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L'inchiesta dei giornalisti Antonio Talia e Gianluca Ferraris, a caccia dei boss che dalla città-Stato muovono il sistema della partite truccate. Un lavoro multimediale con l'editore nativo digitale, Inform-ant.

Andrea Pira

Sabato 22 Febbraio 2014
U n prodotto finanziario perfetto, un investimento redditizio, a prova di bomba. Un'attività criminale meno rischiosa di altri traffici. Così può essere visto il sistema di calcioscommesse e partite truccate messo a punto a Singapore, che dalla città-Stato si è ramificato nel mondo del pallone globale. Serie A compresa, con le inchieste di Mantova e Bari. Personaggi e dinamiche del fenomeno sono al centro di “Singapore Connection”, reportage investigavo di Gianluca Ferraris e Antonio Talia, dell'editore nativo digitale Inform-ant.

Giornalista di Panorama il primo, già corrispondente a Pechino di AgiChina24 il secondo, per tre anni gli autori, come recita il titolo, hanno dato la caccia ai boss del calcioscommesse mondiale. Oggetto dell'inchiesta non è quindi il filone italiano delle indagini, ma il sistema nel suo complesso. Un sistema che trova in Singapore il terreno per crescere e prosperare. La città-Stato è la quarta piazza finanziaria al mondo, dopo New York, Londra e Hong Kong. Qui l'accesso immediato ai capitali liquidi si mescola alla passione per il calcio e a quella orientale per il gioco d'azzardo, incontrando le esigenze di una grande massa di scommettitori. L'immagine che rende la similitudine con la borsa è quella di un ragazzo che da suo computer segue i flussi delle scommesse, tra schemi, grafici e tabelle. Come le immagini degli operatori che operano su finanza e mercati.

Come spiega agli autori il professor Mark Findlay, criminologo australiano alla Singapore Management University: «Le indagini di polizia, le inchieste giornalistiche e anche gli studi criminologici si fondano spesso sull'individuazione del Mr Big». Secondo lo studioso, trovare il Keyser Soze, per citare l'eminenza grigia del film “I soliti sospetti”, è senza dubbio «un'attività sexy», soprattutto per la stampa.

Tuttavia, precisa, «sarebbe molto più interessante capire come funziona la rete di scambi finanziari». Si tratta d'altra parte di una storia in cui ci si trova «di fronte alle più tipiche condizioni ideali per il crimine organizzato, che è transnazionale: c'è un'opportunità; ci sono grossi capitali; c'è un network; c'è un prodotto da vendere, e ci sono aree poco regolate in cui esercitare queste attività».

I boss tuttavia ci sono. Si tratta di figure come quella del pentito Wilson Raj Perumal, sotto programma di protezione in Ungheria e inseguito da nuove accuse di combine in Australia, capace, forse, di aver messo fuori dai giochi il suo ex sodale e capo. Quest'ultimo è Tan Seet Eng, detto Dan Tan, arrestato lo scorso 17 settembre assieme ad altre tredici persone, che gli autori sono andati a cercare fino a casa sua, perché se in tutta la vicenda deve essere identificato un Keyser Soze, questo è lui.

Il lavoro di Ferraris e Talia è infatti un'inchiesta sul campo. Un esempio di giornalismo narrativo, ossia di uno di quel generi di cui si temeva la scomparsa con l'avvento delle notizie brevi, veloci, ma spesso poco approfondite. Una forma che, grazie anche alla scelta dell'editore di dedicarsi interamente al digitale, può mescolare parole, foto e video. È così possibile seguire i due autori tra gli allibratori, mentre puntano loro stessi su una partita del campionato italiano -una di quelle regolari- nel giro delle scommesse illegali. Oppure vederli pedinati da un tirapiedi del boss, mentre in un bar parlano con un giornalista locale, nel tentativo di capire uno schema «con la testa composta da complessi algoritmi finanziari e le gambe affondate nelle tradizioni asiatiche, in marcia verso ovest per soddisfare l'avidità dei giocatori corrotti».



Scritto per Unione Sarda



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