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Una visita all'ospedale di Emergency di Kabul, dove i feriti quest'anno sono aumentati del 30% rispetto allo scorso anno e dove i letti non bastano più

Giuliano Battiston

Sabato 7 Giugno 2014
Kabul, sabato 7 giugno

L'attentato di ieri contro Abdullah Abdullah, candidato favorito alla presidenza, è già un ricordo. Kabul è una città abituata a metabolizzare in fretta le ferite. Incassa i colpi, li assorbe, li rimastica e li sputa fuori, nel gran caos di questa città di quasi 4 milioni di abitanti (ma la cifra è approssimativa, come tutte le statistiche afghane).

Anche i ragazzi e le ragazze dell'ospedale di Emergency sono abituati ai botti fragorosi e alle ferite. A loro spetta di curarle. In questi mesi sono più impegnati del solito. “Solo nelle ultime 48 ore abbiamo ammesso 55 nuovi feriti, un dato allarmante, tra i più alti mai registrati”, mi ha raccontato stamattina Emanuele Nannini nell'ospedale Emergency di Kabul, presidio sanitario fondamentale in un paese dove la sanità pubblica arranca e i bisogni crescono.

Piglio sicuro e fare pragmatico, Emanuele è il programme director, qui in Afghanistan, per l'associazione fondata da Gino Strada. Conosce bene il paese e le sue stranezze. Si dice preoccupato, perché le vittime e i feriti civili aumentano: “quest'anno nei nostri due ospedali principali, Kabul e Lashkargah, nella provincia dell'Helmand, abbiamo registrato un incremento dei pazienti ammessi del 30%; nel caso dei bambini, addirittura del 37%”, spiega.
Il ritiro parziale delle truppe straniere ha modificato i rapporti di forza sul campo e i metodi di combattimento: si disegnano nuove linee del fronte, si ingaggiano scontri più lunghi, mentre la fase di transizione politica e militare permette a molti di regolare vecchi conti in sospeso.

Si fa la guerra per fare la pace, dicono i politici. Ma qui come altrove la guerra ha profdotto solo altra guerra. “L'anno scorso i pazienti ammessi a Kabul e Lashkargah sono stati 4.200. Ti rendi conto di cosa significa un incremento del 30%?”, chiede Emanuele. Già tre anni fa, in vista dell'attuale fase di transizione, Emergency aveva cominciato a programmare l'apertura di 12 nuove cliniche: le ultime due realizzate sono quelle aperte nelle province di Helmand e Kapisa. Ma non bastano: “qui a Kabul prevediamo di allargare la struttura, così da creare una terza sala operatoria e ottenere altri 20 posti letto”. Per ora ci sono due sale operatorie. Lavorano a pieno regime. I posti letti sono 96. In questi giorni alcuni letti di emergenza sono stati sistemati nel padiglione della lavanderia. Tra i feriti curati , anche i membri del team di Abdullah Abdullah.


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