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L'INGANNO DELLO SCATTO

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DA DOVE VIENE E DOVE VA IL TTP

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DA DOVE VIENE E DOVE VA IL TTP

Analisi: i talebani non sono tutti uguali. Riflessioni a margine della strage alla scuola di Peshawar

Emanuele Giordana

Mercoledi' 17 Dicembre 2014

In una giornata di sangue e terrore i distinguo appaiono sempre un po' pelosi. Ma forse è proprio quando la rabbia si scatena e quando le reazioni delle persone più pacifiche salgono dalla pancia che è necessario tenere la barra dritta. E sforzarsi di capire cosa e chi c'è dietro un atto tanto efferato e apparentemente tanto sanguinario quanto senza senso. Eppure un senso c'è. Ma non è un senso comune a tutta la guerriglia che, sotto diverse sigle, infiliamo nel calderone del terrorismo islamico e, nel caso pachistano e afgano, in quello talebano.

Il Tehreek-e-Taleban Pakistan è un fenomeno più recente rispetto ai talebani afgani ma anche molto diverso nelle strategie rispetto all'ala maggioritaria, quella mullah di Omar e della shura di Quetta (sia gli uni sia gli altri sono divisi in fazioni) tant'è che proprio la shura di Quetta ha condannato oggi l'episodio. I pachistani prendono esempio proprio dal mullah semicieco; ne hanno conosciuto la forza e la capacitò di mettere sotto scacco persino gli Stati Uniti e la potenza militare di oltre 100mila uomini. Sono stati gomito a gomito nei santuari dell'area tribale pachistana, rifugio sicuro perché tra queste montagne la legge di Islamabad non vale ed più facile vendere e comprare armi, rifugiarsi in case protette da tratturi nascosti, ricevere aiuti in denaro e informazioni che spesso arrivano dalle agenzie deviate del governo. Il Ttp, nato nel 2007, si innesta nella tradizione settaria e jihadista del Pakistan imprimendole una svolta: fino alla guerra della Nato in Afghanistan, i movimenti radicali pachistani avevano prevalentemente due obiettivi: l'India e gli sciiti. Della pulizia etnica di questa minoranza deviante (molti sono hazara afgani che vivono in Belucistan) i gruppi settari sunniti hanno fatto la loro religione. Con finanziamenti anche stranieri che servono non solo a ridurre il numero degli sciiti (assieme ad altre minoranze come cristiani, ahmadi, sufi), ma a combattere una battaglia eterodiretta contro l'influenza del Paese sciita per eccellenza: l'Iran, temuto vicino alla frontiere occidentali.

La guerra contro l'India è però il jihad più importante: una guerra santa quanto nazionalista che si combatte soprattutto nel Kashmir ma che ha visto i gruppi più radicali attaccare il parlamento di Delhi o ordire la strage di Mumbay. Anche qui finanziamenti occulti e la manina dei servizi pachistani, più o meno deviati, nella guerra al nemico numero uno: l'Unione indiana, la sorellastra nata dall'orribile parto coinciso con la fine del Raj britannico nel 1947. Ma con l'arrivo degli emuli di mullah Omar le cose cambiano.

Il Ttp nasce ufficialmente come ombrello radicale che si rifà in realtà solo nel nome ai fratelli afgani. Come per loro, l'agenda è soprattutto nazionale e lo “straniero” - che per mullah Omar sono Nato, Usa e il governo corrotto di Kabul – per questi uomini delle aree pashtun (una manciata di distretti in sette agenzie tribali) è il governo blasfemo di Islamabad. Sia tra gli afgani sia tra i pachistani si è infiltrata Al Qaeda ma per i talebani afgani – quelli almeno della shura di Quetta – il richiamo al jihad globale fa poca presa. Per il Ttp invece il messaggio qaedista-jihadista funziona: il nemico è sì a Islamabad ma è anche a Delhi e a Kabul. E lo è anche in Medio oriente se è vero – come dice un recente rapporto delle autorità del Belucistan – che al Bagdadi avrebbe reclutato 10-12mila uomini proprio in Pakistan. Il messaggio qaedista funziona anche per un semplice motivo logistico: nei santuari pachistani non ci sono solo talebani afgani. Ci sono cinesi, usbechi, tagichi, turchi e persino militanti venuti dall'Azerbaigian. Se per i talebani afgani liberare Kabul dagli infedeli e dai governi marionetta resta l'obiettivo principale, per il Ttp vale l'attrazione internazionale. E le tecniche stragiste qaediste. Nel Ttp le correnti ideologiche si fondono in una mescolanza fatta di legami tribali, di ospitalità a qaedisti e islamisti stranieri, di maneggi sotterranei con i servizi segreti pachistani o esteri, con i richiami di altri gruppi jihadisti e con l'ossessione indiana.

Ma il paesaggio del Ttp è disomogeneo, corrotto ideologicamente, vessato da scissioni e litigi tra tribù. E' in questa confusione che la strada del terrore puro sembra forse la più rapida. Come cani in gabbia, l'ultima carta da giocare. Le tecniche importate dai qaedisti fanno il salto di qualità in una strategia terroristica senza se e senza ma. Senza pietà nemmeno per uno studente di liceo.

anche su il manifesto



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