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In questi dieci anni il potere è rimasto saldamente nelle mani del Congresso Nazionale Africano (Anc), il partito di Nelson Mandela (nella foto), primo presidente e padre fondatore del Sudafrica democratico

Irene Panozzo

Mercoledi' 14 Aprile 2004
Sudafrica, dieci anni di dopo-apartheid. Questo potrebbe essere il sottotitolo delle elezioni parlamentari di oggi nel paese africano, una definizione che lascia intendere il reale significato della consultazione: tirare le somme di un decennio di democrazia, di vita politica multirazziale, di apertura al mondo dopo l’isolamento dell’apartheid.
In questi dieci anni il potere è rimasto saldamente nelle mani del Congresso Nazionale Africano (Anc), il partito di Nelson Mandela, primo presidente e padre fondatore del Sudafrica democratico. E l’Anc vincerà anche queste elezioni, nessuno dubita di questo. Secondo alcuni sondaggi, il partito potrebbe ottenere una maggioranza superiore al 70%, garantendo al presidente Thabo Mbeki una comoda rielezione il prossimo 23 aprile. Tutto facile, allora? No, non proprio.
Il vero banco di prova della leadership sudafricana non saranno le elezioni in sé. Le opposizioni, per quanto attive, non hanno vita facile e non costituiscono un reale pericolo per l’Anc. Il partito di governo deve lottare per vincere solo nel KwaZulu-Natal, la provincia della costa orientale dove lo scontro tra l’Anc e l’Inkatha Freedom Party, che raccoglie ampi consensi tra la maggioranza zulu della popolazione, è anche etnico e ha toccato spesso in passato punte di violenza sconosciute nel resto del paese.
La vera verifica verrà dopo, durante la prossima legislatura. Sotto la presidenza di Mandela prima e di Mbeki poi, il Sudafrica ha saputo creare una democrazia ben radicata, ha acquistato peso e credibilità sia sulla scena africana che su quella mondiale e ha avuto una crescita economica sorprendente, diventando una superpotenza a livello regionale. Nonostante questi indiscussi successi, negli ultimi tempi Mbeki si è sentito piovere addosso molte critiche. Non soltanto parole, anche dati e statistiche che gettano una luce diversa sul bilancio di questi dieci anni.
La principale accusa mossa al presidente e al suo entourage è stata quella di non aver saputo affrontare con rapidità ed efficacia il problema della lotta all’Aids, alla povertà, alla disoccupazione e alla criminalità, questioni che negli ultimi anni sono diventate vere e proprie emergenze nazionali. Secondo le stime di Sampie Terreblanche, professore all’università di Stellenbosch, “il 48% della popolazione vive sotto la soglia della povertà, mentre il 42% della forza-lavoro è disoccupato”. Un dato che segna un peggioramento rispetto i livelli del 1994, anno in cui l’apartheid è formalmente finito, e che conferma le critiche dei detrattori dell’operato di Mbeki, secondo cui negli ultimi anni il divario tra ricchi e poveri si è allargato, invece di ridursi.
Ma è l’Aids l’emergenza più seria di tutte, che mette a rischio lo stesso tessuto economico e sociale del paese e che, secondo le stime più ottimiste, colpisce il 10% della popolazione sudafricana. Ovvero, per metterla in cifre più chiare, 5 milioni di persone. Il governo ha fatto poco per arginare l’epidemia. Anzi, in più occasioni lo stesso Mbeki ha rischiato la propria popolarità rilasciando dichiarazioni sconvolgenti per una nazione dove 600 persone al giorno muoiono per le malattie collegate alla sindrome da immunodeficienza. Come quando mise in discussione il legame tra Hiv e Aids o quando, nel settembre scorso, in un’intervista al Washington Post, disse di non aver mai conosciuto persone morte di Aids o sieropositive. La politica “attendista” del governo ha subito un’inversione di tendenza mesi fa, con l’approvazione di un piano per la somministrazione gratuita negli ospedali pubblici di farmaci antiretrovirali. Somministrazione che, in ritardo sui tempi, è cominciata solo a inizio aprile (guarda caso a ridosso delle elezioni) e solo in cinque ospedali della provincia di Gauteng, la più popolosa ed economicamente rilevante.
Dieci giorni fa, in un incontro pre-elettorale a Soweto, fuori Johannesburg, Thabo Mbeki ha ammesso di fronte a ottantamila persone che molto rimane da fare per combattere l’Aids, la disoccupazione e la povertà. E ha promesso di occuparsene una volta rieletto.



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