Amisnet, Agenzia Radio Comunitaria Campagna Supporto 2005 Amisnet


L'Italia risponde "Signorsì"

Il rifugio sicuro della guerra permanente

AFGHANISTAN, GUERRA INFINITA

TALEBANI A KABUL

Icc, Usa e talebani alla sbarra

Il piano Trump per l'Afghanistan? Più soldati e più vittime

VECCHIA RETORICA NEL NUOVO PIANO AFGANO

DA RAQQA CON FURORE

Italiani a Farah: assistere o combattere?

UN VICERE’ AMERICANO A KABUL

La nuova guerra afgana

Surge americano

STRAGE AL FUNERALE

Kabul, strage senza fine

KABUL IL GIORNO DOPO

AFGHANISTAN: PACE E SVILUPPO. LE PROMESSE DEL CANDIDATO

Tra cori di bambine e dimostrazioni di forza, la campagna elettorale di Gul Agha Sherzai, "il bulldozer", un peso massimo della politica afghana.

Giuliano Battiston

Giovedi' 3 Aprile 2014
KUNDUZ

«Arriva il buldozer!». La voce si sparge velocemente al Kunduz hotel, l’albergo a gestione statale all’ingresso della città, che si scuote dalla sua tranquilla letargia. Ufficiali dell’esercito, della polizia e del National Directorate of Security (i servizi segreti) verificano che non ci siano pericoli, armi in pugno. Arrivano anziani signori con grandi turbanti, simbolo dei pashtun doc. L’uomo-buldozer, così soprannominato per la determinazione e i modi schietti, è Gul Agha Sherzai, che arriva su una jeep bianca sulle cui fiancate fanno bella mostra due manifesti elettorali con il suo faccione ben pasciuto.


Gul Agha Sherzai è uno degli otto candidati rimasti in lizza per l’elezione a presidente della Repubblica islamica d’Afghanistan. E’ un peso massimo della politica locale. Già governatore della provincia di Kandahar, crocevia di traffici e interessi fondamentali, è stato poi trasferito in quella di Nangarhar, verso il confine con il Pakistan. Karzai voleva così indebolirlo, ma Sherzai ha continuato ad accumulare potere, influenza e denaro anche lì. Tanto da decidere di candidarsi, rinunciando alla poltrona di wali (governatore). Sa di non avere chance di vittoria. Segue la stessa strategia degli altri candidati “minori”: racimolare un bel gruzzolo di voti e offrirli al migliore offerente quando, come probabile, ci sarà il ballottaggio. Tutti gli analisti concordano su un fatto: nessuno dei tre candidati favoriti – Ashraf Ghani, Abdullah Abdullah, Zalmai Rassoul – è forte abbastanza da conquistare il 50% dei voti più uno che consente l’elezione al primo turno.


Così fa Sherzai, che però qui a Kunduz, tiene un discorso infuocato, nella Khurdish Pamir Wedding Hall appena fuori dal centro cittadino. La sala è gremita: uomini al primo piano, donne e i bambini al piano superiore. Ad ascoltarlo, ci sono sostenitori «autentici» come “Sardor” Agha Nassery: dice che lo voterà «perché è un uomo forte, deciso e capace». Ha saputo trattare con i Taleban, quando governava Kandahar, «e saprà mettere fine al conflitto una volta per tutte». Poi ci sono anche visitatori occasionali come Mohammad Gul: è venuto da un distretto rurale. Impugna svogliatamente un cartello che inneggia a Sherzai. Assicura che lo voterà, ma puzza lontano un miglio di «sostenitore fasullo», uno di quelli ingaggiati dallo staff del candidato per assicurare il pienone ai comizi.

«Siamo arrivati a Kunduz una ventina di giorni fa, per organizzare tutto», racconta Angaar Pashtun giovanotto corpulento di 27 anni che indossa un giubbino simil-pelle sopra il lungo vestito chiaro. All’inizio difende il candidato per cui lavora: è il migliore «perché non è un killer come gli altri, in più è un uomo semplice, e a noi afghani piace la semplicità». Poi comincia a cedere: «Anche Ashraf Ghani è una buona alternativa». Infine ammette: «Voterò per Ghani». Ma che non si sappia in giro.


Intanto i notabili prendono posto sul palco riservato. Il comizio comincia con il coro delle bambine, in abiti tradizionali e istruite a cantare canzoni patriottiche. Seguono i discorsi dei notabili locali, dei candidati alle elezioni provinciali, dei leader comunitari e religiosi, che inneggiano a Sherzai: «Zendawal, zendawal, lunga vita, lunga vita», gridano in coro. Quando la sala comincia a scaldarsi Sherzai sale sul podio. Prende a parlare, il braccio alzato e il dito ammonitore puntato verso il pubblico. Alterna accuse a Karzai con battute ben piazzate. Il pubblico applaude e ride. «Karzai è un incapace. Non sa neanche trasferire un file da un computer a un altro», urla divertito. I Taleban? Karzai non ha saputo dialogare con loro, ha sbagliato strategia, perché ha messo a capo dell’Alto consiglio di pace un uomo come Rabbani, leader del Jamiat-e-Islami, il partito storicamente avverso ai Talebani. Zalmai Rassoul e Ashraf Ghani? «Hanno l’appoggio dei russi e dagli iraniani». Gli altri candidati? «Bevono vino e sostengono la cultura occidentale». Per Sherzai, il governo Karzai è dunque un fallimento totale. Lui al contrario saprà «mettere fine all’anarchia, portando pace, sicurezza e sviluppo». Rivendica di essere un uomo che si è fatto da solo. Di aver sempre vissuto in Afghanistan, al contrario di Ghani che per molti anni è vissuto negli Stati Uniti; di essere legato alla sua terra, volere una patria forte e indipendente. Ogni tanto qualcuno dei suoi gli ruba il microfono con una mossa concordata e lancia lo slogan sicuro: «Nari Takbi – Allah Akbar». Tutti applaudono soddisfatti.

Il comizio si chiude tra grandi applausi. Il pubblico viene invitato a raggiungere la sala da pranzo. Tutti corrono. Si forma una ressa. Siamo invitati al piano di sopra, per un’intervista concordata il giorno prima tramite il suo consigliere politico e uomo-ombra. Raggiungiamo Sherzai, seduto a capotavola, ha già le mani nel piatto di riso. Si alza. Il traduttore non fa in tempo a tradurre la domanda, «…oggi ha attaccato duramente Karzai…» che lui risponde sarcastico: «Karzai? Un gran figlio di puttana». L’intervista vera e propria è rimandata al dopo-pranzo, in una saletta riservata.


Perché gli afghani dovrebbero votare lei, anziché gli altri candidati? «Perché sono stato un mujahed e oggi sono un ottimo amministratore, tutti lo sanno. Per 16 anni sono stato governatore e ho fatto molte cose per la povera gente. Sostengo tutte le ‘nazioni’ (etnie, ndr) afghane, non solo quella pashtun, e ho buoni rapporti con la comunità internazionale. Sono nato in Afghanistan e non ho mai vissuto all’estero. Sono stato nominato due volte miglior governatore dalla Azadi Radio. Inoltre, ho combattuto contro la corruzione e incrementato le entrate della provincia di Nangarhar».

Le accuse di aver accumulato un patrimonio enorme, grazie alla riscossione delle tasse sui commerci tra Pakistan e Afghanistan e al land grabbing? «Accuse infondate, ho fatto più io contro la corruzione che chiunque altro. Il vero corrotto è Karzai, la cui famiglia è coinvolta negli scandali bancari. Con il suo governo, la corruzione è aumentata, così come la produzione di oppio. E ha rotto le relazioni con l’Europa e gli Stati Uniti, alleati fondamentali». L’aiuto che Karzai potrebbe dare al “suo” candidato, Zalmai Rassoul? «Tutto vero. Sono molto preoccupato che possa rubare la vittoria».

Alla domanda cruciale risponde in modo ambiguo, comunque rivelatore. In caso di ballottaggio, quale candidato sosterrà? «Mi consulterò col mio team. Non accetterò compromessi con persone corrotte o coinvolte nel traffico di droga. Non sosterrò né Ghani né Rassoul». Un endorsement per Abdullah Abdullah. Vedremo quanto dura.


anche su "pagina99"



Powered by Amisnet.org