatori”. Manovre imponenti che si svolgono in un'area enorme, dall'Atlantico al mare del Nord al Mediterraneo, con i principali poligoni di guerra in Italia, Spagna, Portogallo ma anche in Belgio, Germania, Olanda e Norvegia.

L'obbiettivo dichiarato dagli alti comandi NATO è “l'addestramento e la verifica delle capacità degli assetti aerei, terrestri, navali e delle forze speciali, nell’ambito di una forza ad elevata prontezza d’impiego e tecnologicamente avanzata, da utilizzare rapidamente ovunque sia necessario.” In uno scenario “adattato alle nuove minacce, come la cyberwar e la guerra al terrorismo” e che serve “per migliorare l’interoperabilità della NATO in un ambiente complesso ad alta conflittualità.” Il tutto, naturalmente, “in chiave difensiva”.
Già, difensiva. Infatti dopo le fasi di organizzazione logistica, dal 21 ottobre sono iniziate le esercitazioni armate vere e proprie nei territori e spazi aerei di Italia Spagna e Portogallo e nelle acque del Mediterraneo centrale che avranno il climax il 4 novembre con l'impiego dei paracadutisti della 173° Brigata aviotrasportata dell'US Army di stanza a Vicenza, e del 4° battaglione dell'US Marines Corps di Camp Pendleton, California, per simulare un’operazione “di pronto intervento anti-terrorismo”con l'uso di mezzi pesanti e della copertura aeronavale “a 300 km di distanza dalle basi”.

Il comando delle operazioni aeree è nella base dell'Areonautica militare italiana di Birgi (Trapani), dove è stata spostata da Decimomannu dato che “non vi erano le necessarie condizioni di tranquillità” a causa delle proteste dei pacifisti sardi (il 60% del territorio sardo, come è noto, è gravato dalle servitù militari).
In questa operazione l'Alleanza sperimenta per la prima volta la propria Forza di pronto intervento, la NATO Response Force (NRF) e la nuovissima Very High Readiness Joint Task Force (VJTF), denominata Spearhead (punta di lancia) che sarà pienamente operativa nel 2016 con 5.000 militari (incrementabili del triplo in caso di crisi gravi), con l'appoggio di forze aeree e navali speciali. Questa forza sarà in grado di essere schierata “in meno di 48 ore” (senza bisogno del consenso dei vari Parlamenti nazionali) “per contrastare operazioni irregolari come lo schieramento di truppe senza le insegne nazionali e contro gruppi di agitatori”. E per giunta “se saranno individuati infiltrati o pericoli di attacchi terroristici, la VJTC potrà essere inviata in un Paese per operare a fianco della polizia nazionale e delle autorità di frontiera per bloccare le attività prima che si sviluppi una crisi”. Insomma una cosetta pensata apposta per situazioni come quella in Ukraina. Dunque un chiaro segnale alla Russia, che è anche stata invitata come “osservatrice”.

Per la piena operatività della nuova task force, la NATO ha riorganizzato anche le linee di comando: la NRF è stata posta sotto il Joint Force Command di Brunssum, Olanda, e del Comando congiunto per il Sud Europa di Napoli a Lago Patria, entrambi controllati da alti ufficiali americani. La Forza di risposta rapida è stata recentemente incrementata da 13.000 a 30.000 unità (Vertice di Busselles dello scorso 4 febbraio) e dispone di due gruppi navali (Standing NATO Maritime Group SNMG e Standing NATO Mine Countermeasures Group SNMCG), di una forza aerea composta da una quarantina di mezzi da combattimento, trasporto ed elicotteri e un’unità per la guerra chimica, biologica e nucleare (Chemical, Biological, Radiological, Nuclear CBRN) e sarà rafforzata a breve con altri tre battaglioni di fanteria leggera, motorizzata o aerotrasportata, più alcuni battaglioni pesanti dotati di artiglieria, del genio, per la “difesa” nucleare, batteriologica e chimica e un gruppo aereo composto da una quarantina tra velivoli da combattimento, di trasporto ed elicotteri. In modo da essere in grado di “realizzare fino a 200 sortite al giorno” con l'appoggio di una forza navale formata da una portaerei, un gruppo anfibio e un gruppo d’azione di superficie. Insomma una forza offensiva enorme, dotata anche di armi atomiche il cui uso simulato rientra nei protocolli dell'esercitazione, attualmente senza possibili competitori. E che sarà potenziata già dall'anno prossimo dal famoso sistema di telerilevamento ed intelligence AGS (Alliance Ground Surveillance) basato a Sigonella e integrato nel MUOS (Mobile user objective system, della Marina degli Stati Uniti, questionato per il suo altissimo impatto sulla salute umana e dell'ambiente) e dall'entrata in servizio di velivoli senza pilota Global Hawk di ultima generazione.

Di questa grande operazione i media nazionali hanno parlato poco, salvo nelle pagine interne e in qualche clip tv. E se ci si prende la briga di dare un'occhiata anche ai principali giornali di Spagna e Portogallo, per non parlare degli altri principali paesi dell'Alleanza, si rimane colpiti dalla sostanziale uniformità di metodi e toni comunicativi, come ci fosse un'attenta regia per far passare le più grandi manovre militari dalla fine della Guerra fredda come un'operazione di routine. Ieri solo un paio di migliaia di persone hanno cercato in Italia di scuotere un'opinione pubblica distratta (o forse acquiescente perché spaventata dalla marea di profughi che preme alle frontiere del benessere e dall'avanzata dei tagliagole dell'IS) per ricordare che le manovre della NATO, e le guerre che sempre preparano (Golfo, Bosnia-Herzegovina, Somalia, Yugoslavia, Libia) non hanno reso il mondo un posto più sicuro.



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