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AFGHANISTAN, GUERRA INFINITA

TALEBANI A KABUL

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KABUL IL GIORNO DOPO

AFGHANISTAN, GUERRA SENZA FINE

Nel Paese il conflitto continua. E la Cia combatte gli amici di un tempo

Giuliano Battiston

Venerdi' 31 Luglio 2015

La morte del mullah Omar e i primi passi del processo di pace hanno riportato l’attenzione sulla guerra afghana. Intermittente, a macchia di leopardo, sempre più lontana dagli interessi dell’opinione pubblica occidentale, lontana dai riflettori, la guerra, in Afghanistan, continua. E continua la presenza delle truppe straniere, incluse quelle italiane, anche se con un mandato diverso rispetto a quello avuto nel corso della missione a guida Nato-Isaf, conclusa nel dicembre scorso e sostituita da Resolute Support.

Inaugurata nel gennaio 2015, la missione Resolute Support prevede l’assistenza e l’addestramento delle truppe afghane. La sua conclusione è prevista per dicembre 2016, ma il segretario della Nato, Jens Stoltenberg, ha già fatto sapere che la Nato manterrà una presenza oltre quella data. Attualmente, in Afghanistan la Nato dispiega circa 13.000 uomini di 42 diversi Paesi (Mille circa sono i soldati italiani). Ai quali vanno aggiunti migliaia di contractor privati che operano per il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Ufficialmente, le truppe americane non compiono più azioni di guerra almeno dal gennaio scorso, ma le truppe speciali americane e le operazioni della Cia sfuggono al controllo del governo di Kabul. La Cia è ancora impegnata a stanare i pezzi grossi talebani. Che hanno un nuovo capo, mullah Mansour, e un nuovo vice, Sirajuddin Haqqani. Ironia della sorte vuole che Sirajuddin sia il figlio di Jalaluddin, fondatore del gruppo Haqqani, tra i protagonisti della resistenza sovietica negli anni Ottanta e ampiamente foraggiato, allora, proprio dalla Cia.



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