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IDENTIKIT DEI TALEBANI PAKISTANI

Per Pagina99 online, un'analisi sul TTP, il variegato gruppo dei Talebani pakistani al cui interno ci sarebbero i responsabili della strage di Peshawar

Giuliano Battiston

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Kabul

L’errore più grande sarebbe scambiarli per i loro “cugini afghani”. I Talebani pakistani - responsabili della strage di Peshawar che ha causato la morte di 141 persone, tra cui 132 bambini - hanno struttura, leadership, metodi di combattimento e obiettivi diversi rispetto ai seguaci del mullah Omar. Con gli “studenti coranici” che hanno governato l’Afghanistan al tempo dell’Emirato islamico e poi combattuto le truppe della Nato, condividono soltanto il nome, una matrice culturale comune e soprattutto quell’ampia terra di nessuno che divide e unisce l’Afghanistan e il Pakistan.

Il nome ufficiale è Tehreek e Taliban Pakistan. La formazione del gruppo è stata annunciata nel dicembre del 2007, quando i comandanti di alcuni gruppi paramilitari che operavano nelle aree tribali del Pakistan e nel Khyber Pakhtunkhwa (all’epoca NWFP, North-West Frontier Province), hanno deciso di coalizzarsi. L’origine di questi gruppi rimanda alle battaglie combattute in Afghanistan dai Talebani, che accoglievano nelle loro fila anche alcuni mujaheddin provenienti dalle madrase (scuole coraniche) pakistane. Con il rovesciamento del governo talebano nel 2001, i combattenti sono tornati in Pakistan, nelle aree tribali amministrate in modo federale (Fata, Federally Administered Tribal Areas), dove l’autorità dello Stato pakistano è nulla.


Con loro, c’erano anche diversi mujaheddin del Caucaso del Nord e dell’Uzbekistan, oltre che esponenti di Al Qaeda. Prima del 2007, non esisteva una struttura di comando e organizzazione per i Talebani pakistani: molti ameers (comandanti) vantavano contatti personali con esponenti di Al Qaeda, ma operavano senza una regia comune. Nel 2007, in seguito all’operazione dell’esercito pakistano contro Lal Masjid (la moschea rossa) a Islamabad, alcuni ameers hanno deciso di unirsi in una grande coalizione di combattenti islamici. È la nascita ufficiale del TTP. Dichiarano rispetto e fedeltà al leader dei Talebani afghani, mullah Omar, ma la stesso atto di nascita del TTP dimostra che intendono perseguire un’agenda diversa rispetto a quella dei “cugini afghani”.


Gli obiettivi espliciti del TTP sono due: rovesciare lo Stato pakistano, considerato asservito agli interessi americani, impedendo la presenza degli stranieri nell’area, e instaurare un governo di tipo islamico. Secondo lo studioso Michael Semple – autore del saggio The Pakistan Taliban Movement: An Appraisal, da cui traiamo molte delle informazioni qui fornite – il gruppo di Osama bin Laden ha avuto un’influenza fondamentale nel determinare la retorica jihadista del TTP e l’accanimento contro l’esercito pakistano, alleato degli americani


L’organizzazione del gruppo è molto meno complessa e sofisticata di quella dei Talebani afghani, la cui articolazione interna ha impedito – finora – importanti fratture e favorito invece la nascita di strutture di governo “parallele” e alternative a quelle statali. Al TTP manca la stessa coesione, ma può vantare una lunga e consolidata rete di collaborazione con l’islamismo globale, che ha trovato nell’area del Waziristan un terreno sicuro per l’addestramento e il reclutamento. Non è un caso che sia Al Qaeda sia l’Islamic Movement of Uzbekistan abbiano riconosciuto ufficialmente il TTP come interlocutore privilegiato e partner per le azioni terroristiche condotte in Pakistan e Afghanistan.

Ciò che rende il gruppo temibile, notano gli analisti, è proprio la sua capacità di offrire ansar, protezione e rifugio, ai militanti stranieri nell’area del Waziristan, al confine con l’Afghanistan, e in altre aree limitrofe. In questo modo il TTP ha consolidato legami significativi con alcuni gruppi qaedisti, anche se non ha ancora elaborato una strategia militare né una visione ideologica in linea con le sue scelte tattiche. Quando per esempio l’ex leader del TTP, ameer Hakeemullah, è apparso in un video di Al Qaeda dedicato all’attacco contro la base militare afghana di Camp Chapman, il suo è stato un tentativo di guadagnare legittimità interna, nel variegato fronte pakistano, piuttosto che il segno di una reale adesione al qaedismo con ambizioni globali.


Di per sé - spiega Michael Semple – il TTP rimane infatti un amalgama di gruppi di combattenti accomunati dal fatto di considerarsi tali (mujaheddin), e ogni gruppo è radicato in una zona particolare o all’interno di una specifica tribù. Esiste un consiglio della leadership, che include i vari comandanti, e un ameer supremo, mullah Fazlullah, che prova a garantire coerenza alla strategia del gruppo, ma il TTP soffre forti spinte centrifughe.


Le divisioni si sono fatte più acute quest’anno, a seguito delle operazioni militari lanciate dall’esercito pakistano, che si è assicurato il controllo di due luoghi fondamentali dell’islamismo armato, Mir Ali e Miranshah, entrambe nel Nord Waziristan. La prima scissione è avvenuta nella primavera del 2014, all’interno della fazione più importante, quella della tribù dei Meshud, dopo l’assassinio di Hakeemullah da parte degli americani, con la battagli sulla leadership tra i due comandanti rivali del gruppo, Sheryar and Sajna. Quest’ultimo ha finito per dissociarsi dal TTP; lo stesso hanno fatto altre fazioni significative, come quella di Abdul Wali (Omar Khorasani), che ha formato un gruppo autonomo, il Jamaat ul Ahrar. Infine, quando lo scorso ottobre lo sceicco Maqbool, detto Shahidullah Shahid, ha dichiarato che il TTP si affiliava allo Stato islamico del Califfo Abu Bakr-al Baghdadi, la leadership centrale ha dovuto intervenire, licenziandolo in tronco, perché la mossa rischiava di inimicarsi i Talebani afghani, per i quali l’unico leader e figura religiosa di riferimento rimane il mullah Omar.


Il TTP appare oggi diviso in tre raggruppamenti principali, scrive Michael Semple: l’ameer supremo del TTP, mullah Fazlullah, coordina la shura (il consiglio) del TTP e i vari gruppi armati che lo compongono. Omar Khorsani e il suo Jamaat ul Ahrar proseguono la battaglia contro il governo pakistano, pur senza riconoscere la leadership di Fazlullah. Altri gruppi armati hanno invece rinunciato momentaneamente alla lotta contro le istituzioni pakistane, per evitare di sollecitare ulteriori rappresaglie dell’esercito.

A seguito delle operazioni militari lanciate dall’esercito del Pakistan, negli ultimi mesi il TTP ha battuto in ritirata, trovando rifugio sull’altro lato della Durand Line, in Afghanistan, in particolare nella cosiddetta Loya Paktia, l’area che include le province afghane di Paktia, Paktika e Khost, a ridosso del confine. Proprio oggi Raheel Sharif, generale a capo dell’esercito pakistano, si è recato a Kabul per chiedere la collaborazione delle autorità afghane nella lotta contro il TTP. Gli afghani da molti anni chiedono invece al governo pakistano di rinunciare a sostenere i Talebani afghani. Dopo il rovesciamento del loro governo da parte delle truppe americane, questi ultimi hanno infatti trovato rifugio in Pakistan, a Quetta, Peshawar e Miran Shah, dove godono della protezione e del sostegno dei servizi segreti pakistani, che per molto tempo hanno usato gli “insorti” contro gli interessi dell’India in Afghanistan e per influenzare il quadro politico afghano. Ora i Talebani pakistani hanno trovato rifugio in Afghanistan, dove alcuni membri della NDS, i servizi segreti afghani della National Directorate of Security, hanno pensato bene di usarli nella partita a scacchi con i servizi pakistani.


La presenza dei Talebani pakistani in territorio afghano rischia di far precipitare la situazione. Nonostante le dichiarazioni di reciproca fiducia del presidente afghano Ashraf Ghani e del primo ministro pakistano Nawaz Sharif, i due governi non si fidano l’uno dell’altro. E ci vorrà molto tempo prima che comincino a farlo. Sia Ghani sia Sharif, inoltre, faticheranno molto prima di trovare una soluzione politica al conflitto che insanguina i rispettivi paesi. Ghani ha aperto le porte ai Talebani afghani, definendoli parte dell’ “opposizione politica” e auspicando nuovi colloqui di pace, senza ottenere risposte chiare. Nawaz Sharif si è impegnato personalmente in un tentativo di dialogo con il TTP, all’inizio del 2014, ma in cambio ha ottenuto soltanto nuovi, clamorosi attacchi. Come quello al porto di Karachi, l’8 giugno, e quello di ieri a Peshawar.


Forti militarmente e politicamente, i Talebani afghani finnno prima o poi per essere inclusi nel quadro politico istituzionale afghano. I Talebani pakistani non hanno né la forza per rovesciare il governo pakistano, né la raffinatezza politica per diventare un attore dell’agone politico istituzionalizzato. Ma rimarranno una pericolosa spina nel fianco del governo di Islamabad, ancora a lungo.

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