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Giovedi il primo tavolo negoziale tra Islamabad e il Teheerek-e-Taleban Pakistan. Ieri alcune precisazioni che gettano ombre sul futuro e qualche indiscrezione che promette passi avanti

Nell'immagine, la moschea Faisal a Islamabad. L'incontro è avvenuto nella Khyber Pakhtunkhwa House della capitale

Emanuele Giordana

Lunedi' 3 Febbraio 2014

Il giorno dopo lo storico primo incontro tra una delegazione autorizzata dai talebani pachistani e un team di emissari del governo è quello delle indiscrezioni e dei distinguo. Annunciato a sorpresa con un'uscita pubblica del premier Nawaz Shairf una settimana fa, costituiti in gran fretta due team di negoziatori, il quartetto governativo (di cui fa parte il giornalista indipendente Rahimullah Yusufzai) ha incontrato giovedi a Islamabad, dopo qualche ingolfamento, il terzetto di negoziatori (non guerriglieri ma filo talebani) autorizzato dal Tehreek-e-Taleban-Pakistan (Ttp) e supervisionato da un comitato che risponde direttamente a mullah Fazlullah, il capo del Ttp.

Dopo sette anni di guerra e 120 morti solo dal primo gennaio ad oggi riconducibili al Ttp, dopo che un precedente approccio era fallito in seguito all'uccisione con un missile americano dell'ex leader talebano Hakimuallah Mehsud, il governo ha spinto per riavviare i colloqui anche se, dicono i rumor, l'esercito si sta preparando, se fallissero, a una vasta operazione militare. Giovedi dunque il primo appuntamento che, dopo la lettura di un comunicato congiunto dei due team, si era chiuso con l'unico evidente successo che i sette negoziatori si erano riuniti. Ieri però il quotidiano The Dawn, autorevole voce della stampa pachistana, ha sostenuto che i negoziatori pro Ttp avrebbero già avuto mandato di discutere due temi scottanti: un possibile cessate il fuoco e uno scambio prigionieri.

Con la buona notizia è però arrivata anche la cattiva: i negoziatori del Ttp pretendono che dalla prima nota uscita dalla riunione sia rimosso il principio che gli accordi vanno intesi nel quadro della Costituzione pachistana, che i talebani - fedeli solo al Corano - non riconoscono e che è invece un punto fermo del governo. E stato Maulana Abdul Aziz, un noto teologo islamista, a chiarire venerdi che, senza riferimenti alla sharia e senza che la Costituzione sia messa da parte, resterebbe membro del terzetto ma non parteciperebbe al tavolo negoziale. Schermaglie? Probabile, in un gioco delle parti complesso e appena iniziato e in cui i nodi sono molti a cominciare dalla condivisione nella disomogenea galassia talebana del negoziato in sé. Per il momento, pur se da due giorni la situazione è relativamente calma, gli attentati non si sono fermati. Anche tra i radicali c'è sempre chi è più radicale e alza il tiro.

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