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COOPERAZIONE, LUCI E OMBRE SECONDO IL CINI

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questo contributo del Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali (Cini) al dibattito sulla nuova legge approvata in Senato il 1 agosto

Lunedi' 4 Agosto 2014

Venerdì, 1 agosto 2014 il Senato ha approvato in sede deliberante la nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo. “A 27 anni dalla precedente legge, dopo 3 tentativi in sei diverse legislature finalmente la nuova legge sulla cooperazione internazionale allo sviluppo è stata definitivamente approvata” commenta Maria Egizia Petroccione, Portavoce e Coordinatrice del CINI – Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali. “E’ certamente una bella notizia perché la legge appena approvata è il frutto di un intenso e costante lavoro iniziato diversi anni fa che ci ha coinvolto e che ha visto una qualificata partecipazione e un approfondito confronto fra tutti gli attori” continua Petroccione.

“Non possiamo che esprimere soddisfazione per questo risultato poiché molte delle proposte presentate dalle ONG lungo tutto il percorso parlamentare sono state recepite. In particolare, la legge prevede:

1. Un chiaro riferimento ai principi della coerenza delle politiche e dell’efficacia dello sviluppo;
2. Un forte riferimento politico nella figura del Viceministro della cooperazione allo sviluppo, con piena delega sull’intera materia;
3. Il potenziamento dei poteri d’indirizzo e di controllo del Parlamento sulle strategie, le politiche e le attività di cooperazione allo sviluppo;
4. Un Comitato interministeriale per la cooperazione allo sviluppo (CICS) con il compito di assicurare la programmazione ed il coordinamento di tutte le attività di APS nonché la coerenza delle politiche nazionali e internazionali con gli obiettivi della cooperazione allo sviluppo;
5. Un Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo (CNCS) composto dai principali soggetti pubblici e privati, non profit e profit, della cooperazione internazionale allo sviluppo, strumento di partecipazione, consultazione e proposta su tutti i temi attinenti la cooperazione allo sviluppo;
6. Un’Agenzia, competente, snella ed efficiente, per l’attuazione delle strategie e dei programmi di cooperazione allo sviluppo organizzata sulla base di criteri di efficacia, economicità, unitarietà e trasparenza, con autonomia organizzativa, contabile e di bilancio;
7. La redazione di un documento di programmazione e di indirizzo triennale della politica di cooperazione allo sviluppo e una relazione consuntiva delle attività svolte e della valutazione dei risultati.

Sono tuttavia presenti alcune fragilità e alcuni punti che meriteranno molta attenzione nella fase di normazione secondaria, tra cui:

1. Il ruolo centrale riservato al privato profit ci obbliga a molta cautela e soprattutto a vigilare in fase attuativa. I criteri e le modalità per la partecipazione del privato profit andranno stabiliti in modo molto chiaro e stringente e non solo con un vago riferimento agli standard internazionali, pena il rischio di utilizzare la cooperazione per finalità improprie e il ritorno all’aiuto legato;
2. Esiste un rischio di sovrapposizione e di concorrenza tra la nascente Agenzia e quel che resterà della Direzione Generale per la Cooperazione allo Sviluppo (DGCS) che potrebbe fortemente ridurre la portata innovatrice della riforma se non addirittura condurre alla paralisi, come già sperimentato in occasione della breve esperienza del Ministro per la Cooperazione nominato dal Governo Monti;
3. Il Fondo Unico, da noi fortemente auspicato, che raggruppasse tutte le risorse della cooperazione allo sviluppo, su cui il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale avesse potere di indirizzo, coordinamento e definizione delle priorità, è stato sostituito da un semplice “allegato al bilancio”, ovvero uno schema riassuntivo delle risorse disponibili che tuttavia continuano ad essere gestire in sostanziale autonomia dai diversi dicasteri competenti;
4. Il Consiglio nazionale per la cooperazione allo sviluppo (CNCS) non ha un ruolo concertativo ma solo consultivo e non può autoconvocarsi, questo ne depotenzia notevolmente il peso e la portata. Anche in questo caso dipenderà dal Vice Ministro in carica il ruolo che questo importante organo riuscirà ad avere;
5. Rischio di concorrenza tra Agenzia, abilitata a raccogliere fondi, ricevere donazioni e lasciti, e la società civile che in assenza di risorse pubbliche si è organizzata per finanziare le proprie attività raccogliendo fondi autonomamente;
6. E’ stata introdotta una novità importante che non abbiamo ancora avuto modo di approfondire e su cui sospendiamo il giudizio: la Cassa Depositi e Prestiti assumerà, in esclusiva, il ruolo di istituzione finanziaria per la cooperazione.

Infine, una considerazione di ordine generale, non vorremmo che l’enfasi sulla necessità di attrarre fondi privati per la cooperazione, tendenza in vero che si sta affermando a livello internazionale, fosse una scusa per non incrementare, o peggio ancora, diminuire le risorse pubbliche per lo sviluppo. Ci sono paesi dove nessun investitore privato andrà mai e ci sono cose che nessuna azienda profit farà, ma che andranno fatte comunque.

Sono circa una dozzina i provvedimenti – tra regolamenti, convenzioni e decreti – necessari per rendere operativa la nuova legge e il CINI, come gli altri soggetti interessati, seguirà con molta attenzione tutta la fase attuativa.

Coordinamento Italiano delle ONG Internazionali



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