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Giuliano Battiston

Martedi' 29 Settembre 2015

La città di Kun­duz, capo­luogo dell’omonima pro­vin­cia nel nord dell’Afghanistan, è finita ieri sotto il con­trollo dei Tale­bani. La con­qui­sta, cla­mo­rosa, avviene nel primo anni­ver­sa­rio dell’insediamento del governo di Ash­raf Ghani e col­pi­sce una città fon­da­men­tale, cro­ce­via dei traf­fici com­mer­ciali con i paesi dell’Asia cen­trale, la prima a essere occu­pata dai bar­buti dal 2001.

Le noti­zie sui com­bat­ti­menti si sono alter­nate per tutta la gior­nata di ieri, fino a quando Sediq Sed­diqi, por­ta­voce del mini­stero dell’Interno, ha ammesso che «la città di Kun­duz è col­las­sata nelle mani dei Tale­bani». Gli uomini di mul­lah Man­sour – il lea­der che ha sosti­tuito mul­lah Omar come guida degli stu­denti cora­nici – hanno sfer­rato un attacco mul­ti­plo, occu­pando gli uffici del gover­na­tore, il quar­tier gene­rale dell’esercito e dei ser­vizi segreti. Una volta rag­giunta la pri­gione cen­trale, hanno libe­rato i dete­nuti. Nel cen­tro della città, hanno rimosso i poster dei lea­der poli­tici con­si­de­rati “anti-talebani”. I pezzi grossi dell’amministrazione pro­vin­ciale e dell’esercito gover­na­tivo sono fug­giti a bordo di aerei ed eli­cot­teri, così come hanno fatto i fun­zio­nari delle Ong e dell’Onu. Ai civili, i Tale­bani hanno inviato un mes­sag­gio pub­bli­cato anche sul sito uffi­ciale dell’Emirato isla­mico: «non abbiate timore per la vostra vita e le vostre pro­prietà, le rispetteremo».

A chi finora ha lavo­rato per il governo di Kabul, viene fatta un’offerta: «non vogliamo ven­detta, veniamo con un mes­sag­gio di pace». Fate abiura e ver­rete per­do­nati. La con­qui­sta di Kun­duz potrebbe durare poche ore o pochi giorni, ma i Tale­bani sanno che è un banco di prova per dimo­strare alla popo­la­zione che sono cam­biati. Che di loro, ora, ci si può fidare. Men­tre al governo di Ash­raf Ghani man­dano a dire: «le con­qui­ste dei muja­hed­din vanno accet­tate come un dato di fatto. Pen­sate al vostro futuro».

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