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VENT'ANNI FA AD ASSISI, UNA LETTERA SULLA MARCIA DELLA PACE 29/7/14

Riceviamo e pubblichiamo questo scritto come contributo al dibattito sulla spaccatura creatasi nel movimento pacifista con l'uscita dalla Tavola dei soggetti che hanno formato la Rete per la pace*.
Nell'immagine di R. Martinis un momento della marcia di alcuni anni fa


Piero Piraccini

Martedi' 29 Luglio 2014

Già Presidente del Consiglio provinciale di Forlì-Cesena, e portavoce dei Centri della Pace delle due città, sono stato un membro del Direttivo della Tavola della Pace fin dalla sua fondazione. A seguito dei contrasti insorti, dopo aver inutilmente cercato di operare per una ricomposizione, ho ritenuto necessario, con questa mia, raccontare ora la mia porzione di verità sperando, in tal modo, di dare un’ulteriore chance alla pace

Il giorno della sua fondazione presso il Sacro Convento di Assisi, quasi vent'anni fa, eravamo in tanti, oltre un centinaio, dopo aver lavorato negli anni precedenti perché all’impegno degli Enti Locali per la Pace si aggiungesse, in un processo di comune ricerca, quello della cosiddetta società civile e dei cosiddetti corpi intermedi. Istituzioni e società, dunque, assieme per “fare la pace”. Ed è stata un’esperienza esaltante.

Non c’è memoria né documento in cui si trovi formalizzata la composizione del Direttivo della Tavola né la nomina del suo coordinatore, perché le cose venivano da sé: le associazioni che partecipavano, e più di altre si distinguevano per propria storia e capacità di elaborazione, costituivano di fatto il Direttivo mentre il lavoro di raccordo e di ricerca di Flavio Lotti ideatore della stessa Tavola, lo facevano di fatto il coordinatore. Nel campo, infatti, si sono formate le gerarchie. Né, nel Direttivo è mai stato votato alcun documento: semplicemente si è sempre discusso fino a trovare una soluzione condivisa su cui, poi, tutti operare. Senza dimenticare il prezioso ruolo svolto fin dagli inizi da padre Nicola Giandomenico. O gli anni in cui Grazia Bellini era “coordinatrice”, assieme a Flavio. Dopo la scomparsa di padre Nicola si ritenne giusto rafforzare il ruolo di regia dello stesso Lotti con la presenza di Grazia sia per i progetti da lei già attuati con la Tavola, in qualità di rappresentante dell’Agesci, sia per le sue dimostrate capacità.

Le numerose iniziative promosse da parte della Tavola della pace hanno portato, poi, alla nascita di numerose esperienze territoriali più o meno grandi, chiamate anch’esse, a volte, Tavola della Pace. Esse hanno sempre trovato riferimento per la loro attività nella Tavola stessa, fino al punto che non è possibile definirne il vero confine. Tuttavia, questa Tavola della pace dai confini indefiniti, arricchita dalle tante esperienze territoriali, ha sempre riconosciuto in Flavio Lotti il proprio coordinatore. Il campo, fra l’altro, ha sempre consentito a tutti di esprimere le proprie potenzialità. Chi non lo ha fatto non trovava impedimenti in nessuno del Direttivo. Casomai lo trovava nella propria associazione, perché lì c’era già molto da fare. In ogni incontro, infatti, c’era sempre qualcuno che arrivava in ritardo o se ne andava prima delle conclusioni, perché la propria associazione di riferimento non gli consentiva di partecipare più a lungo perché c’erano sempre altre cose da fare. E così si è finiti per scaricare la maggior parte del lavoro comunemente deciso su Flavio, il quale anche per questo ha visto rafforzato il ruolo di coordinatore.

E così, mentre da una parte tutto si stava allargando (le dimensioni del lavoro sono andate oltre ai confini nazionali), il gruppo dirigente ha finito per assumere contorni sempre più ristretti. Da tempo era emersa la necessità di rafforzare il gruppo dirigente costruendo attorno a Lotti un gruppo operativo più solido ma non se ne è fatto niente. C'è sempre stato qualcuno che a tempo determinato, è apparso più presente e più fattivo di altri. Ma senza la necessaria continuità.

Per questo ha avuto poco senso, nella diatriba nata lo scorso anno, affermare che Flavio non avrebbe più svolto il ruolo di coordinatore della Tavola della Pace. Poteva essere la volontà di qualche associazione presente nel Direttivo, ma la Tavola della pace è stata una realtà ben più ampia – fortunatamente! - del Direttivo medesimo. Ha suscitato incredulità, poi, il fatto che quelle stesse associazioni, più di un anno fa, non abbiano voluto firmare la lettera indirizzata al Presidente della Provincia di Perugia per sollecitare il rinnovo della convenzione col Coordinamento nazionale degli Enti Locali per la Pace ed i Diritti Umani, convenzione che, se non rinnovata, avrebbe significato la fine di un’esperienza unica in Europa.

Dunque, quello del Direttivo fu un modo di lavoro inventato un po’ alla volta, per dare un po’ d’ordine al fare convulso legato a tempi complessi in cui la parola “guerra” tornava prepotente nelle nostre quotidianità. La partecipazione delle grandi organizzazioni del mondo del lavoro e dell’associazionismo, poi, faceva pensare di essere rappresentanti della gran parte dell’Italia, quindi gli incontri nel Direttivo e le conseguenti iniziative diventavano i luoghi in cui si “faceva” una politica nazionale di pace senza il coinvolgimento diretto dei partiti. Poi, è chiaro, ognuno era portatore di una propria visione politica.

Forse proprio temi di carattere politico - perché tutto si tiene - hanno suscitato sospetti sul ruolo assunto dalla Tavola della pace, i cui effetti si scaricano sull’oggi. Quando nel 2006 si è tenuta l'assemblea dei 10 anni della Tavola, ad Assisi era presente l'intero Parlamento tramite personaggi di altissimo livello istituzionale. Come non ritenere che il ruolo assunto dalla Tavola (da Flavio, in primis) potesse non invadere il campo della politica dei partiti? Era ancora recente la diatriba sorta, in particolare, nei confronti della sinistra politica presente in Parlamento che aveva nella sua quasi totalità approvato la “missione” in Afghanistan, mentre la Tavola della pace aveva definito quella “missione” come “inutile, illegittima e pericolosa”. In un incontro del Direttivo di quei tempi tenuto presso la sede delle ACLI, si avvertì un inusitato clima di freddezza prodotto proprio dalla diversità di giudizio su quella “missione”. Al di là di ogni considerazione sulla opportunità della candidatura di Flavio Lotti nel 2013 (Scelta civica ndr), non è difficile pensare che qualcuno, prendendola a pretesto, abbia tentato di sfilare dalle sue mani, e da quelle di chi continua a credere nella necessità che quella storia continui il suo cammino, la Tavola della pace.

Di conseguenza, il contrasto si è attorcigliato su un percorso complesso (e sbagliato) che per qualcuno degli attori, forse, è andato oltre alle proprie motivazioni di base. Fino al punto di leggere (anche se l’assurdità di certe affermazioni è stata ampiamente dimostrata): "la Marcia Perugia-Assisi del 2014 è stata decisa da Lotti senza discutere con nessuno". Quando, invece, durante un incontro del Coordinamento degli Enti Locali per la Pace tenuto a Perugia nel giugno dello scorso anno, il Presidente della Provincia nonché Presidente del Coordinamento, e padre Fortunato hanno chiesto a Flavio di dare avvio all’organizzazione dell’iniziativa; oppure: "sono 5 anni che Flavio non presenta il bilancio agli Enti Locali per la Pace". (Accusa mossa da chi, fra l’altro, non ha mai versato un euro). Quando, invece ogni anno i medesimi bilanci venivano presentati e discussi nelle riunioni del Coordinamento. Ci si chiede: perché simili cattiverie che servono solo a esacerbare animi già esacerbati ed a rendere sempre più complesso ogni tentativo di ricomposizione? Perché non si è mai voluto tener conto dei numerosi tentativi (tutti falliti) di discutere - e magari di dividersi - sui programmi? Perché sono stati respinti tutti gli inviti a entrare a far parte del Comitato promotore della prossima Marcia della Pace e a organizzarla insieme?

* Lettera22 ospita e qualsiasi contributo che arrivi alla redazione su questa delicata materia all'indirizzo di posta lettera22@yahoo.it. Utilizzare per fare come oggetto: Marcia Perugia Assisi



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