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Ripetuti raid sull’ospedale di Medici Senza Frontiere nella città sotto assedio: 19 vittime, 12 medici e 7 pazienti. Il comando statunitense: danni collaterali. Ma i vertici militari di Kabul e Washington avevano le coordinate Gps

Giuliano Battiston

Domenica 4 Ottobre 2015

Le bombe ame­ri­cane fanno strage a Kun­duz, città set­ten­trio­nale dell’Afghanistan. Ieri mat­tina, prima dell’alba, l’ospedale dell’organizzazione non gover­na­tiva Medici senza fron­tiere (Msf) è stato ripe­tu­ta­mente col­pito. Secondo l’ultimo aggior­na­mento for­nito ieri pome­rig­gio da Msf, le vit­time accer­tate sono 19. Dodici mem­bri dello staff e 7 pazienti del reparto di tera­pia inten­siva, tra cui 3 bam­bini. Dei 37 feriti, 5 dei quali in con­di­zioni gravi, 19 fanno parte dello staff sani­ta­rio Msf. Tra i pazienti rico­ve­rati, qual­cuno sarebbe rima­sto schiac­ciato, e bru­ciato vivo. The Guar­dian ha rico­struito par­zial­mente la bio­gra­fia di alcune delle vit­time dello staff Msf: Ehsan Osmani, 25 anni, tra qual­che giorno avrebbe lasciato l’ospedale di Kun­duz per un nuovo lavoro a Kabul; Zabi­hul­lah Pash­toon­nyar, da tre mesi addetto alla sicu­rezza dell’ospedale, stu­dente uni­ver­si­ta­rio; il dot­tor Akbar, 22 anni; il dot­tore Ami­nul­lah Sala­h­zai, 31 anni, da cin­que medico per Msf; Satar Zahir, da 3 anni medico a Kun­duz. La parte pro­ba­bil­mente migliore della società locale spaz­zata via dalle bombe a stelle e strisce.

Kabul: c’erano tale­bani. Msf: no

Un por­ta­voce delle forze Usa in Afgha­ni­stan, il colon­nello Brian Tri­bus, ha ammesso che alle 2.15 locali di ieri mat­tina è stato com­piuto un attacco aereo con­tro «indi­vi­dui che sta­vano minac­ciando le forze» ame­ri­cane. L’attacco, ha aggiunto, potrebbe aver cau­sato «danni col­la­te­rali a una strut­tura medica nelle vici­nanze». Ancora una volta, dun­que, «effetti col­la­te­rali». Dif­fi­cile sta­bi­lire l’esatta sequenza degli eventi. Dichia­ra­zioni e smen­tite si acca­val­lano e alter­nano, per scopi di pro­pa­ganda. Secondo quanto dichia­rato dal vice-ministro della Difesa afghano alla Bbc e da uno dei por­ta­voce della poli­zia di Kun­duz, Sayed Sar­war Hus­saini, citato dal New York Times, alcuni mili­tanti avreb­bero cir­con­dato l’edificio, o vi sareb­bero entrati, com­bat­tendo dall’interno e usando i civili come scudi umani. Una ver­sione che non cor­ri­sponde alle dichia­ra­zioni di alcuni mem­bri dello staff Msf, secondo i quali non c’erano Tale­bani all’interno della strut­tura e i bom­bar­da­menti sareb­bero ini­ziati senza pre­av­viso, men­tre si svol­ge­vano atti­vità sani­ta­rie di ‘routine’.

Gli ame­ri­cani l’hanno fatta dav­vero grossa, ancora una volta. Non è da esclu­dere che abbiano chie­sto alla con­tro­parte afghana di pro­vare a met­terci una toppa. Ma il danno è enorme. In ter­mini di vite umane e di imma­gine. E le dichia­ra­zioni che pro­ven­gono da Msf rac­con­tano una sto­ria diversa. Quella di un vero e pro­prio cri­mine di guerra.

L’Onu: attacco «criminale»

I ver­tici mili­tari di Kabul e Washing­ton cono­sce­vano le coor­di­nate Gps di tutte le strut­ture sani­ta­rie di Msf, l’ultima comu­ni­ca­zione al riguardo risale al 29 set­tem­bre, hanno affer­mato espo­nenti dell’Ong, secondo i quali al momento del bom­bar­da­mento nella strut­tura ci sareb­bero stati 105 pazienti e 80 mem­bri dello staff. L’attacco aereo sareb­bero pro­se­guito per più di 30 minuti dal momento in cui Msf ha lan­ciato l’allarme – ripe­tuto — alle auto­rità mili­tari di Kabul e Washing­ton. Di più: gli attac­chi sareb­bero stati mul­ti­pli, dalle 2.08 alle 3.15, a inter­valli di quin­dici minuti l’uno dall’altro. Per que­sto, Medici senza fron­tiere non vuole sen­tir par­lare di «danni col­la­te­rali». Si tratta di «una vio­la­zione del diritto uma­ni­ta­rio inter­na­zio­nale, la posi­zione dell’ospedale era cono­sciuta da tutti, nell’ospedale pote­vano entrare solo per­sone malate. Chie­diamo un’inchiesta inter­na­zio­nale indi­pen­dente. Non pos­siamo accet­tare che que­sta ter­ri­fi­cante per­dita di vite umane possa essere archi­viata come danni col­la­te­rali», ha soste­nuto Mei­nie Nico­lai, pre­si­dente Msf.

Anche l’organizzazione non gover­na­tiva Human Rights Watch chiede un’inchiesta indi­pen­dente: «Con­si­de­rato lo sta­tus pro­tetto dell’ospedale e il gran numero di civili e di per­so­nale sani­ta­rio nella strut­tura» – recita un comu­ni­cato della sezione sta­tu­ni­tense di Hrw – anche se ci fos­sero stati mili­tanti all’interno dell’ospedale si trat­te­rebbe di «un attacco spro­por­zio­nato, ille­gale». Il fatto stesso di non aver con­si­de­rato con la dovuta atten­zione i rischi per i civili «sug­ge­ri­sce for­te­mente» che le forze ame­ri­cane «pos­sano aver vio­late le leggi di guerra». Altret­tanto espli­cita la posi­zione delle Nazioni Unite. L’Alto com­mis­sa­rio Onu per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hus­sein, ha defi­nito l’attacco aereo «tra­gico, senza scu­santi e poten­zial­mente per­fino criminale».

Sem­bra pen­sarla diver­sa­mente Ash Car­ter, il segre­ta­rio alla Difesa degli Stati Uniti, che ieri ha reso pub­blico un comu­ni­cato in cui esprime vici­nanza a tutte le per­sone coin­volte e pro­mette che sarà fatta piena luce su quello che defi­ni­sce come un «tra­gico inci­dente». Di «tra­gico inci­dente» parla anche il comu­ni­cato dell’ambasciata Usa in Afghanistan.

Men­tre i Tale­bani già sof­fiano sul fuoco del risen­ti­mento anti-americano. Lunedì la loro con­qui­sta di Kun­duz, pre­pa­rata accu­ra­ta­mente nei mesi scorsi. Gio­vedì la par­ziale ricon­qui­sta da parte delle truppe gover­na­tive, aiu­tate dalle forze inter­na­zio­nali. I giorni suc­ces­sivi altri scon­tri. Fino all’attacco aereo di ieri mat­tina. Che ali­menta la pro­pa­ganda dei bar­buti, per i quali il bom­bar­da­mento è «stato deli­be­rato». La bat­ta­glia per Kun­duz non è ancora conclusa.


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