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CONSIDERAZIONI SUL VOTO AFGANO

Un'analisi per AspeniaOnline

Emanuele Giordana

Martedi' 8 Aprile 2014

L'affluenza alle urne ha superato con abbondanza il 50% il che è in genere un buon risultato nei Paesi dove lo strumento elettorale risente della crisi endemica del concetto di rappresentanza, sempre in discussione nelle democrazie mature. Per un Paese che si affaccia da pochi anni su questa strada non è di per sé un gran risultato, ma solo teoricamente. Dei 12 milioni di aventi diritto, solo 7 si sono presentati alle urne ma nel 2009, gli elettori che avevano infilato nell'urna la scheda in quella contestatissima tornata elettorale, avevano di poco superato i 4 milioni. In un Paese dove la guerriglia ha minacciato chiunque abbia voluto votare e dove sabato si sono registrate più di un centinaio di intimidazioni e atti di violenza (con un bilancio di oltre una ventina di morti), recarsi alle urne è una scelta coraggiosa e complessa. Nel 2009, i talebani amputarono le dita di molti tra coloro che avevano votato. Questa volta, le immagini restituiteci dal Paese, mostravano afgani e afgane (il 34% degli elettori, una percentuale elevatissima per per quel Paese) che esibivano quel dito macchiato di inchiostro con orgoglio. Il dito marcato da una tinta indelebile - il sistema per evitare il doppio voto - è diventato un'esibizione di dignità democratica assai più che la prova di un broglio sventato. E a Kandahar, città del conflitto per eccellenza, l'affluenza ha superato le aspettative.

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